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venerdì 24 luglio 2026

SCUOLA DI ATENE

 showcase of kids' lives in ancient greecedi Dottor Roberto Slaviero 23.07.26 

Grande affresco di Raffaello Sanzio, databile circa nel 1510 dei tempi raccontatoci ufficialmente.

Sappiamo infatti, che molti ricercatori mettono in dubbio lo scorrere degli anni e la sua cronologia.

Situato nelle Stanze Vaticane, celebra illustri filosofi e matematici del passato. 

Al centro i due grandi

- Platone, con il libro ed il dito rivolto verso l’alto, verso il mondo del Cielo

- Aristotele, con il libro e mano disposto in orizzontale, verso il mondo tangibile e corporeo 

Non c’è però contrapposizione tra il Trascendente e l’Immanente, ma una, diciamo, collaborazione realistica; come in Cielo, cosi in Terra!! 

Lo stesso Raffaello si fa vedere sulla destra, sotto l’arco con un berretto scuro.

Svariati sono poi i personaggi dipinti, grandi personalità dell’intelligenza divina che si fa uomo; da Eraclito a Pitagora, da Ipazia grande matematica egiziana a Senofonte e all’ iranico Zoroastro e ai molti altri.

Chiaramente i critici si sono sbizzarriti nel decifrare i singoli artisti. 

Una cosa interessante è che gli artisti anche distanti secoli e secoli, sono vestiti più o meno uguali.

Il Sanzio, da una visione di contemporaneità ai grandi artisti! 

In effetti, potremmo pensare che il nostro scorrere nel tempo terrestre, nel Trascendente scorra molto più rapido od addirittura in contemporaneità tra i probabili Mondi od Universi interconnessi: come nei nostri sogni notturni, dove si salta da palo in frasca. 

Essendo degli ignoranti sulle varie realtà dei mondi interconnessi su piccole variazioni di lunghezze d’onda, come per la Radio o Tv, possiamo solo provare a ragionare per istinto, più che per raziocinio. 

Più platonici e meno aristotelici, più emisfero destro creativo, che sinistro più logico. 

Più legame con lo Spirito dei vegetali ed animali, con gli Esseri Elementali, che con la deriva folle delle IA. 

Alcuni viaggiatori nel mondo triptaminico della DMT, ricordano i lamenti di alberi antichi per quello che sta accadendo sul pianeta, dove loro ci ritengono dei parassiti irrispettosi della Creazione 

Vi ricordate il film Matrix 

Visto che la nostra ghiandola pineale (Epifesi), produce Dmt, sicuramente alla nascita e morte, ma forse anche in altre situazioni, dove collochiamo il mondo DMT?

E’ reale o solo fantasia?

E se non fosse reale, anche noi che produciamo DMT, siamo “irreali“? 

O come gli Npc dei giochi virtuali, controllati solo dagli algoritmi, paragonabili a persona senza coscienza? 

Il nostro mondo corporeo è estremamente limitato ed il nostro cervello è costruito per limitare le nostre percezioni, non per aumentarle. 

La Dmt è l’unica sostanza, che dopo un effetto temporaneo limitatissimo, ti riporta nel corporeo senza danni; risveglio e presa di coscienza immediata, senza stati tossici come altre sostanze, alcool compreso. 

Un bel mistero del nostro passaggio temporaneo sul pianeta Terra. 

Pianeta Terra disastrato da ingiustizie e guerre, comandato da demoni o per dirla alla Castaneda da Voladores, esseri disturbatori e manipolatori delle coscienze umane. 

I potenti del pianeta sono i loro servi, poiché bontà e giustizia non ci sono od è rarissimo trovarle. 

I fatti mondiali odierni, dimostrano che la manipolazione delle menti è totale e pochi riescono ad intendere gli accadimenti in atto. 

Credo che la nostra abilità consista nel vivere a cavallo tra la materia e lo spirito, tra il cielo e la terra, imparando dai mondi vegetali e animali il rispetto e le regole di convivenza.

Franz Kafka diceva

“C’è una meta, ma non una via“ 

quante vie ci sono per raggiungere la meta prefissasi?!

Quem sabe! 

O la meta è irraggiungibile e viviamo in una gigantesca simulazione, quali frammenti di un universo che vuole sperimentare l’autocoscienza attraverso frammentazioni e riproduzioni frattali nelle varie occasioni perseguibili nel corso dell’esistenza materiale? 

Qualcuno dice che pochi umani hanno uno spirito singolo e che la maggior parte ha anime di gruppo, tipo animali o vegetali. 

Credo di più, che molti umani siano senza coscienza, perché manipolati e sotto ipnosi fin da piccoli, attanagliati da paure inflittegli dagli Stati e dalle loro caste di comando, che servono unicamente a questo. 

Lo Stato non difende i propri cittadini ma li manipola e li controlla attraverso insegnamenti scolari, imposizioni e tasse. 

Quando eravamo nomadi nelle praterie eravamo spettacolari, oggi siamo demenziali. 

