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sabato 30 novembre 2013

l "laser di Mosè"


Shamir_Solomon 

Lo shamir, secondo la mitologia ebraica, fu forse, quindi senza certezza per la traduzione, una sorta di "verme" leggendario che tagliava le pietre per il Santuario. Altre fonti ebraiche indicano con quel nome un mistico strumento usato da re Salomone per la costruzione del tempio, al posto degli strumenti di ferro. Nel dizionario ebraico, Shamir vuol dire: diamante, finocchio o Paliuro.

 

negli stessi testi ebraici troviamo anche precisi riferimenti a rivelazioni di conoscenze 

impossibili e a tecnologie sconosciute. Un esempio è il misterioso Shamir, il "laser di Mosè", al quale nel 1995 lo scienziato russo Matest Agrest ha dedicato un libro intitolato L’antico miracoloso meccanismo Shamir. Si tratta di un misterioso congegno che il profeta Geremia (17, 1) descrive come un diamante; il Talmud lo definisce un "verme tagliante, un tarlo capace di forare i minerali più duri"; lo Zoar "un tarlo metallico divisore".

L’errata traduzione del suo nome, ritiene Agrest, ne ha falsato la reale natura. L’identificazione in un insetto che produce fori è difatti dovuta ad un’errata traduzione della parola latina "insectator", tagliatore. Shamir sarebbe, per lo studioso italiano Mauro Paoletti, un "raggio laser ricavato utilizzando un diamante". 

Ed è assai probabile che sia così. Il "verme divino" era considerato un attrezzo di origine celeste; raramente veniva affidato agli umani; ad essi il Signore "dovette trasmettere saggezza e conoscenza perché fossero in grado di eseguire i lavori". Di esso il trattato Abot, che fa parte del Talmud babilonese, ci dice che fu creato da Dio nei sei giorni della creazione del mondo e che venne portato dal cielo agli uomini dal "guardiano del cielo Ashmedai" (un Vegliante poi demonizzato con il nome di Asmodeo), e che Mosè lo utilizzò nel deserto per costruire l’Efod, il pettorale di Aronne (munito dei misteriosi Urim e Tummim di cui si parla nel secondo capitolo). 

Lo Shamir era custodito nel Tempio di Gerusalemme (e prima, prevedibilmente, nell’arca dell’alleanza); secondo lo Zoar, spaccava e tagliava ogni cosa, tant’è che "per la costruzione del Tempio di Gerusalemme, grazie al suo utilizzo, durante i lavori, non si udì rumore di martelli, scalpelli, picconi o di altri utensili (1 Re 6,7 e Talmud babilonese). Come un moderno strumento laser, effettivamente, non produceva rumore; adoperato per tagliare e forare, se ne conoscevano di diverse grandezze. Re Salomone ne cita uno piccolo "come un chicco di grano". Questa tecnologia rivoluzionaria andò peraltro perduta. Nel trattato Mishnajot si dice che "quando il Tempio di Gerusalemme fu distrutto, lo Shamir sparì...".

E a proposito di conoscenze anacronistiche, nelle Saghe ebraiche delle origini è detto che Noè apprese tramite un libro donatogli dall’arcangelo Raffaele "tutte le vie per comprendere i pianeti, e le vie di Aldebaran, Orione e Sirio" (tre nomi, questi, spesso associati dalla moderna ufologia a possibili "patrie" di provenienza di extraterrestri; quanto ad Aldebaran, i sumeri credevano che da lì provenisse il dio Anu). "Dal libro dell’angelo Noè apprese i nomi di ogni singolo cielo, e quali sono i nomi dei servitori celesti". Questo libro di antichissima astronomia sarebbe stato passato, di mano in mano e secondo la leggenda, alle varie stirpi ebraiche, da Abramo sino a Salomone.

Lo stesso era avvenuto, secondo Le antiche leggende degli ebrei, con Adamo. Durante la sua permanenza nell’Eden "un angelo scese e lo istruì. Scrisse per lui un libro su ciò che doveva e non doveva fare. Gli mostrò com’erano disposti i pianeti e lo condusse in giro per il mondo...!

 

Ben altre conoscenze sarebbero poi nascoste nei testi Zohar, secondo un articolo pubblicato sul prestigioso New Scientist nel 1976 dal glottologo George Sassoon e dal biologo Rodney Dale, inglesi. Studiando un testo ebraico intitolato Hadrazuta Odisha ("La piccola santa glorificazione"), che descriveva il miracolo della manna, prodotta per mano dell’Altissimo, i due giunsero alla conclusione che l’epiteto divino fosse un errore di traduzione (o di interpretazione); l’Altissimo altro non era che una macchina, tecnologica e sofistica, in grado di produrre la manna ("pane", nel Pentateuco; una coltura di alghe per Sassoon e Dale); appoggiandosi al progettista tecnico Martin Riches e seguendo le indicazioni del testo ebraico, ne ricostruirono la forma, giungendo alla conclusione che si trattava di una macchina portata sulla Terra dagli alieni tremila anni fa (ed in seguito occultata, secondo il profeta Samuele - 1 Sam. 4,3 - nella città di Silo).

"Macchine come questa dovrebbero essere in dotazione sulle astronavi, giacché servono ad un duplice scopo, producendo l’ossigeno indispensabile alla respirazione ed il cibo. Una abbastanza simile è stata costruita dai sovietici per la Saljut". Le sconvolgenti conclusioni cui giunsero i due scienziati avrebbero dovuto, di regola, mettere in subbuglio gli ambienti accademici. Ma poiché l’articolo uscì sulla rivista il 1° aprile 1976, la scienza ufficiale pensò ad una burla, e la storia non ebbe più un seguito; né glielo si volle dare, nonostante le dichiarazioni rilasciate in conferenza dai due e nonostante l’uscita di due libri ben documentati, The Lord of the Manna e The Manna-Machine, nel quale gli studiosi ribadivano l’eccezionalità della scoperta e la sua veridicità.

 I CARRI CHERUBINICI 


Nei jewish files si parla anche della bella Esther, che aveva "una carnagione verde, come la scorza di un mirto" (riferisce il Megilla o Talmud babilonese) e che ricorda lo stereotipo dei moderni "marziani". Verde-azzurro è anche Lucifero, raffigurato in un mosaico del XII° secolo, che illustra il Giudizio Universale, nella Chiesa di S.Maria Assunta ad Isola di Torcello (VE).  

Ciò che stupisce è che l’angelo caduto, lungi dall’essere rappresentato come di consueto come un serpente, un drago o un mostro, è un vecchio vigoroso con barba e capelli bianchi, seduto su un trono: una vera e propria controfigura di Dio. Non meno misteriosa è, nei jewish files, Tamar, antenata di re Davide, che partorisce Zerah; i testi antichi ci dicono che, come molti figli degli dèi, "brillava" (tale è il significato del suo nome).  

