mercoledì 14 dicembre 2011

tagli e diktat


Europa nemica, tagli e diktat: esautorati Stati e cittadini


L’accordo di Bruxelles sancisce la nascita di una nuova Europa basata sull’austerità e sul rigore di bilancio. È il trionfo dell’ideologia economica liberista più conservatrice e antisociale, che da scelta politica viene eretta a norma vincolante, come fosse una necessità oggettiva. Gli Stati rinunciano definitivamente al loro ruolo economico di stimolo alla crescita e allo sviluppo attraverso la sostenibilità del debito pubblico, e quindi attraverso la spesa pubblica, per perseguire un unico obiettivo: il raggiungimento del pareggio di bilancio per mezzo di drastici tagli alla spesa pubblica che ricadono, inevitabilmente, sulle fasce più povere della popolazione europea. E’ la sconfitta del sogno di un’Europa sociale e solidale, la vittoria dell’idea di Europa propria delle forze politiche di centrodestra, in particolare del centrodestra tedesco.
 
I devastanti effetti sociali di queste politiche di austerità devono ancora mostrarsi in tutta la loro brutalità. Politiche che vengono spacciate come Van Rompuy e Barroso tecniche, neutrali, necessarie e ineluttabili, ma non è così. Perché anche ponendosi come obiettivo il pareggio di bilancio, c’è da fare una scelta politica e ideologica su come raggiungerlo: tagliando le pensioni o facendo pagare i ricchi con una patrimoniale? Alla Grecia e all’Italia l’Unione europea ha imposto una scelta ideologica con letterine e commissariamenti.
Quando l’unione fiscale entrerà in vigore, questa prassi intrusiva verrà istituzionalizzata nei confronti di tutti i Paesi sottoposti alla cosiddetta “procedura di deficit eccessivo”: la Commissione europea avrà pieni poteri di indirizzo, controllo e sanzione nei confronti dei bilanci statali, deferendo alla Corte europea di giustizia gli Stati che sgarrano.

Quindi, un trasferimento di sovranità più forte di quello previsto dal Trattato di Maastricht. Ma il problema, a meno di non essere su posizioni ideologiche nazionaliste, non è la cessione di sovranità di per sé, ma il fatto che essa avvenga a favore di istituzioni sovranazionali caratterizzate da un forte deficit democratico e che impongono politiche rispondenti a un’ideologia ben precisa. Se non saranno più i governi eletti a decidere la politica economica dei singoli Paesi, bensì la Commissione europea che eletta non è, ci troviamo di fronte a un gravissimo problema di controllo democratico. A meno che i cittadini europei non eleggano in futuro la Commissione, o almeno il suo presidente, in maniera tale da poter Stefano Squarcinacondizionare le sue decisioni.

Referendum per sottoporre ai popoli l’adesione a questa nuova Europa? Faranno di tutto per evitarli, nonostante ci siano Paesi come l’Irlanda in cui ogni cessione di sovranità va sottoposta a referendum. Il trattato che dovrebbe essere firmato a marzo sarà intergovernativo e basterà la ratifica del parlamento. Sarà comunque un processo lungo, che vedrà la luce non prima di un anno, un anno e mezzo. Tempi lunghi, quindi, per affrontare l’emergenza della crisi: questo è l’altro grande problema dell’accordo di Bruxelles. A causa dell’insormontabile opposizione tedesca, sono state scartate tutte le misure urgenti che servivano per uscire dalla fase acuta della crisi: niente eurobond, niente misure di rilancio dell’economia, niente tassazione finanziaria.

L’unica cosa decisa è lo stanziamento di altri 200 miliardi di euro di aiuti per gli Stati in difficoltà, triangolati attraverso il Fondo monetario internazionale in maniera tale da poter accogliere anche fondi extraeuropei. A tenere a galla i Paesi in crisi nel breve periodo dovrà quindi essere per forza la Bce, continuando a comprare titoli italiani, spagnoli e greci di sottobanco.
(Stefano Squarcina, funzionario europarlamentare della Sinistra Unita Europea: dichiarazioni rilasciate ad Enrico Piovesana per “PeaceReporter”, dopo l’accordo faticosamente raggiunto a Bruxelles il 9 dicembre 2011 per la creazione di un’unione fiscale europea. Intervista integrale: “La nuova Europa antisociale”).