Comunque vada, siamo sulla via del non ritorno e poi, come sempre dopo una tremenda catastrofe il gioco riprenderà, speriamo con meno Npc; l’universo ama gli audaci, l’universo odia la staticità e la conformità e l’ignavia, Cristo docet! 

Con il cuore in pace, non ci resta che pensare e leggere spesso i grandi umani, dipinti dal Sanzio nel suo capolavoro.

Se si può, viaggiare e visitare luoghi e persone diverse del pianeta. 

Limitare al massimo le notizie offerte da Radio Londra, attraverso la mafia delle agenzie di stampa, tutte con le stesse notizie che vengono poi passate ai giornali, radio e tv.

Scandaloso!

I veri giornalisti di inchiesta si contano ormai sulle punte delle dita e quei pochi vengono minacciati o fatti fuori. 

Adesso si parla dei fattacci di Bologna, ok, ma la signora italiana morta pochi giorni fa in seguito alle ferite dello psicopatico di Modena con l’auto? 

Non fa notizia ed è una povera italiana.

Oggi il marciume più marciume è nei media di informazione che dirottano a loro piacimento le notizie per frullare i cervelli.

Ci mancava solo l’entrata in campo del nuovo Generale salvatore della patria…… 

Italia senza governo o meglio con un governicchio parzialmente ricusato dall’amministrazione Usa, che invece ha le idee molto chiare, anche se usa un Presidente che le spara a destra e a manca. 

Ma il grande Eraclito diceva;

              “panta rei”

tutto scorre e nulla permane e non ti puoi bagnare le mani nella stessa acqua di un fiume. 

Parole sante! 

Il divenire dovrebbe però spostarsi o modificarsi da quello che fu in passato e non ripetersi, se no è una fregatura, perché il disco allora si è inceppato!

Ipazia d'Alessandria: storia della scienziata, inventrice e filosofa ... 

Oggi gli integralisti islamici impiccano i giovani che non vogliono sottomettersi alle loro regole, ma nel passato Ipazia, insegnante di astronomia e filosofia alla Scuola neoplatonica di Alessandria d’Egitto, venne massacrata da cristiani perché ritenuta pagana! 

Era il mese di marzo del 415, e correva la quaresima:[84]

«un gruppo di cristiani dall'animo surriscaldato, guidati da un predicatore di nome Pietro, si misero d'accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci.[85] Dopo che l'ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brandelli del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli. Questo procurò non poco biasimo a Cirillo e alla chiesa di Alessandria. Infatti stragi, lotte e azioni simili a queste sono del tutto estranee a coloro che meditano le parole di Cristo.»

(Socrate Scolastico, cit., VII, 15) 

Vivetela con gioia questa vita e stati lontani da tutti gli integralismi di pensiero esistenti.

Meno religiosità e più fratellanza è quello che ci vuole. 

“per essere veramente grande, devi stare con la gente e non sopra di essa“

Montesquieu

Cari saluti.

FONTE

®wld 

martedì 26 luglio 2022

Il bene non fa notizia, il male invece, non manca mai di dare notizie di se

Prendiamo a paragone la recente storia avvenuta in quel di Milano, dove una donna di 37 anni ha lasciato sua figlia di appena 16 mesi sola in casa per 6 giorni, giustificandosi inizialmente di averla lasciata dalla nonna.

Nel caso vi fosse stato un milione di persone quel giorno, che si fossero date da fare per migliorare lo status di altri loro simili facendo buone azioni, in ogni caso sentiremmo parlare della madre snaturata per giorni nei vari giornali e telegiornali, piuttosto che di una sola parola di lode a chi anziché del male ha fatto del bene.

Si badi bene però, se ciò accade è perché gran parte delle persone pur essendo di per se di buona condotta, sembra abbiano bisogno di nutrirsi di notizie definite “tuono” per mantenere in se sveglio lo stato di allerta o rivelarsi significative, per tutte quelle persone che per quanto sia, hanno bisogno di essere risvegliate essendo coscienze sopite, in quanto in “coscienza” non sapendo la maggior parte delle persone riconoscere la linea che separa il bene dal male, sanno che il bene non viene mai a galla da se, semmai sarà il male che darà la spallata definitiva al bene, rimettendo cosi solo notizie a se confacenti.

Castaneda definiva determinate situazioni frutto di identita subumane, da questi definite e controllate da “voladores” ovvero quegli esseri infimi, eterei che si nutrono delle debolezze umane e che per opportunità si approssimano alle persone, nell’attesa perenne di una loro dimenticanza o errore sapendo cogliere l’attimo, avendo la capacità innata di tramutare il momento fatale in un guaio per il malcapitato di turno, grazie al quale diventa poi difficile uscire dalla situazione infausta a lui capitata, lasciandolo in squilibrio tra quello che è il dire e il fare, rendendolo cosi un perenne indeciso.