Sempre nei jewish files ci imbattiamo nei misteriosi "giganti" (divenuti demoni nelle versioni musulmane, e sinonimo di alieni perfidi per alcuni studiosi coranici moderni), termine che inizialmente indicava una stirpe di figli degli dèi non necessariamente alti di statura (e difatti inizialmente il termine significava "gli irruenti" o i "caduti dal cielo") e che in seguito svilupparono stature elevate; le loro descrizioni combaciano con la moderna iconografia sugli extraterrestri; ad essi si fa riferimento anche nel Pentateuco, ovvero nei cinque libri della Bibbia più vicini alla tradizione ebraica che non alla cristiana (che attinge ad essi per la costruzione storica e simbolica, ma che, per la parte dottrinale, si concentra maggiormente sul Nuovo Testamento). 

Ad essi l’Antico Testamento riserva un accenno in Genesi 6,4, allorché si parla degli incroci tra le figlie degli uomini ed i figli di Dio; in Numeri (13,34) essi sono diventati enormi: "Noi vedemmo lì anche i giganti, gli Enachiti della stirpe dei giganti, paragonati ai quali noi sembravamo delle locuste"; ed anche in Deuteronomio, che cita "Og, re di Bashan, superstite della razza dei giganti", il cui letto, nell’attuale Amman, era lungo quattro metri e mezzo per due. 

Il territorio di Bashan comprende le alture del Golan, ove è stato di recente scoperto un antico monumento chiamato Gilgal Refaim, ovvero il cerchio dei giganti. Il sito è composto da cinque anelli concentrici di pietre, il più ampio dei quali è di 159 metri di diametro; sarebbe servito a calcolare il solstizio d’estate ed il sorgere di Sirio nel 3000 a.C. Il Gilgal Refaim sconcerta gli archeologi sia perché non è mai stato costruito nulla di simile in tutto il Medioriente, sia perché esso precede le piramidi di almeno 500 anni. Gli abitatori di quelle terre, all’epoca, erano quasi esclusivamente nomadi e non avrebbero mai affrontato la costruzione di un simile complesso. E secondo la Bibbia, gli unici stranieri che abbiano mai abitato le alture del Golan erano i giganti.

Sempre nella Bibbia troviamo il Signore che dice a Mosè di non avvicinarsi alla città di Ar, in possesso dei figli di Lot, e che in questa terra abitava in passato un popolo assai numeroso e di statura molto alta, tanto che il luogo conservò il nome di "paese dei giganti". Per gli ammoniti essi erano gli zamzummei, cioè "gli scellerati"; anakim per gli ebrei, e per i moabiti emei o emin, che vuol dire "terribili".

Esistono poi vangeli apocrifi di origine ebraica, ripresi in parte anche dai primi cristiani, che presentano spunti ufologici, presumibilmente posteriori ed inseriti in un contesto mitico-religioso. Come nel trentatreesimo capitolo della Apocalisse di Mosè, nella quale si racconta del "carro di luce, guidato da quattro aquile splendenti" apparso a Eva. "Nessun essere umano avrebbe potuto descriverne lo splendore", afferma lo pseudo Mosè, aggiungendo che dalle ruote dal carro, avvicinatosi nel frattempo ad Adamo, "era uscito del fumo".  

E nell’Apocrifo di Abramo (18, 11-12) che chiaramente ricalca la biblica visione di una macchina da parte di Ezechiele nel deserto, si parla di esseri celesti "dietro ai quali era un carro che aveva ruote di fuoco; e ogni ruota era tutt’intorno piena di occhi, e sulle ruote v’era un trono; e questo era coperto da fuoco che scorreva tutt’intorno". La storia è confermata anche dal successivo apocrifo La vita di Adamo ed Eva del 730 d.C., ove si precisa che a bordo del carro celeste era assiso nientemeno che Dio in persona.

Dei carri celesti era però proibito parlare, ai tempi del Talmud. Le considerazioni sulla struttura dell’universo erano chiamate ma’asse merkavhah, "ciò che riguardava il carro", perché pertinenti al carro divino descritto dal profeta Ezechiele. I farisei consideravano pericolosi questi studi a seguito di una serie di leggende circa incidenti e morti misteriose fra gli studiosi che avevano cercato di capire cosa fossero in realtà i carri celesti: dal rabbino Ben Azzay, deceduto all’improvviso, a Ben Zoma, impazzito, sino ad Elisha ben Abuya, divenuto eretico (e dunque dannato); soltanto il rabbino Akiba, noto per la sua "circospezione", riuscì a studiare i carri celesti restando in vita. Ma cosa scoprì, non ci è dato di saperlo.

Che i resoconti sui carri celesti non siano semplici leggende è dimostrabile. Le apparizioni UFO sui cieli di Israele sono documentate, anche da fonti indipendenti, sin dall’antichità. Lo storico Flavio Giuseppe (37-95 d.C.), nelle Guerre giudaiche, segnala la comparsa di una stella simile ad una spada, immobile sopra Gerusalemme nell’anno 65 a.C., ed una strana luce nel Tempio. Più tardi, al tramonto, vennero visti in cielo dei soldati in l’armatura muoversi tra le nubi; l’insolito "miraggio" ne ricorda uno analogo del 167 a.C., durante la ribellione guidata da Giuda Maccabeo. Cinque soldati con armature dorate apparvero nel cielo, secondo le fonti latine.

Un UFO sarebbe apparso in occasione della nascita di Abramo. Riporta la tradizione ebraica: "Abramo nacque a Ur nel mese di tishri, intorno all’anno 1948 dopo la creazione. La notte in cui Abramo vide la luce, gli amici di suo padre Tare stavano banchettando. In quel momento essi videro una stella straordinaria nella parte orientale del cielo; sembrava correre per divorare altre quattro stelle dirette ai quattro alti del firmamento. 

Tutti ne rimasero meravigliati". Non meno inquietante l’Apocalisse di Abramo del secondo secolo d.C., in cui viene così descritto l’improvviso rapimento al cielo del patriarca ad opera di uno straniero misterioso: "Avvenne all’ora del tramonto. C’era fumo, fumo come quello che esce da una stufa. Mi condusse fino al limite delle fiamme. Quindi salimmo, come trasportati da molti venti, verso il cielo, che là pareva poggiare sopra il firmamento. 

Nell’aria, dall’altezza che avevamo raggiunto, vidi una luce fortissima, impossibile da descrivere, e nella luce un fuoco violento e all’interno una schiera di figure poderose, che gridavano parole ch’io non avevo mai udito" (sembra proprio la moderna descrizione dell’incontro ravvicinato con i piloti di un disco volante). Della strana macchina volante Abramo commentava: "A volte se ne stava dritta, a volte si rigirava, capovolgendosi".

Il patriarca incontrò ancora i visitatori. Nel Testamento di Abramo i visitatori comparsi all’improvviso dinanzi al patriarca vengono definiti non già angeli ma "uomini celesti, scesi dal cielo, dove sono tornati e scomparsi". Anche nel Rotolo di Lamech si parla di insolite presenze: quella di uno "strano bambino" dai capelli bianchi che dall’aspetto pareva del tutto estraneo alla famiglia, partorito dalla moglie di Lamech, Bat-Enosh (che si affrettava a giurare che non lo aveva avuto da "uno dei Figli del Cielo"). Al bambino venne dato nome Noè.
  