Fonte: 

mercoledì 7 dicembre 2011

TEMPO DI SALDI AL DISCOUNT ITALIA?


di Gianandrea Gaiani
 

5 dicembre – Per decenni l’Italia è stata un Paese a “sovranità limitata” con una politica estera e di Difesa coordinata e in molti casi imposta dai nostri principali alleati e soprattutto dagli statunitensi. Dal dopoguerra non era però mai successo che il nostro Paese si trovasse guidato da un “governo d’occupazione” che rispondesse direttamente alle “potenze occupanti” come accade oggi con il cosiddetto governo tecnico imposto dai franco-tedeschi e dalla nomenclatura della UE e messo insieme dal Quirinale consultandosi anche con la Casa Bianca che ha suggerito i ministri di Esteri e Difesa. Due figure di sicura fede atlantista come l’ambasciatore a Washington Giulio Terzi e il chairman del Comitato Militare della Nato, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola. Uomini idonei a garantire che l’Italia resterà un fedele alleato dell’America e manterrà i suoi impegni militari in Afghanistan. Nella sua prima audizione in Parlamento, Di Paola ha infatti confermato questo impegno mentre il titolare della Farnesina (ormai un mito per la stampa italiana perché usa Twitter) ha esordito sulla crisi iraniana dichiarando che "l'Italia sostiene con piena convinzione il piano di sanzioni economiche nei confronti dell'Iran annunciato dall'Amministrazione statunitense". Più appiattiti di così! Dopo l’attacco all’ambasciata britannica a Teheran, Terzi ha ritirato il nostro ambasciatore nonostante sul piano commerciale l’Italia abbia molti interessi in Iran. Nel timore di apparire poco filo-americano si è poi recato in Turchia a perorare la causa dell’ingresso di Ankara nella UE, come chiedono da tempo gli Usa. Posizioni che ci auguriamo siano state negoziate in cambio di robuste contropartite ma che temiamo costituiscono un pedaggio obbligato e gratuito nei confronti delle potenze occupanti. A Washington saranno certo soddisfatti ma per ora Terzi assomiglia più a un sottosegretario di Hillary Clinton che a un ministro italiano. Del resto Obama non ne poteva più di Silvio Berlusconi che aveva avuto (forse l’unica iniziativa degna di nota del suo governo) l’ardire di sviluppare una politica energetica e strategica con la Russia  di Putin e la Libia di Gheddafi che ci garantiva ampia autonomia, forse troppa per i nostri “tutori”.  Sia chiaro, la classe politica è indifendibile e la sua colpa più grave non è solo di aver consentito questa nuova forma d’invasione straniera ma di esserne in qualche modo complice. Le opposizioni e parte della stessa ex maggioranza non hanno fatto altro che ripetere che l’Europa  (parola pronunciata sempre con tono solenne, come faceva Romano Prodi) e “i mercati” volevano le dimissioni di Silvio Berlusconi. Nessuno che abbia avuto il coraggio di affermare che i governi italiani vengono fatti cadere dagli elettori italiani, non dalle banche, dagli speculatori, dagli stranieri e dai burocrati di Bruxelles. Invece sono tutti in ginocchio davanti a loro, divinità supreme ma sobrie. Nella migliore tradizione italiana, “Franza o Spagna purché se magna”.