L’uomo non potendo padroneggiare sulla morte, pur possedendo il libero arbitrio, impronta la propria vita non sulla vita stessa, ma sulla paura “inculcata lui” della morte, quando per logica la morte, altro non è che il prosieguo oscuro della vita, dove il corpo e le cose terrene non hanno più valore, ma è l’anima, che non dovendo più trascinarsi dietro il peso della coscienza vaga libera da ogni bisogno terreno a cominciare dai vestiti, che per quanto utili siano stati nelle varie stagioni, non hanno più da vestire vergogne che l’uomo si porta dietro dalla nascita, facendo modo di conoscere finalmente la “libertà” totale che cerca in tutta la sua esistenza senza mai trovarla.

Ora sai il perché ci sono definizioni umane, che contrastano con la nostra stessa esistenza! Siamo portati a credere che tutto sia da guadagnare, quando invece questa altro non è che una forzatura, peraltro foriera di cattivi consigli.

C’è invece un tempo per ogni cosa e non lo si troverà dentro l’orologio, ma in un tempo senza tempo definito futuro, infatti e benché non ce ne rendiamo conto, l’uomo è il frutto del futuro dei suoi genitori per andare a guadagnarsi in vita il suo futuro. Non a caso si dice che la “frenesia” che è poi la causa primaria degli errori umani e del male che ne consegue, sia questa per questo cattiva consigliera.

venerdì 13 luglio 2018

Castaeneda alla scuola degli stregoni brujos

 
L’ultima intervista di Carlos Castaneda    

di Cesare Medail, giornalista del Corriere della Sera e autore del libro “Le Piccole Porte” edito da Corbaccio (fuori catalogo)

“Los Angeles. Che fine ha fatto Castaneda? Perché è sparito? E’ prigioniero? Si è suicidato? E’ morto vent’anni fa su un pullman messicano? Sono veramente suoi gli ultimi libri? Queste e altre fantasie sono fiorite attorno all’antropologo di origine peruviana divenuto scrittore di culto attorno al ’68, dopo aver raccontato i propri anni di full immersion nella stregoneria messicana; un mistero alimentato dalla sua effettiva sparizione dalla pubblica scena, oltre che dall’ assenza di foto (salvo una che lo ritrae studente) e di registrazioni audio e video.

Carlos Castaneda, settantadue anni, si è materializzato sulla porta di un piccolo ristorante francese, il Moustache Café di Westwood, il volto seminascosto da un berretto nero ben calcato in fronte. Dopo un mese di fax e telefonate con i suoi agenti, rinvii e un contrordine dell’ultima ora, Castaneda era lì, il 12 novembre 1997, per concedere una delle rarissime interviste della sua vita al riparo dei mass media, la prima, dopo decenni, a un giornale europeo. Non alto, asciutto, carnagione bruna, capelli grigi e lisci, un po’ arruffati, occhi scuri in moto perpetuo, volto capace di modulare espressioni più varie come i comici del muto.

Stiamo a tavola quattro ore, lui quasi non mangia ma si produce in un crescendo di umorismo e filosofia, parole di saggezza e scherzi con le due compagne, Talia Bey, presidente di Cleargreen, società che cura le iniziative che lo riguardano, e Florinda Donner, una delle tre antropologhe che lo hanno seguito nelle esperienze vissute tra i brujos, gli stregoni del Messico.

Mentre cercava una via di fuga dall’America opulenta, la cultura alternativa, uscita dalle ceneri della protesta degli anni Sessanta, fu stregata dai suoi racconti. Nel 1973, Time gli dedicò la copertina. La gloria durò fino alle metà degli anni Settanta, quando scattò una campagna di denigrazione accademica a colpi di saggi dove il suo nome era inesorabilmente accompagnato dal termine hoax, truffatore…

Ma che cosa avevano di eversivo quei libri venduti a milioni di copie? Trasmettevano un sapere che sgretolava la compattezza del mondo empirico: don Juan Matus, lo stregone del deserto di Sonora incontrato alla stazione degli autobus di Nogales (Arizona) divenuto un mito letterario, gli impartì un tirocinio di tredici anni prima usando la droga, poi semplici gesti per fargli sperimentare quei livelli di realtà che presto divennero un miraggio per chiunque in America coltivasse gli “stati alterati di coscienza”. L’anatema accademico non fermò l’uscita dei suoi libri, ma di lui si persero le tracce.

“Non sono affatto sparito” protesta Castaneda. “Solo che per molti anni non c’era modo di contattarmi, dato che ero a coltivare giardini sulle montagne del Guatemala, una terra dalle tradizioni vicine ai brujos messicani”. Certo in quegli anni Castaneda non si limitò a fare giardinaggio ma approfondì le tecniche di quegli stregoni che non sapevano ben maneggiare l’enormità delle conoscenze ereditate nei secoli. In segreto. Castaneda in quegli ultimi anni cercò di divulgare gli straordinari insegnamenti che aveva appreso prima che andassero perduti per sempre… Qual’era l’intento dei brujos? “L’intento, lo scopo ultimo – continua Castaneda – è la libertà che si raggiunge tramite la consapevolezza dell’essere: non è solo questione di benessere psicofisico.