Anche del re-sacerdote Melchisedec le Leggende degli antichi ebrei raccontano che era "nato dal cielo"; il "Signore" stesso aveva inseminato sua madre Sopranima, con un procedimento che lo scrittore svizzero Erich Von Daeniken assimila alla fecondazione in vitro. Non meno curiosa la storia presente nel Resto delle parole di Baruc, un profeta amico di Geremia, vissuto nel 604 a.C. che racconta dell’improvviso "sonno con vertigini" dell’amico Abimelec, che si risveglia nella città di Gerusalemme...sessantasei anni dopo. La città è cambiata, le persone pure; solo Abimelec è rimasto tale e quale, come se per lui il tempo si fosse contratto, nelle brevi ore in cui era stato privo di incoscienza. Proprio come se avesse viaggiato nello spazio, seguendo le leggi del paradosso temporale di Einstein

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martedì 24 settembre 2013

La fornicazione, dei Nefilim

  

I NEFILIM: SESSO E SEMIDEI 

I riferimenti della Bibbia alla preistoria umana fanno una rapida carrellata attraverso le generazioni successive a Enoch - suo figlio Matusalemme che generò Lamech, che generò Noè ("Tregua") - guidandoci fino all'avvento principale: il Diluvio.

Si trattò davvero di una catastrofe epocale, come direbbero oggi i giornalisti: un evento di portata globale, uno spartiacque, in senso figurato e letterale, nelle relazioni fra uomoni e divinità.

Ma dietro alla narrazione del Diluvio, si cela un incontro divino completamente nuovo: un episodio, senza il quale, la narrazione stessa del Diluvio perderebbe la sua logica giustificazione.

La storia del Diluvio si apre nel capitolo 6 della Genesi con otto versi enigmatici, che si presuppone avessero la funzione di spiegare ai posteri come era potuto accadere che il Creatore si fosse rivoltato contro le sue stesse creature, giurando di cancellarle dalla faccia della Terra.

Il quinto versetto dovrebbe offrire al contempo una giustificazione e una spiegazione: <<E Yahweh vide che la malvagità degli uomini era grande sulla Terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male>>. 
Perciò (versetto 6) <<si pentì di aver fatto l'uomo sulla Terra e se ne addolorò in cuor suo>>. 

Ma questa spiegazione della Bibia, che punta il dito contro il genere umano, non fa altro che aumentare la perplessità in merito ai primi quattro versetti di quello stesso capitolo, il cui soggetto non era l'umanità, bensì le divinità, e il cui fulcro è il matrimonio misto fra "i figli di Dio" e "le figlie degli uomini".

E se riflettiamo su cosa ha a che fare tutto ciò con il Diluvio come punizione per l'umanità, la risposta è semplice: sesso ... non sesso fra umani, bensì sesso divino. Incontri divini fimnalizzati a rapporti sessuali.

I versetti d'inizio della narrazione del Diluvio nella Bibbia, sono stati una vera chicca per i predicatori: <<C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli>>.

Questa è la traduzione che si trova comunemente nelle varie edizioni della Bibbia, ma non è quanto recita la Bibbia che parla di Nefilim (e non di - giganti) letteralmente "Coloro che erano discesi" - i "figli degli Elohim" discesi sulla Terra dai cieli (ma, badate che non si parla di "Figli di Dio").

E i quattro versi, decisamente incomprensibili, che, secondo gli studiosi sono retaggio di una qualche fonte precedente e più esaustiva, diventano finalmente comprensibili se ci si rende conto che il soggetto non è il genere umano, bensì le divinità. Tradotto correttamente, ecco come la Bibbia descrive le circostanze che precedettero e che culminarono poi nel Diluvio: 
Quando gli uomini
Cominciarono a moltiplicarsi sulla Terra
e nacquero loro figlie,
i figli degli Elohim
videro le figlie dei terrestri
videro che erano compatibili.
E ne presero per mogli quante ne vollero.

C'erano sulla terra i Nefilim
a quei tempi - e anche dopo -
quando i figli degli Elohim
coabitavano con le figlie dell'Adamo
e queste partorivano loro dei figli. 
Il termine biblico Nefilim, i figli degli Elohim che si trovavano allora sulla Terra, è l'equivalente del termine Anunnaki, citato dai sumeri ("Coloro che dal cielo scesero sulla Terra"); la stessa Bibbia (Numeri 13, 33) indica i Nefilim come "figli di Anak" (traduzione ebraica di Anunnaki).

Nel periodo che precedette il Diluvio i giovani Anunnaki maschi iniziarono ad avere rapporti sessuali con "giovani figlie degli uomini", ed essendo geneticamente compatibili, queste partorivano loro dei figli - figli in parte mortali e in parte divini: i semidei.

Che tali semidei fossero presenti sulla Terra in epoca postdiluviana è semplicemente documentato dai testi del Medio Oriente, in riferimento sia ai singoli individui (come Gilgamesh sumero), sia a lunghe dinastie (come quella di trenta semidei in Egitto che precedettero i faraoni).

Ma nel preambolo biblico al Diluvio si afferma che i "figli degli Elohim" - figli del DIN.GIR - avevano iniziato a "prendere mogli" fra le femmine umane, ben prima del Diluvio. Le fonti sumere che si occupano dei tempi antidiluviani, delle origini dell'umanità e della civiltà, includono la storia di Adapa.

Abbiamo già affrontato il problema se essere "discendente di Ea" significava semplicemente che lui era un essere umano che discendeva dall'Adamo che Ea aveva aiutato a creare o, più letteralmente (come ritengono numerosi studiosi) , che fosse il figlio nato da un rapporto fra Ea e una femmina umana, il che avrebbe fatto di lui un semidio.

E se questo significava che Ea/Enki aveva tradito la propria sposa ufficiale, la dea Ninki, non bisogna scandalizzarsi: numerosi testi sumeri descrivono dettagliatamente le performance sessuali di Enki.

In un episodio lo troviamo alle prese con Inanna/Ishtar, nipote del fratellastro Enlil, e fra le sua altre scappatelle, ricordiamo la determinazione di avere un figlio maschio dalla sorellastra Ninmah; ma pioché gli era nata solo una figlia femmina, lui continuò ad avere relazioni sessuali con la successiva generazione di dee, e con quella successiva e con quelle successive ancora.

Enmeduranki, settimo patriarca e decimo sovrano di una Città degli Dèi fu forse uno dei tali semidei? I testi sumerici non sono espliciti a riguardo, ma sospettiamo che lo fossero (in questo caso suo padre sarebbe Utu/Shamash). 

In caso contrario, perché mai una Città degli Dèi (in questo caso Sippar) sarebbe stata posta il suo comando, in una sequenza nalla quale tutti i sei precedenti sovrani erano capi Anunnaki? E come sarebbe potuto regnare a Sippar per 21.600 anni se non avesse avuto il beneficio genetico della relativa "immortalità degli Anunnaki?

Pur se la Bibbia non rivela quando ebbe inizio questa promisquità fra umani e Anunnaki, ma solo che <<gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla Terra>> e a diffondersi, il libro pseudo-epigrafico rivela che l'attività sessuale di giovani déi era diventata un problema pressante nel periodo di Enoch ben prima del Diluvio (Enoch infatti era il settimo patriarca dei dieci antidiluviani).