Eppure i vertici del mondo bancario e della UE non sono più credibili dei nostri politici. Numerose inchieste hanno dimostrato lo sperpero di miliardi di euro da parte di Bruxelles e Strasburgo, gli eurodeputati costano di più e hanno più privilegi di quelli nazionali e la Bce nel 2008 alzò il costo del denaro nonostante gli evidenti sintomi di crisi dell’economia per rallentare  un’inflazione immaginaria determinata solo dal petrolio che aveva superato i 140 dollari al barile. Jean Claude Trichet ci ha riprovato nella primavera scorsa, ancora una volta confondendo l’inflazione con il petrolio alle stelle a causa della guerra libica. Ha alzato di nuovo il costo del denaro (e dei nostri mutui)  nonostante di ripresa si parlasse solo nelle preghiere. Giusto per dare un senso di continuità alle iniziative della Bce il nuovo presidente, Mario Draghi, ha deciso di riabbassarli dello 0,25 per cento la settimana scorsa. E poi ve lo ricordate il sobrio professor Monti magnificare all’Infedele di Gad Lerner il successo dell’euro che aveva costretto la Grecia ad assimilare “la cultura della stabilità”? Chi ci impone regole, governi e programmi economici non sembra brillare per competenza e autorevolezza. La costruzione dell’Europa del resto non ha mai avuto molto a che fare con il consenso popolare. Nessuno ha mai chiesto agli italiani e a molti altri popoli se volessero l’adesione all’Unione o all’euro. La UE non è riuscita neppure ad avere uno straccio di Costituzione poiché quella messa a punto è stara bocciata negli unici due referendum indetti in Olanda e Francia. Poco amate dagli elettori europei (che eleggono i parlamentari nazionali da inviare a Strasburgo ma non i membri della Commissione) le elefantiache e costosissime caste che guidano la UE e la Bce detestano referendum e suffragi popolari.  Quando in Grecia il premier Papandreu ha “osato” proporre un referendum per chiedere ai cittadini se volevano i sacrifici per restare nell’euro è stato “fucilato”  da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy , quest’ultimo lo ha anche insultato in uno dei suoi ormai consueti “fuori onda programmati”. Pochi giorni dopo il premier greco è stato costretto a dimettersi dalla defezione (casuale?) di quattro deputati del suo partito e a guidare  il nuovo governo (ovviamente tecnico) è stato chiamato un banchiere, Lucas Demetrios Papademos, ex governatore della Banca Centrale greca ed ex numero due della Bce. Dovrà gestire un programma di austerity nel quale i saldi di Stato consentiranno ottimi affari per la grande finanza, i grandi investitori, gli speculatori e i grandi gruppi internazionali, soprattutto quelli franco-tedeschi perché le banche di Parigi e Berlino detengono buona parte del debito greco.

Nonostante l’Italia rappresenti l’ottava potenza economica mondiale non è stata trattata meglio. Anche Berlusconi ha avuto i suoi “traditori” e i suoi” avvertimenti”.  Come l’attacco borsistico a Mediaset (meno 12 per cento in un sol giorno) che ha “consigliato”  il premier di  ritirare l’idea di posticipare le dimissioni e appoggiare la candidatura di Monti, nominato poche ore dopo senatore a vita dal Quirinale. Fino a pochi anni or sono sarebbe bastato molto meno per denunciare minacce alla democrazia o ingerenze esterne nella vita politica italiana. Appena  nominato il sobrio premier Mario Monti è andato in ginocchio dal presidente della commissione europea Josè Manuel Barros a farsi indicare le priorità della sua agenda, poi dal presidente del consiglio europeo Herman van Romupuy, da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy a promettere che “farà i compiti a casa” e a “impressionare” la cancelliera tedesca per le misure che adotterà delle quali non aveva però ancora informato né il Parlamento né l’opinione pubblica. Ora però che la nuova manovra da 25 miliardi di euro sta prendendo corpo siamo impressionati anche noi ma non certo in positivo. Di fatto solo tasse per tutti, una stangata più che una manovra che sembra voler affossare ogni possibilità di sviluppo rendendoci ancora più sudditi e meno cittadini. E’ questa la rivoluzione liberale dei professori/banchieri? E’ questa la svolta che ridarà fiato all’economia italiana? Roba che non era più una novità già ai tempi dei governi Andreotti. Per attuare queste misure non c’era bisogno di scomodare i luminari della Bocconi o il gotha dei banchieri, bastava e avanzava la nostra penosa classe politica. Infatti queste misure rivoluzionarie hanno soddisfatto la Merkel e Sarkozy che hanno espresso a Monti “fiducia e sostegno”, forse perché il professore ha accettato di trasformare l’Italia in un bel discount grazie all’impegno ad abrogare la “golden share”, il meccanismo che ha finora permesso allo Stato di conservare il controllo di aziende strategiche nei settori energetici di energia, comunicazioni e difesa: Eni, Snam rete gas, Enel, Telecom e Finmeccanica. Una questione di libertà di mercato sottolineano alla Ue e alla Bce, dove le pressioni sull’Italia in tal senso sono fortissime ma dove nessuno sembra aver fretta di demolire meccanismi simili presenti in Germania, Francia e altri Paesi dell’area euro per impedire “scalate” agli asset strategici nazionali. Ma è possibile che con l’euro che rischia di andare a fondo l’asse franco-tedesco che domina Ue e Bce non abbiano di meglio a cui pensare che alla “golden share” italiana?  Possibile che tutte le misure urgenti per le quali il governo Berlusconi era inadeguato e che dovevano essere adottate immediatamente (pena la catastrofe) non se ne sia vista nemmeno una ma si parli di “golden share”? Il motivo pare evidente e lascia aperti molti sospetti circa il perché all’Italia, con i conti per molti versi più in ordine di quelli francesi (che possono rifiutare il controllo di Bruxelles sul loro bilancio) o britannici (che hanno avuto la scaltrezza di restare fuori dalla truffa dell’euro), non sia stato concesso il privilegio di andare al voto come la Spagna. Prima di tornare ad essere un Paese democratico dobbiamo vendere, anzi svendere considerati i chiari di luna borsistici, le nostre aziende di punta agli stranieri, o per meglio dire ai nostri concorrenti. Quei Paesi (dagli Usa alla Gran Bretagna, dalla Francia alla Germania) che come si è visto chiaramente in questi ultimi tempi (dalle questioni finanziarie alla guerra in Libia) possono venire definiti partner solo da chi è in affari con loro.