Per i brujos, noi siamo come una città assediata da un Predatore molto speciale che fa parte dell’universo: è una forza invisibile che loro riescono a vedere fisicamente, mentre divora la nostre energia. Il Predatore ci toglie la consapevolezza di essere tutt’uno col fluire dell’universo: e ci lascia in balia dell’Ego, prigionieri dell’egomania e per questo infelici. Ridistribuendo l’energia bloccata con i giusti movimenti, i passi magici possono fermare il Predatore, favorendo la crescita della consapevolezza e l’espandersi della percezione. E’ a questo punto che i praticanti sono in grado di accedere a mondi inimmaginabili”.

Ma quei mondi sono reali o si tratta di una finzione letteraria, o di un prodotto del subcosciente stimolato dalle pratiche dei brujos e dalle droghe?

“Alla scuola degli stregoni ho avuto percezione di mondi concreti e pericolosi, talmente concreti che ti attraggono e talora non ti fanno uscire, Sono certo che non sono prodotti dalla psiche perché, in tali esperienze, le situazioni si possono fissare, ripetere in modo sempre identico: al contrario le visioni indotte dal subcosciente sono cangianti, mutano di continuo. In quanto alle droghe, don Juan me ne ha propinate molte, e fortissime. Per questo ho lo stomaco ridotto così male: prendo un goccio di caffè, che già mi sento in colpa! Allora ero prigioniero del buon senso, quadrato, testardo, perché mi avevano educato persone vecchie di mente, piene di pregiudizi, paurose del nuovo. Le droghe di don Juan hanno scardinato questo mondo: per entrare nel suo bisogna essere fluidi, senza idee precostituite e soprattutto senza paura dell’ignoto. Poi non c’è stato più bisogno di mescalito”.

Certo, le esperienze che Castaneda aveva tentato di trasmettere non erano, a suo dire, riconducibili ad alcuna categoria del mondo civilizzato; potevano risultare incomprensibili, ma certamente minavano la fede nel mondo visibile come unica possibilità dell’essere, la fede nella “fasciatura aderentissima che ci stringe vietandoci di percepire i soffi di realtà diverse e maggiori”, come scrive Zolla nel saggio Il letterato e lo sciamano. Ma proprio qui stava il punto, il nodo irrisolto dei racconti castanediani come di tutta la letteratura visionaria. I mondi visitati e descritti da Carlos erano concreti, reali oppure soltanto il prodotto di uno stato allucinatorio, favorito prima dall’uso di droghe e poi dalle pratiche dei brujos? La questione poteva riguardare la sua iniziazione nei deserti messicani così come le esperienze dei mistici, dei veggenti, dei grandi sognatori d’ogni tempo. Di fronte ai miei dubbi, Castaneda mi parlò di Tonal e Nagual, spiegando che il primo corrispondeva alla realtà fisica coma la conosciamo, mentre il secondo è l’”altra possibilità dell’essere”, sperimentabile solo da chi impara a vedere “oltre l’apparenza”.

A questo punto provai a insistere sull’”altra possibilità dell’essere” (l’intervista era finita ma lui mi sollecitava: “Chiedi, chiedi non so se sarò ancora qui quando tornerai”; sarebbe morto sei mesi dopo). In altre parole gli domandai: che cosa si intravede dalla porticina della visione, aperta nel grande portone del mondo ordinario? Castaneda mi rispose che i brujos potevano vedere gli uomini come conglomerati di energia, come una sorta di sfere tenute insieme da filamenti luminosi che le attraversano e si diramano all’infinito. In ciascuna sfera essi vedono energia rafferma, inutilizzata, che riescono a sbloccare, a ridistribuire nel corpo, attraverso pratiche molto semplici, magari con un colpetto in un punto particolare, sulla scapola del discepolo. 

L’allievo dello stregone insisteva sull’unicità dell’insegnamento dei Nagual, che non sarebbe comparabile in nulla alle tradizioni religiose o alle scuole iniziatiche d’Oriente e d’Occidente. Io stesso percepivo quei discorsi come alieni. Tuttavia quelle ”uova” luminose, poco a poco, mi diventavano familiari: pensavo alle mandorle di luce nelle quali i pittori racchiudevano i santi, alle sfere di Bosch, alle aure fiammeggianti di certi bodhisattva o di figure sacre dell’induismo.