Stando al Libro dei Giubilei, infatti una delle faccende in merito alle quali Enoch aveva <<portato testimonianza>>, riguardava <<gli angeli del Signore che erano discesi sulla Terra e che avevano peccato con le figlie degli uomini, coloro che avevano iniziato a unirsi - e perciò si erano contaminati - con le figlie degli uomini>>.

Stando a questa fonte, questo era un peccato molto grave commesso dagli "angeli del Signore", una "fornicazione" <<dove, violando le regole della loro legge, andarono dietro le figlie degli uomini, e ne presero in moglie tante quante ne vollero, causando così l'inizio dell'impurità.

Il Libro di Enoch getta ancora più luce su quegli avvenimenti: 
E accade quando i figli degli uomini
cominciarono a moltiplicarsi
e naquero loro figlie belle e piacenti.
E gli angeli, i Figli del Cielo,
le videro e ne furono attratti
e si dissero: <<Andiamo a scegliere mogli
fra le figlie degli uomini che ci partoriranno dei figli>>. 
Stando a questa fonte non si trattò di iniziative sporadiche di un singolo di un qualche giovane Anunnaki che aveva ceduto al piacere dei sensi. E ben chiaro che alla pulsione sessuale si aggiungeva il desiderio di avere figli.

E che la scelta di prendere mogli umane fu una decisione presa deliberatamente da un gruppo di Anunnaki che agiva di comune accordo. 

Così si riunirono tutti e fecero un giuramento per <<compiere questa azione>> pur se era in aperta violazione della "regola della loro legge". Gli angeli, scesero sul monte Hermon (monte del giuramento) nell'estremità meridionale del Libano, <<erano in duecento, coloro che nei giorni di Jared discesero sul monte Hermon.

I duecento si divisero in sottogruppi di dieci; "i capi dei Dieci". Tutta questa impresa, dunque, era stata ben orchestrata da un gruppo di <<figli degli Elohim, privati del sesso e senza figli>> che volevano porre rimedio a questa incresciosa situazione.

E ovvio che nei libri pseudo-epigrafici il coinvolgimento sessuale delle creature divine con le femmine terrestri non risultasse altro che desiderio, fornicazione, contaminazione - un peccato degli "angeli caduti". La prospettiva prevalente, infatti, coincide con quella della Bibbia, ma non è corretta.

Da rimproverare, e perciò da dover punire, spazzare via dalla terra, sono i figli dell'Adamo, non i figli degli Elihim. Questi ultimi infatti, vengono ricordati con affetto: il versetto 4  li ricorda come <<i potenti di Olam, il popolo degli shem - il popolo delle navicelle spaziali.>>

Dalle mie letture: "La bibbia degli dèi" pag. 86,87,88,89,90,91

sabato 17 agosto 2013

"La stirpe dei semidèi"

 

L'Adamo fu una nuova stirpe: i "semidèi".

Enki, che probabilmente fu il primo a generare semidèi, guardava con occhio benevolo a questo sviluppo, a differenza di Enlil. Come Enki anche Ninmah, che lo aveva aiutato a creare l'Adamo, non era contraria a questa ibridazione, perché era nella sua città, il centro medico chiamato Shuruppak, che viveva l'eroe sumero del Diluvio.

Il fatto che fosse elencato nella Lista dei Re sumera come il decimo sovrano antidiluviano indica che i ruoli chiave di intermediario fra gli dèi e il popolo-re e sacerdote-venne assegnato a semidèi.

La pratica venne ripresa dopo il Diluvio; in particolare i re si vantavano di essere "seme" di questo o di quel dio (pur di legittimare il diritto al trono alcuni inventarono addirittura di sana pianta uno di questi legami). 

Questo nuovo tipo di incontro divino che produsse una nuova stirpe di umani (sia pure in numero limitato) creò problemi non solo ai capi degli Anunnaki, ma anche allo stesso genere umano. La Bibbia riconosce il rapporto sessuale fra gli Anunnaki e gli umani quale aspetto più importante degli avvenimenti che precedettero e che culminarono con il Diluvio.

Infatti, i versi introduttivi alla narrazione del Diluvio sottolineano proprio questo fenomeno dei matrimoni misti. Questo sviluppo viene presentato come un problema per Yahweh, causa di dolore e di dispiacere per aver creato i terrestri.

Ma come riferiscono le fonti pseudepigrafiche più dettagliate, il nuovo tipo di incontri divini creò problemi anche agli stessi interessati e alle loro famiglie. Il primo caso di cui ci giunge notizia, riguarda proprio il protagonista del Diluvio e la sua famiglia. La storia solleva anche la domanda se questi (chiamato Ziusudra nei testi sumeri e Utnapishtim in quelli accadici) era o no un semidio.

Gli studiosi hanno creduto a lungo che, fra le fonti del Libro di Enoch ci fosse un testo perduto chiamato Libro di Noè. La sua esistenza era stata desunta da una serie di precedenti scritti; ,a se ne ebbe certezza soltanto quando, nelle grotte della zona di Qumram, non distante da Gerico, venne trovato fra i rotoli del Mar Morto una sorta di Libro di Noè.

Stando a quanto si evince dalle parti più importanti del libro, quando Bath-Enosh, moglie di Lamech, dette alla luce Noè, il bambino era così diverso dagli altri, da far sorgere tormenti e sospetti nella mente di Lamech:

Il suo corpo era bianco come la neve e rosso come un
bocciolo di rosa e i capelli sulla sua testa  e i suoi riccioli
erano bianchi come la neve e i suoi occhi erano chiari.
E quando aprì gli occhi, illuminò
tutta la casa come il Sole e la casa era molto lucente.
E poi si sollevò nelle mani della levatrice
aprì la bocca e conversò con il Signore della Giustizia.

Scioccato, Lamech corse da suo padre Matusalemme e dosse:
Ho generato un figlio strano e
non simile all'uomo, che somiglia piuttosto ai figli del Dio
dei Cieli, a la sua natura è diversa, e lui 
non è come noi (...)
E mi sembra che non sia nato da me, ma dagli angeli.
In altre parole Lamech sospettava che la gravidanza di sua moglie fosse da attribuire a uno dei "figli del dio dei cieli", a uno dei "Guardiani"!
Lamech, triste e perplesso, non andò da suo padre Matusalemme solo per condividere con lui il problema, ma anche per richiedergli assistenza specifica. A questo punto veniamo a sapere che Enoch, che era stato portato via dagli Elohim, era ancora vivo e stava bene e che risiedeva in un "palazzo fra gli angeli", non nel cielo distante, ma "ai confini della Terra".

Quindi Lamech chiese al proprio padre di compiere delle ricerche e di scoprire se qualcuno dei Guardiani si fosse accoppiato con sua moglie. Una volta raggiunto il luogo, non avendo il permesso di entrarvi, Matusalemme chiamò a gran voce Enoch e, dopo un po', Enoch, rispose. Matusalemme gli raccontò della strana nascita e dei dubbi del povero Lamech sulla vera paternità di Noè.


Confermando che il matrimonio misto, da cui nascevano semidèi, era già iniziato ai tempi di Jared, Enoch, tuttavia rassicurò Matusalemme che Noè era davvero figlio di Lamech e che il suo aspetto inusuale e la sua mente brillante erano segni che verrà un Diluvio e una grande distruzione che durerà un anno, ma che Noè e la sua famiglia erano destinati ad essere salvati.