La suggestione di quei discorsi mi spinse ad andare oltre, a chiedere per esempio che cosa si aspetta un Nagual dopo la fine del corpo. In particolare pensavo all’episodio del “salto nell’abisso” che più di ogni altro fa a pugni con la ragione nella saga di Castaneda. Don Juan si getta in un burrone e scompare, almeno dal nostro piano di realtà; ma la prova decisiva per diventare Nagual esige che anche Carlos, con tre discepoli, vi si lanci. Ciò avviene senza che si sfracellino: la violazione dell’ordine naturale è palese. In proposito Zolla cita l’ascesa di San Paolo al Terzo Cielo: “Fu col corpo? O non con il corpo? Non lo so si chiese l’apostolo”; e Castaneda gli fa eco:

“Saltammo con il corpo o con l’immaginazione allucinata nel vortice dell’energia pura? Non lo sappiamo”. Carlos non ha una risposta ma ricorda che da quell’esperienza uscì radicalmente mutato quanto a percezione sottile, capacità visionaria e potere di interagire con la materia delle visioni. D’altra parte, nessun mistico dispone delle parole necessarie a descrivere l’indicibile dell’esperienza estatica. Alla domanda su che cosa aspettasse gli stregoni dopo la morte, Castaneda scoppiò in una risata accusandomi di usare la mia logica per un sistema assolutamente prelogico. Ma io insistevo: che fine ha fatto don Juan? Il suo tono cambiò e si fece per una volta grave:

“Alla fine della vita i corpi degli stregoni bruciano dall’interno prima di sparire come un soffio d’aria e trasformarsi in energia pura dotata di consapevolezza”.

In fondo, mi dissi, si tratta del cambiamento di stato di un essere che mantiene coscienza di sé oltre il trapasso: concetto della sopravvivenza alla morte non troppo diverso da quanto concepito da filosofi, teologi, religiosi di ogni tempo e cultura. Ma “dopo”, domandai, che cosa avviene di quell’energia consapevole nella quale il corpo si trasforma e che sopravvive a esso? E Carlos:

”Alla fine della vita non ci aspettano né paradisi né inferni, né reincarnazione, né nirvana. Il vero premio è continuare la lotta per acquisire sempre maggiore consapevolezza in altri livelli di realtà, concreti, dove si può nascere, vivere e morire; e dove il corpo, nella sua nuova forma, è atteso da nuove sfide e non sfide: La lotta continua: ed è una visione tremendamente congrua con le moderne teorie sulla natura dell’universo”.

Alle ultime parole Castaneda diede molta enfasi, battendo il pugno sul tavolo. L’idea di vari livelli di realtà (che don Juan paragona agli strati di una cipolla) può anche ricordare le molteplici dimensioni dell’universo (o multiverso) concepite dalla fisica moderna; ma soprattutto ricorda quanti in Occidente hanno ipotizzato vari gradi o livelli dell’essere, da Giordano Bruno alla purificazione attraverso esistenze successive (sulla terra ma anche in mondi superiori) degli orientali. L’uomo-mago di Bruno non è in balia della natura mutante ma può padroneggiarla per elevarsi e salire, attraverso un lungo e aspro processo di purificazione, i diversi piani dell’essere. Non troppo diverso da don Juan.

Quando lasciammo il Moustache Café, Carlos mi parve molto più vicino di quanto facessero supporre l’estraneità dei suoi racconti alle nostre categorie mentali. Mi aveva aperto una porta su panorami inesorabilmente alieni ma poi, mano a mano che osservavo i particolari e scoprivo riferimenti familiari, avevo avuto l’impressione di ritrovarmi a casa, sia pure arricchito da prospettive e angoli di visuale sovvertiti rispetto alla mia geografia culturale.

Lo stesso Castaneda, nell’accompagnarmi in albergo, manifestava cordialità, mi parlava del film mai girato con Fellini e mi confidò di avere frequentato da ragazzo l’Accademia di Brera, quando era diretta dallo scultore Marino Marini, a due passi dalla mia casa a Milano.

Sulla porta dell’albergo mi abbracciò a lungo: forse sapeva che non ci saremmo più rivisti, in ogni caso avvertivo una commozione imprevista nel discepolo dello stregone. Ripensavo alle “infinite maschere di Dio” di cui parlava il romanziere cristiano Morris West e mi domandavo se almeno una di esse non fosse applicabile a quell’antica tradizione messicana. Ne sapevo troppo poco per rispondere. Sicuramente quelle ore mi avevano dato la possibilità di guardare al pensiero occidentale, alla stessa questione metafisica, al confronto fra culture e tradizioni, da un punto di vista assolutamente eccentrico rispetto alle mie conoscenze. Anche Castaneda era stato una risorsa; ne ero, e ne sono più che convinto.

Estratti dal libro “Le Piccole Porte” edito da Corbaccio (fuori catalogo) di Cesare Medail, giornalista del Corriere della Sera e ricercatore del sacro – tramite il sito di Giorgio Cerquetti, www.cerquetti.org  


lunedì 23 giugno 2014

Il software che guida il pensiero


Voladores: Esseri Oscuri, sullo sfondo del Campo Energetico Umano 

«Gli sciamani dell’antico Messico scoprirono che abbiamo un compagno che resta con noi per tutta la vita, un predatore che emerge dalle profondità del cosmo e assume il dominio della nostra vita.» don Juan Matus 
Perché desideriamo che qualcuno ci guidi quando possiamo fare da soli?»
«Gli sciamani dell’antico Messico scoprirono che abbiamo un compagno che resta con noi per tutta la vita, un predatore che emerge dalle profondità del cosmo e assume il dominio della nostra vita.» don Juan Matus (1)

Rispetto a quanto riferito fino ad ora della concezione tolteca, le considerazioni che seguono possono apparire ancora più sconcertanti e possono generare una varietà di reazioni nel lettore: di difesa come il rifiuto o di consapevolezza profonda come angoscia, senso di schifo, paranoia. Rivolgo per questo al lettore lo stesso invito che il Nagual Carlos fece alla conferenza di Santa Monica, in California, nel 1993 – la sua prima apparizione pubblica dopo decenni di totale anonimato:

«Il mio nome è Carlos Castaneda. Vorrei pregarvi di una cosa. Vi prego di sospendere per oggi il giudizio. Vi prego di aprirvi – anche solo per un’ora – alla possibilità che sto per presentarvi. Per trent’anni sono stato irreperibile. Non sono solito rivolgermi alla gente e parlare. Ma ora, per un momento, sono qui. È nostro dovere ripagare un debito a coloro che hanno fatto la fatica di mostrarci certe cose. Questo sapere noi lo abbiamo ereditato. Don Juan ci disse che non dobbiamo difenderlo. Vorremmo farvi capire che ci sono opzioni, possibilità insolite che non sono fuori dalla vostra portata.» (2)

Gli antichi stregoni si accorsero per primi che qualcosa non andava per il verso giusto. Essi videro che nei bambini, le Emanazioni Luminose – tenute insieme da una forza agglutinante nella forma di un uovo – erano anche ricoperte da una patina di straordinario splendore. Videro che alla crescita del bambino questa patina, anziché svilupparsi anch’essa di conseguenza, diminuiva drammaticamente. Videro che questo involucro di luce era direttamente correlato alla consapevolezza dell’individuo e lo chiamarono lo Splendore della Consapevolezza.
 
La consapevolezza non si sviluppava come sarebbe stato naturale.
Inquietati da questa incongruenza estesero le loro indagini e scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili.

Quelli che volano, oscure ombre di fango parassite, predatori alieni
Gli sciamani toltechi scoprirono la presenza di esseri oscuri posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili. Gli stregoni videro che questi esseri oscuri si cibavano della lucentezza della consapevolezza di ogni individuo, riducendone sempre di più la patina luminosa. Le entità oscure sono particolari esseri inorganici, coscienti e molto evoluti e poiché si muovono saltellando o volando come spaventose ombre vampire furono chiamati los Voladores, ovvero quelli che volano.
Don Juan: «Sei arrivato, e con le tue sole forze, a ciò che per gli sciamani dell’antico Messico era la questione suprema. Per tutto questo tempo non ho fatto che menare il can per l’aia, insinuando in te l’idea di un qualcosa che ci tiene prigionieri. Ed è davvero così!»

Carlos: «Perché questo predatore ci avrebbe sottomessi nel modo che stai descrivendo, don Juan? Dev’esserci una spiegazione logica.»
Don Juan: «Una spiegazione c’è ed è la più semplice che si possa immaginare. I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie…» (1) 

I Voladores si nutrono solo di un determinato tipo di energia e, come vedremo, noi produciamo molta di quella energia. Questo ci fa essere le prede ideali da mungere quotidianamente. Il danno energetico che questa azione predatrice ci arreca è immenso. Siamo esseri magici dotati di possibilità infinite condannati a brandelli di consapevolezza: i Voladores consumano regolarmente la patina luminosa – che torna a crescere per sua natura – e come impeccabili giardinieri tengono l’erba rasa sempre allo stesso (misero) livello. Gli sciamani vedono che la patina di luminosità rimastaci è una piccola pozzanghera di luce sotto i piedi, che non arriva nemmeno agli alluci. Questa consapevolezza rimastaci è davvero poca cosa e ci permette giusto di interagire nel mondo quotidiano fissato dalla socializzazione, ma certo non ci dà modo di comprendere la nostra reale situazione o di riconoscere che condividiamo lo stesso destino degli animali che alleviamo. Come inconsapevoli schiavi ci identifichiamo nei nostri predatori e riproponiamo i loro nefandi comportamenti con la natura in generale inquinando, disboscando, distruggendo e «sfruttiamo noi stessi senza ritegno i nostri animali: li mungiamo, li tosiamo, prendiamo loro le uova e poi li macelliamo o li rendiamo in diversi modi sottomessi e mansueti. Li leghiamo, li mettiamo in gabbia, tagliamo loro le ali, le corna, gli artigli ed i becchi, li ammaestriamo rendendoli dipendenti e gli togliamo poco a poco l’aggressività e l’istinto naturale per la libertà.» (2)