Enoch disse di essere a conoscenza di tutto ciò perché <<il Signore mi ha mostrato e mi informato e l'ho letto nelle tavole celesti>>. Stando ai frammenti in ebraico-aramaico del Libro di Noè, scoperto fra i rotoli del Mar Morto, la prima reazione di Lamech nel vedere questo bambino così diverso dagli altri fu di chiedere spiegazioni alla propria moglie, Bath-Enosh ("figlia discendente di Enosh").

Come tradotto da T.H. Gaster (The dead Sea Scriptures) e da H. Dupont-Sommer (The essene Writings from Qumram) la collana II del frammento di un rotolo inizia con Lamech che confessa che non appena aveva visto il neonato Noè.
Pensai nel mio cuore che era stato concepito da uno dei Guardiani, uno dei santi (...) E il mio cuore cambiò nel mio petto a causa del bambino. Poi Io, Lamech, corsi da Bath-Enosh, mia moglie, e le dissi: Voglio che tu mi faccia un giuramento sull'altissimo, sul Signore supremo sul Re di tutti i mondi, sul sovrano dei Figli del Cielo e che mi dica la verità se (...)
Ma se si esamina il testo originale ebreo-aramaico del rotolo, si scopre che laddove i traduttori moderni hanno usato il termine Guardiani, il testo originale (vedi figura sotto) dice in realtà, Nefilim.


(Si è scoperto che la traduzione non esatta della parola "Guardiani" deriva dalle recensioni greche eseguite da traduttori creco-egizie di Alessandria che ritenevano che il termine avesse lo stesso significato dell'egizio "dio", NeTeR, che letteralmente significa "Guardiano". Il termine ha comunque un legame con l'antica Sumer, o più correttamente con Shumer, che significava "Terra dei Guardiani"). Lamech, dunque, sospettava che quel figlio non fosse suo. Chiedendo alla moglie di dirgli la verità sotto giuramento, lei gli rispose implorando che lui <<ricordasse i (miei) sentimenti delicati>>, anche se riconobbe che <<la situazione era davvero allarmante>>.

Nell'udire questa risposta ambigua e ancora più evasiva, Lamech si agitò (...) e il suo cuore si sconvolse. Nuovamente implorò la propria moglie di dirgli la verità <<e non bugie>>. Così lei disse, <<ignorando i (miei) sentimenti delicati, ti giuro davanti al Santo e Grande, al Dio dei Cieli e della terra che questo seme viene da te, che il concepimento è tuo e che questo frutto lo hai piantato tu e non qualche estraneo o un qualche Guardiano, uno degli esseri celesti.

Come sappiamo dal resto della storia. Lamech non riuscì mai a scrollarsi di dosso i dubbi, a dispetto di tutte le rassicurazioni. A cosa si riferiva Bath-Enosh quando gli chiedeva di prendere in considerazione "i suoi sentimenti delicati"? Si trattava di una copertura della verità? Come abbiamo già visto, Lamech corse poi da Matusalemme, suo padre, e, attraverso Enoch cercò di scoprire la verità.

Le fonti pseudepigrafiche concludono la storia fornendo rassicurazioni sulle origini di Noè, spiegando che i suoi tratti e la sua intelligenza davvero insoliti erano solo segni del ruolo che gli sarebbe stato assegnato di salvatore del seme umano.
Per quel che ci riguarda, possiamo solo restare a meditare poiché, secondo le fonti sumere della narrazione, l'eroe del Diluvio era, con tutta probabilità, un semidio. Gli incontri divini a sfondo sessuale ebbero inizio, secondo le fonti sopracitate, all'epoca di Jared, padre di Enoch. A dire il vero il suo nome, in queste stesse fonti, viene fatto derivare dalla radice Yrd che, in ebraico, significa "discendere", ricordando la discesa dei figli degli dèi in combutta sul monte Hermon.

Usando le formule cronologiche che abbiamo adottato precedentemente, potremmo calcolare quando accadde. Stando alle fonti bibliche Jared nacque 1.196 anni prima del Diluvio, suo figlio Enoch 1.034 anni prima del Diluvio; Quindi Matusalemme 969 anni prima del Diluvio; Lamech suo figlio 782 anni prima del Diluvio e, alla fine, Noè, figlio di Lamech, 600 anni prima del Diluvio.

;oltiplicando questi numeri per 60 e aggiungendo13.000 anni arriviamo alla seguente cronologia:

Jared nato                  84.760 anni fa
Enoch nato                 75.040 anni fa 
Matusalemme nato      71.140 anni fa
Lamech nato               59.920 anni fa
Noè nato                    49.000 anni fa

Tenendo in mente che questi patriarchi antidiluviani vissero ancora per molti anni dopo aver dato alla luce i propri successori, queste sono età strabilianti (come affermano gli studiosi) se espresse in anni terrestri - ma appena una manciata di anni se misurati in sar (uno sar nibiruano corrisponde a 3600 anni terrestri)

A dire il vero una delle tavole con la lista sumera dei re (nota come W.B.62, attualmente conservata all'Ashmolean Museum di Oxford, Inghilterra) attribuisce al protagonista del Diluvio (Ziusudra, in sumero), un regno di dieci sar o 36.000 anni terrestri fiono al diluvio stesso.

Sono esattamente gli stessi 600 anni che la Bibbia attribuisce a Noè al momento del Diluvio, moltiplicati per sessanta (600X60=36.000, corroborando non solo la simmetria fra i due eventi, ma anche il nostro suggerimento per correlare le età dei patriarchi/sovrani antidiluviani, citati da finti sumere e bibliche.

Sviluppando una cronologia plausibile per queste fonti, apprendiamo così che questa nuova forma di incontro divino ebbe luogo circa 80.000 anni fa, ai tempi di Jared. prosegui poi ai tempi di Enoch, e causò una crisi famigliare alla nascita di Noè, circa 49.000 anni fa.

Qial erta la verità intorno alla paternità di Noè? Era un semidio come aveva sospettato Lamech, oppure era proprio seme del suo seme, come Bath-Enoch, sia pure offesa, gli aveva confermato? La Bibbia dice di lui (per seguire la taduzione più corrente) che era un uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e (che) camminava con Dio. 



Una traduzione più letterale direbbe: "uomo giusto di genealogia perfetta, che camminava con Elohim". L'ultima qualifica è identica a quella utilizzata dalla Bibbia per descrivere i contatti divini di Enoch; e ci si deve anche chiedere se questa affermazione, apparentemente innocua, non celi altro significato.

Comunque sia, certo e che, rompendo i propri tabù, i giovani Anunnaki/Nefilim dettero il via a una catena di eventi contraddittori. Presero le figlie degli uomini come mogli perché erano genericamente compatibili: eppure l'umanità doveva essere sterminata proprio perché era stata riprogrammata e perfezionata.

Non erano le femmine umane che desideravano i giovani Anunnaki, bensì l'esatto contrario; ma ironicamente era l'umanità che doveva essere punita <<Yahweh si pentì di aver fatto l'uomo sulla Terra>> e aveva preso una terribile decisione: <<Sterminerò dalla Terra l'uomo che ho creato>>.

domenica 4 dicembre 2011

il Legame tra Cielo e Terra

 CROP CIRCLES: la chiave

Il Giornale Online
Cari Amici di Altrogiornale, Claudio condivide con tutti noi la sua ricerca di un possibile messaggio che sembra essere nascosto nel simbolismo del fenomeno che chiamiamo "Cerchi nel Grano" o "Cropcircles" e sicuramente si tratta di un contributo importante in questo periodo dove ogni intuizione può essere utile per uscire da una crisi globale ed entrare in un nuovo equilibrio.
Ringraziamo Claudio per il lavoro svolto e vi auguriamo una piacevole lettura dell'articolo di presentazione del suo libro.


di Claudio Dall’Aglio

Tanti anni fa ho incominciato ad interessarmi ai crop circles perché sono rimasto affascinato dalla geometria e dalla simbologia delle splendide formazioni che apparivano nelle coltivazioni dell’Inghilterra e di tutto il mondo. Ora, con anni di ricerche alle spalle, sono arrivato al punto di ritenere che il fenomeno non si possa più considerare fine a se stesso. Penso, infatti, di aver trovato una sorta di chiave che ci servirà ad afferrarne il messaggio. Per poterla comprendere, però, dobbiamo fare un grosso passo indietro nel tempo partendo dalla storia antica, che sta alla base del simbolismo esoterico, dal greco esoterikos (interno o dentro, riferito ai sacri misteri). Nella ricostruzione storica degli eventi toccheremo, per brevità, solamente alcuni momenti storici essenziali, che legano il filo del discorso.

450 mila anni fa, secondo la mitologia Sumera
Un popolo proveniente dal pianeta Ni.bi.ru approdò sulla terra alla ricerca di un materiale molto prezioso per la sopravvivenza del proprio mondo, l’oro. Il luogo dell’atterraggio fu la Mesopotamia, la terra tra i due fiumi, che oggi si chiama Iraq. Dopo il primo insediamento fu avviata la colonizzazione, la costruzione di più installazioni ed un Centro Controllo Missione Terra che regolava le navi in partenza e in arrivo. Col tempo i colonizzatori si misero a scavare anche nel sud dell’attuale Africa e col passare dei millenni si resero conto che avevano bisogno di mano d’opera. Fu così che, grazie alle loro conoscenze, decisero di creare un essere lavoratore da addestrare che li potesse aiutare (130.000 a.c.). Bryan Sykes, titolare della cattedra di Genetica Umana ad Oxford, ha scoperto che il DNA mitocondriale di tutta la razza umana discende da un'unica donna (chiamata dagli scienziati Eva mitocondriale ) vissuta nell’Africa meridionale tra 120.000 e 150.000 anni fa.

Grazie ad En.Ki (il Signore della Terra – il Comandante Scientifico della missione) dopo diversi tentativi nacque l’Uomo. Adamo e Ti.Amat (Eva), i progenitori della razza terrestre, vissero per un breve periodo nell’E.Din (la Casa dei giusti, in Mesopotamia, che noi conosciamo come il giardino dell’Eden) e poi furono allontanati da En.Lil (il Signore in Comando) che non li accettava e che non approvò mai la loro creazione. Con un secondo intervento genetico, da parte di En.Ki, due figlie di Adamo ed Eva diedero alla luce Adapa e Titi che a loro volta generarono Abele e Caino e altri 30 maschi e 30 femmine. Dopo sei generazioni nacquero: Enoch (En.Ki.Me – colui che ha ottenuto la conoscenza), Matushal, Lamech e poi Ziusudra (Noè).

In quel periodo i colonizzatori cominciarono a farsi trattare come Dei onnipotenti.
Un grande diluvio spazzò via ogni cosa dalle terre colonizzate, ma gli Dei riuscirono a mettersi in salvo ritirandosi sulle navi in orbita attorno al pianeta. En.Lil (il Signore in Comando) ordinò, prima della catastrofe, che non fosse salvato nessun terrestre. En.Ki (il Signore della Terra), invece, cercò di salvare, almeno in parte le proprie creature e avvertendo Ziusudra, che riuscì a mettersi in salvo costruendo una nave. Insieme a lui e alla propria famiglia salì sulla nave anche un “attendente” di En.Ki, che li guidò nella navigazione. Quando le acque si ritirarono gli Dei scesero sulla terra e si reinsediarono ma le terre riemerse non erano più abitabili come prima e così dovettero spostare gli insediamenti più a nord della Mesopotamia costruendo il Centro Controllo Missione a Shu.Lim (l’attuale Gerusalemme), il Centro Supremo delle quattro regioni (rappresentato dal simbolo in fig.1). In quel periodo il luogo di atterraggio era Baalbek (nell’attuale Libano) e la traiettoria di discesa per le loro navi era definita dalla direttrice formata dal monte Ararat e dalla grande piramide di Giza. Testimonianze di una civiltà avanzata si trovano tuttora a Gerico e risalgono al 7300 a.c..



Nei millenni successivi i due clan Anun.na.ki (il cielo che giunge in terra) dei due fratelli En.ki ed En.lil e dalle loro rispettive progenie, nate sulla terra, si spartirono i territori che andavano dall’Egitto all’India passando per tutto il medio oriente. Il clan di En.ki s’insediò in Egitto ed in alcune zone del nord dell’attuale Iran mentre la stirpe di En.lil nelle restanti zone del medio oriente e dell’attuale Pakistan. In Egitto il culto di Ptha (En.ki), il signore della creazione, e dei suoi discendenti Thoth (Nin.gish.zid.da) e Ra (Marduk) sono tuttora ricordati e provengono dalla mitologia Sumera-Accadica. Gli egizi, ad esempio, sapevano che Ptha proveniva da una città lontana di nome Ur che si trovava, per loro, nel lontano est. Della fazione di En.Lil, invece, i nomi più altisonanti che sono arrivati fino a noi sono: Nannar (il dio Sin) ed Inanna (per gli egizi
Ishtar).

Dopo che l’Uomo divenne indipendente gli Dei si ritirarono dal comando mettendo a capo delle regioni i loro “Sacerdoti” che facevano da tramite tra loro e i “terrestri”. Tutt’ora in Iran il “capo” del paese è una guida spirituale. Le progenie dei due clan però non erano in accordo tra loro e coinvolgevano nelle loro vicende i comandanti “terrestri” che, per ingraziarsi l’uno o l’altro Dio, si lanciavano in guerre contro i loro simili. Così nacquero i confini tra le varie terre e con l’episodio di Babele (Bab.ili = Babilonia o porta degli dei) iniziarono le divisioni linguistiche (fig.1a). In quel tempo il pantheon Sumero contava dodici dei.

Il clan di En.lil si rese conto che la situazione stava diventando insostenibile e così decise di proporsi con un unico nome, Yahweh (colui che è). Gli enliliti scelsero come loro “tramite” Abraham (Abramo), nato a Nippur e figlio di un “sacerdote”, che divenne il capostipite della stirpe ebraica. Il termine Ebrei, infatti, proviene da Ni.ib.ri (= coloro che provengono da Nippur ) che in accadico diventò Ib.ri e poi Ebrew. Ad Abramo fu ordinato di prendere il proprio esercito, la propria famiglia e di trasferirsi in terra d’Israele per portare ordine e fondare il proprio popolo. Yahweh disse ad Abramo “Non ti imparenterai con loro (i non-ebrei), non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire a dèi stranieri, e l’ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ben presto vi distruggerebbe” Deuteronomio (7:3).