Ci manca l’energia, non possiamo fare altro che specchiarci, nella pozzanghera di consapevolezza, in un limitato e illusorio riflesso di sé, una falsa personalità. «La coscienza delle suole rispecchia la nostra immagine, la nostra superbia e il nostro ego, i quali alla fine non sono altro che la nostra vera gabbia.» (3)
L’esigua pozzanghera di consapevolezza è l’epicentro dell’egocentrismo in cui l’uomo è inconsapevolmente intrappolato. Ci hanno tolto tutta l’energia, ma ci hanno lasciato proprio quella che ruota intorno all’Ego! E proprio facendo leva sul nostro egocentrismo i Voladores creano fiammate di consapevolezza che poi voracemente consumano. I predatori alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, tutti gli eccessi, l’autocompiacimento ma anche l’autocommiserazione. Le fiamme energetiche generate da queste qualità “disarmoniche” sono il loro cibo prediletto. I Voladores non amano invece la qualità vibrazionale della consapevolezza, dell’amore puro, dell’armonia, dell’equilibrio, della pace, della sobrietà… in una parola aborriscono la qualità energetica della crescita evolutiva, e hanno ogni vantaggio nel boicottare ogni nostro incremento di coscienza.

«La nostra mentalità da schiavi, che nella cultura giudeo-cristiana ci promette consolazione nell’aldilà, non porta alcun vantaggio a noi stessi, bensì ad una forza estranea, che in cambio della nostra energia ci fornisce credenze, fedi e modi di vedere che limitano le nostre possibilità e ci fanno cadere nella dipendenza.» (4)

Secondo don Juan sono stati proprio i Voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, le abitudini, le consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.

L'Installazione Estranea dei Voladores
Sono stati proprio i voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, abitudini, consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.

Carlos: «Ma come ci riescono, don Juan? Ci sussurrano queste cose all’orecchio mentre dormiamo?» 

Don Juan: «Certamente no. Sarebbe idiota! Sono infinitamente più efficienti e organizzati. Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente dal punto di vista dello stratega. Orrenda nell’ottica di chi la subisce. Ci hanno dato la loro mente!


CI HANNO DATO LA LORO MENTE! 

Mi ascolti? I predatori ci hanno dato la loro mente che è la nostra. La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene… Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti. Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità. L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è una installazione estranea.» 

Carlos: «Ma se gli sciamani dell’antico Messico e quelli attuali vedono i predatori, perché non fanno nulla?»

Don Juan: «Non c’è nulla che tu e io possiamo fare se non esercitare l’autodisciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Non perché non ti credano. Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.» (1)

 

Non c’è da meravigliarsi dunque del fatto che i bambini hanno spesso paura di demoni, mostri, spiriti o strane ombre (l’Uomo Nero) che secondo loro si nasconderebbero sotto il letto, dietro le porte, negli armadi, etc.  
I bambini piccoli vedono e solo quando hanno raggiunto una certa quota di socializzazione smettono di vedere, e ciò che prima era visibile si manifesta come inconscia presenza, come inquietudine, paura, disperazione, depressione… 

«La mente di quello che vola non ha rivali. Quando si propone qualcosa non può che concordare con se stessa e indurti a credere di aver fatto qualcosa di meritevole. La mente di quello che vola ti dirà che qualsiasi cosa dica Juan Matus è solo un mucchio di sciocchezze e quindi essa stessa concorderà con la sua affermazione, “ma certo, sono sciocchezze” dirai tu. È così che ci sconfiggono.» Don Juan Matus (2)

Il recente film The Matrix dà forma in maniera efficace a queste tematiche castanediane: il Tonal dei toltechi – ovvero il mondo quotidiano frutto della socializzazione e mantenuto dall’attività della mente – è Matrix, una terrificante trappola che consente a delle entità (in questo caso macchine) di depredare l’energia degli esseri umani. I pensieri che attraversano la nostra mente sono certamente “nostri”, ma la mente, attraverso la socializzazione, ne dirige il percorso in modo tale che essi sono “liberi” non più di quanto lo sia un treno su delle rotaie. I dati sensoriali sono i nostri, ma il software che guida il pensiero è estraneo.

Il pensiero ricrea costantemente il mondo così come lo vediamo (o meglio, così come ci è stato insegnato a vederlo. Fermare il pensiero per gli sciamani toltechi significa “fermare il mondo” e vedere le cose come sono veramente: pura energia.

Don Juan spiega che gli sciamani possono sconfiggere l’installazione estranea attraverso una vita di impeccabilità (uso strategico dell’energia) perché la disciplina strema in modo incommensurabile la mente aliena. La disciplina e la sobrietà sono qualità della consapevolezza che rendono la patina di splendore dell’uovo luminoso sgradevole al gusto dei Voladores. Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore e si entra nel silenzio interiore si affatica la mente del predatore in modo così insostenibile che l’Installazione Estranea fugge. Successivamente essa ritorna, ma indebolita. Attraverso ripetuti stati di silenzio interiore l’Installazione Estranea prima o poi viene sconfitta e non torna. 

Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore, il mondo così come lo conosciamo collassa e affiorano aspetti di noi del tutto straordinari, come se fino a quel momento fossero stati sorvegliati a vista dalle nostre parole. Don Juan sostiene che il giorno in cui la Mente Estranea ci abbandona è il giorno più triste e difficile, poiché siamo costretti a contare solo sulle nostre forze e non c’è più nessuno a dirci cosa dobbiamo fare. Dopo un’esistenza di schiavitù, la nostra vera mente è molto debole e insicura e deve ritrovare la sua identità. 

La Libertà e il Vivere consapevolmente nel Momento Presente
La via tolteca fornisce agli amanti della libertà tantissime tecniche pratiche per uscire dalla prigione della vita quotidiana, dalla schiavitù della socializzazione. Oltre a quanto già considerato attraverso le arti dell’Intento, dell’Agguato e del Sognare, gli sciamani praticano la Ricapitolazione e i Passi Magici (la Tensegrità).

LA RICAPITOLAZIONE è la tecnica respiratoria e di rievocazione per recuperare tutte le energie perdute nelle infinite situazioni e negli innumerevoli incontri della nostra vita e per abbandonare le energie tossiche che tali situazioni o persone hanno lasciato in noi.

LA TENSEGRITA' è l’eredità dei Passi Magici che gli antichi stregoni ci hanno lasciato. Attraverso moltissime sequenze di movimenti possiamo attingere alle energie dell’universo e invocare la forza dell’Intento in noi. Questo ci ridona forza, sobrietà, salute e determinazione. E di tutto questo abbiamo un gran bisogno, perché c’è da lottare più che mai con le proprie risorse e attraverso un atteggiamento di presenza in un momento storico delicatissimo che appare come una svolta epocale.  

Carlos racconta:

«Il predatore che don Juan mi aveva descritto e che avevo visto non aveva nulla di benevolo. Era immensamente grande, osceno, indifferente. Avevo percepito con chiarezza il disprezzo che provava nei nostri confronti. Non c’era da dubitare che tanto tempo addietro quelli della sua specie ci avessero schiacciati, rendendoci deboli, vulnerabili e docili… Mi sedetti e piansi fino a non poterne più. Ma non era per me stesso che piangevo. A difendermi dai predatori avevo la mia collera, il mio inflessibile intento. Piangevo per i miei simili…» (1)

Lo studioso tolteco Norbert Classen ci ricorda che se «ci vogliamo effettivamente liberare dai voladores e da quella parte dell’intelletto che non è nostra, dobbiamo cominciare dal falso dualismo del nostro Ego, dallo specchiarci nella pozzanghera di consapevolezza, e ritornare a osservare il mondo per quello che è, cioè pura energia, che non è né buona né cattiva. Se riusciamo in questo, potremo riconoscere che oltre il velo del conosciuto e degli stretti confini del quotidiano ci attende un universo immenso e meraviglioso. Certo è un universo predatorio con voladores e uomini altrettanto rapaci, ma questa constatazione non significa il dover giudicare; mette anzi noi, i voladores e tutto ciò che esiste su uno stesso piano. Solo se ci liberiamo dallo spirito di schiavitù e dallo schema fisso “carnefice-vittima” abbiamo davvero una chance di riguadagnare la nostra libertà – una chance di libertà dai dettami impostici dai voladores, dallo specchio del narcisismo, dagli obblighi della realtà quotidiana e dalla fissazione del Punto d’assemblaggio. Se ci disfiamo del giudizio dualistico e consideriamo gli avvenimenti che ci accadono non più come maledizioni e ricompense, ma come promettenti sfide, abbiamo mosso il primo passo sulla via che ci può portare fuori dalla prigione del nostro Io abituale: la Via del Guerriero.» (2)

La visione tolteca del mondo si configura dunque come un vasto interessante paradigma alternativo sia alla visione del mondo occidentale che a quella orientale. Uno sciamano saggio incarna le doti della pragmaticità e della fluidità e sapendo che nessun paradigma rappresenta la verità assoluta è libero di cambiare sistema a piacere, a seconda di ciò che ogni situazione richiede. Paradigmi diversi non sono per lui concepiti come antagonisti, minacciosi o sbagliati, ma semplicemente come diversi punti di vista.

Questa breve introduzione al mondo magico degli Sciamani Toltechi vuole essere un invito alla libertà e non può che concludersi con le parole di don Juan, uomo di conoscenza estremamente evoluto e libero, vero, impeccabile maestro:
«Per consentire alla magia di avere presa su di noi, non dobbiamo fare altro che bandire ogni dubbio dalla nostra mente. Una volta eliminati i dubbi, tutto diventa possibile.» (3) 

«Una volta raggiunto il silenzio interiore, tutto diventa possibile.« (4) 

Fonte originale: http://www.carloscastaneda.it 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI



Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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