Nel 2300 a.c. l’eterna diatriba fra clan portò allo scontro di alcuni loro esponenti i quali utilizzarono armi atomiche per distruggere le rampe di lancio delle navi situate sul monte Sinai. Tutt’oggi i livelli di radiazione nella penisola del Sinai sono decisamente superiori alla norma. Gli effetti del vento radioattivo, che si propagò verso est, annientarono la civiltà in mesopotamia per circa due secoli. Ci sono racconti di quel tempo, della zona di Ur, che descrivono un vento che portò morte lenta e dolorosa, tipica dell’avvelenamento da radiazioni.

Gli dei-esploratori trovarono altri siti in America meridionale dove estrarre oro con facilità, quindi costruirono altre rampe di lancio per le proprie navi e poi fu firmato un accordo tra i due clan. Quetzalcoatl fu il nome meso-americano che prese il dio che in Egitto si faceva chiamare Thoth (Nin.gish.zid.da in sumero). Nel 550 a.c. sembra che ci sia stato l’epilogo e che gli dei se ne siano andati o perlomeno che si siano ritirati dal pianeta Terra lasciando le loro conoscenze ai loro sacerdoti. Lo dimostra un’incisione che si trova sulle colonne del tempio di Haran in Turchia.

La storia prosegue.
Nasce Gesù Cristo, Gesù deriva da Yehoshua che significa “Yahweh è salvezza” e Cristo da Kristos (greco), che equivale a Masiah in ebraico, che vuol dire Messia. Questo dio fissa un punto fermo nella storia e ridarà una speranza ai terrestri. La discendenza di Cristo che Maria Maddalena portava in grembo raggiunse la colonia ebraica in Provenza. Da lì il sangue reale (Sang Real) si diffuse, col tempo, attraverso la casata Merovingia a tutte case reali più importanti d’Europa. Durante l’impero di Enrico IV, del Sacro Romano, Impero iniziarono le crociate, volute da Papa Urbano II. Dopo che nel 1099 i Crociati conquistarono la Terra Santa il Maestro Hugues de Payens, con un gruppo di otto uomini arrivò a Gerusalemme (Shu.lim = il luogo supremo delle quattro regioni) e si mise a scavare sotto il tempio di Salomone per nove anni alla ricerca di un tesoro nascosto (forse le antiche conoscenze). Nel 1119 ci fu la fondazione ufficiale dell’Ordine dei Cavalieri Templari, di cui Hugues de Payens fu il primo Gran Maestro.L’Ordine dei Templari fu, poi, smantellato con false accuse dal Re di Francia Filippo il Bello e da papa Clemente V nel 1307, per impadronirsi del tesoro dell’ordine, custodito a Parigi. Il piano ordito da il re di Francia, però, non sortì l’effetto sperato, i cavalieri templari di tutta Europa, infatti, si lasciarono prendere ed arrestare senza opporre resistenza, come per coprire qualcosa di più grande di loro. Infatti con la fuga via mare, dalla Francia, di un piccolo gruppo di Templari, sfuggiti al Re di Francia, il tesoro giunse in Scozia (che non applicava la bolla papale di scioglimento dei Templari), più precisamente a Rosslyn, nelle mani degli antenati di William Sinclair, discendenti dei Merovingi e quindi del Sang Real. Per custodire il segreto questi costruì nel 1446-50 l’omonima cappella, che riproduce fedelmente il Sancta Sanctorum del primo tempio di Gerusalemme.

Nessuno sa esattamente che fine abbia fatto il tesoro dei templari tra il 1307 ed il 1446. Si presume che quel gruppo di Cavalieri siano approdati ad Oak Island, una piccola isoletta canadese situata presso la Mahone Bay, in Nova Scotia. Nella cappella di Rosslyn furono incise sulla pietra, nel 1446, le raffigurazioni di piante di provenienza americana come l’aloe ed il mais, prima della scoperta dell’America (1492). Nel 1717 fu fondata la Massoneria, la quale riprese le conoscenze dell’Ordine Templare. Dal luogo di fondazione, la Scozia, si diffuse in tutta Europa e poi in tutto il mondo fino agli Stati Uniti d’America i cui padri fondatori erano affiliati al più antico rito, quello scozzese. A questo punto la parte storica può terminare, abbiamo raccolto tutte le informazioni che ci servivano per proseguire.

Il luogo dei crop circles
La ricostruzione storica che abbiamo appena visto ci permette di analizzare ora i cerchi nel grano in un’ottica diversa. Come abbiamo visto, tutta la storia antica da un significato a numerosi simboli e parole che troviamo nella nostra vita che, col tempo, hanno assunto significati diversi ma che, se visti alla loro origine, ci permettono una visione ben più chiara. La parola En, ad esempio, stava in passato per Signore, da non confondere con la parola Dio, che si traduceva con El o Elhoim (figli delle dee). Nel sud dell’attuale Inghilterra la parola Signore nel corso del tempo divenne Engel. Da qui Engelland (land = terra), che significava Terra del Signore, che diventò in seguito England.



Dopo diversi anni d’indagini statistiche sulle apparizioni dei crop circles, questo discorso mi ha permesso di trovare un punto fermo nella decodifica del messaggio. Infatti, da quando il fenomeno è cominciato il suo epicentro è sempre stato il sud dell’Inghilterra (England), più precisamente la contea del Wiltshire, tra le rovine dei menhir di Avebury (fig.2) e della Silbury Hill. L’apparizione dei simboli avviene in un raggio di circa quindici chilometri attorno a questi due siti archeologici, del neolitico tardo, fin dal 1978. Pensate che, da sola, questa piccola zona, ogni anno, conta oltre un terzo del crop circles che appaiono in tutto il mondo ed insieme all’Inghilterra ne conta più della metà. Questo è dimostrato dal grafico che trovate qui (fig.3), che ho realizzato già anni fa per tenere il conto delle formazioni.
E’ come se i crop circles, insistendo, in una zona precisa, il Wiltshire, volessero attirare la nostra attenzione proprio li. Proviamo allora ad inserire il primo elemento della chiave che, come abbiamo detto in precedenza, ci permetterà afferrare il messaggio:
Ki.En
Terra del Signore


Per comprendere meglio il significato originale scriveremo, d’ora in avanti, quindi la parola England alla maniera dei sumeri.
Il centro supremo
Ora che abbiamo definito la struttura di partenza della nostra chiave passiamo al messaggio vero e proprio. Sono trent’anni che i crop circles appaiono nei campi di grano inglesi e in altre parti del mondo. Dal 1978 sono apparsi all’incirca 16000 agroglifi. Di questi, però, non tutti sono autentici, diversi di loro sono artefatti. Colin Andrews, uno dei maggiori esperti ha dichiarato che, secondo le sue stime, la percentuale di crop circles “real” sarebbe attorno al tre per cento. Questo vorrebbe dire all’incirca 500 glifi “buoni” da quando il fenomeno ha iniziato a manifestarsi regolarmente.

Secondo il mio pensiero, se andiamo ad analizziamo bene i disegni che formano i crop circles autentici notiamo che il loro denominatore comune è sempre un antico simbolo, anche se schematizzato. Tra tutti i simboli apparsi finora uno di quelli più frequenti è sempre stato quello che rappresenta il “centro geografico” e, soprattutto negli ultimi anni, si è evoluto in un simbolo molto antico ed estremamente rappresentativo. Sto parlando di Shu.Lim, il centro supremo (fig. 2a – 2b – 2c).




Si tratta di un simbolo che si trova rappresentato in diverse forme ma in tutte quante, se lo si riduce alla sua essenza primitiva, si rivela per quello che era in origine, l’antico centro di comando o semplicemente l’antico centro d’origine. Nella foto possiamo notare l’antico simbolo, Shu.Lim, raffigurato nel centro fisico della zona dei crop circles, Avebury. Come a voler dire il “centro supremo” nel “centro fisico”(fig. 2d e 2e).

Questo ci suggerisce un altro elemento per la nostra chiave, che diventa quindi:
Shu.Lim - Ki.En
Il Centro Supremo della Terra del Signore




Il cielo e la terra
Il discorso, però, non è ancora completo manca un tassello fondamentale per completare la frase. Si tratta della parte più complessa, quella che ha richiesto più tempo per essere scoperta. Già da qualche anno, infatti, avevo intuito che il “centro” della questione doveva trovarsi nel Wiltshire ma non riuscivo a capire come si legasse con la distesa di simboli che sono piovuti su questo luogo per così tanto tempo. Mi riferisco, naturalmente, solo alla parte autentica del fenomeno dei cerchi nel grano. E’ stato proprio quel “tappeto” di simboli, che per anni ho osservato speranzoso di poter decodificare, che all’improvviso ha avuto per me un senso in tutta la sua totalità. Per spiegare cosa ha fatto scattare in me la scintilla e per comprendere il concetto dobbiamo partire col capire cos’è un simbolo. La parola simbolo deriva dal latino symbolum che ha il significato approssimativo di "mettere insieme" due parti distinte.

I cerchi nel grano, a tal proposito, sono delle figure complesse, che si possono interpretare in diversi modi. Questo perché ogni singolo pittogramma in realtà, se lo si analizza bene, è un simbolo od un insieme di simboli. Ad esempio abbiamo figure come il famoso “Julia Set” che rappresentano sia una figura frattale sia la progressione matematica di Fibonacci (fig.3a). Poi troviamo il “globo alato” usato in tante culture antiche (fig. 3b e 3c), si tratta, infatti, di un simbolo originario dell’Assiria e dell’Egitto che è stato utilizzato anche da molte società iniziatiche come ad esempio la massoneria. Per continuare, dalla cultura sumera, troviamo la raffigurazione del pianeta Ni.bi.ru (fig. 3d) e poi un’immagine associabile ad una doppia elica di DNA, l’acido nucleico che contiene le informazioni genetiche necessarie alla biosintesi (fig. 3e). Infine (fig. 3f) possiamo trovare figure come una Menorah, un candelabro a sette braccia che nell'antichità veniva acceso all'interno del Tempio di Gerusalemme attraverso combustione di olio consacrato.






Apparentemente tutti i crop circles, presi uno ad uno, racchiudono un significato o più significati che sembra li rendano slegati gli uni dagli altri. Questo ha sempre tratto in inganno coloro che hanno cercato di trovare il bandolo della matassa. Cos’è che lega, quindi, un frattale, la raffigurazione di un pianeta mitologico, una Menorah, un’elica di DNA ed un “globo alato”? La risposta è: la conoscenza, che i Templari chiamavano gnosi. Il sapere, che è stato dato ai nostri padri dagli Anun.Na.Ki e che è stato tramandato fino a noi, fa si che ogni persona che lo possieda si elevi fino a comprendere chi è il Signore (En), non inteso come Dio.

Visto che gli dei-colonizzatori sono stati visti discendere dal cielo questo ci può portare a affermare che raggiungere il sapere è come dire “stabilire un legame tra il cielo e la terra”, con coloro che ci hanno creato. Quindi l’ultimo componente della nostra chiave simboleggiata dai cerchi nel grano è: il legame tra cielo e terra, che in sumero si traduceva Dur.An.Ki.
La nostra chiave di lettura sarà quindi:
Dur.An.Ki - Shu.Lim - Ki.En
Il Legame tra Cielo e Terra si trova nel Centro Supremo della Terra del Signore


Il mistero, però, non finisce qui. Ora dobbiamo scoprire cos’è e dove si trova esattamente il Legame tra Cielo e Terra.


La collina di Zel
C’è un luogo nella contea del Wiltshire che potrebbe combinarsi con la nostra chiave. I sumeri avevano un termine per descrivere i loro Ziggurat, che era E.Kur: la casa che è come una montagna. Questo ricorda molto il sito archeologico di Silbury Hill, che si trova vicino al super-henge di Avebury, nel centro della zona dei cerchi nel grano (fig.4). Si tratta di una piramide calcarea conica che ha un diametro di base di 140 metri per un’altezza di 40. E’ sempre stato un luogo misterioso ed incomprensibile. Il nome Silbury, come racconta la leggenda, proveniva da un fantomatico cavaliere di nome sir Zel, dall’armatura lucente che cavalcava un cavallo dai paramenti luminescenti che raggiungeva velocità straordinarie. Col passare del tempo Zel è diventato, in slang, Sil e la collina ha preso il nome di Silbury Hill, “la collina del Signore luminoso”. Potrebbe essere, quindi, la collina di sir Zel il Legame tra Cielo e Terra di cui, da tanto tempo, parlano i crop circles? Se fosse veramente così, i nostri avi ci avrebbero lasciato un mezzo di comunicazione, nel quale basterebbe solamente inserirvi la chiave, per scoprire da dove viene la nostra cultura.
Scarica gratuitamente il libro CROP CIRCLES: la chiave


Bibliografia
- L’enigma delle tracce circolari (Pat Delgado e Colin Andrews)
- Il mistero dei cerchi nel grano (Michael Hesemann)
- I nuovi cerchi nel grano (Michael Hesemann)
- La natura complessa dei cerchi nel grano (Eltjio Haselhoff)
- AA. VV. BLT Research (www.bltresearch.com)
- I misteri dell’antica Britannia (Hadingham)
- Il mistero di Stonehenge (John North)
- Il dodicesimo pianeta (Zecharia Sitchin)
- When time began (Zecharia Sitchin)
- Il Santo Graal (Henry Lincoln, Richard Leigh e Michael Baigent)
- Gli Ultimi Dei (Andrew Collins)
- Cloner le Christ (Didier Van Cauwelaert) (francese)
- I Templari Guardiani del Santo Graal (Franjo Terhart)
- Le Sette figlie di Eva (Bryan Sykes)
- Guerre atomiche al tempo degli dei (Zecharia Sitchin)
- 2000 A.C. Distruzione Atomica (David William Davenport - Ettore Vicenti)
- Il libro perduto del Dio Enki (Zecharia Sitchin)
- Il giorno degli dei (Zecharia Sitchin)
- La chiave di Hiram (Christopher Knight-Robert Lomas)


Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

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L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

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E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

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Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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