Perché è evidente che nell’attuale situazione, con Finmeccanica che dopo il recente (casuale?) mega crollo borsistico ha una capitalizzazione di appena due miliardi ( solo i suoi beni immobili valgono il doppio), abrogare entro un mese la “golden share” significa consentire ai colossi anglo-americani e franco-tedeschi della Difesa (Thales e EADS  in testa) di inglobare il gruppo italiano o le sue aziende più competitive. Pochi giorni or sono a Berlino è stato firmato un accordo di militare tra Italia e Germania  che dovrebbe  bilanciare l’asse franco-britannico nel campo della Difesa (a proposito di Europa unita !) e che prevede una stretta cooperazione industriale in diversi settori ma che potrebbe trasformarsi in sudditanza tecnologica dell’Italia se svendessimo le nostre aziende del settore. I segnali in questo senso ci sono tutti e un documentato articolo della Stampa (che riproponiamo nella sezione Industria) ha evidenziato il concreto interesse della francese Thales ad acquisire Oto Melara e Wass.  Fino a un anno or sono coi francesi si discuteva di joint ventures paritetiche, oggi i Galli calano in Italia al grido di “guai ai vinti” come fece Brenno un po’ di tempo fa. Certo il sobrio Mario Monti ha detto subito, nel discorso di presentazione del suo governo in Parlamento, che si offende a sentire parlare di “poteri forti”, di governo dei banchieri che ha usurpato il potere al popolo benché proprio la grande finanza sia stata all’origine della crisi nella quale ci dibattiamo dal 2008.  Peccato che mentre la stampa italiana si è sdraiata adorante ai suoi sobri piedi a Parigi il quotidiano “Le Monde” abbia ricordato in un articolo del 14 novembre dal titolo eloquente ”Goldman Sachs, le trait d'union entre Mario Draghi, Mario Monti et Lucas Papadémos”  che gli uomini al governo senza il  consenso elettorale  in Italia, Grecia e alla Banca centrale europea sono consulenti della grande banca statunitense la cui formidabile influenza in Europa sembra essere sfuggita a molti. Monti del resto ha ragione quando afferma che di poteri forti purtroppo non ne esistono in Italia. Infatti il nostro Paese è oggi in mano a poteri forti stranieri e non certo amichevoli. Non si spiega infatti perché le banche italiane siano sotto osservazione dalla Bce ma non lo siano invece quelle tedesche e francesi che, a differenza delle nostre, sono letteralmente zeppe di titoli-spazzatura. Molte banche greche, altro Paese sotto occupazione, sono in svendita e i grandi gruppi bancari internazionali sono già pronti a mangiarsele. Probabilmente molto presto i professori ci diranno sobriamente che le nostre aziende e banche vanno vendute agli stranieri, sacrificate  sull’altare della riduzione del deficit e nel nome di un liberismo che è ufficialmente un  dogma per tutti ma che i forti non applicano in casa loro e i deboli subiscono. Dopo aver fatto man bassa al “discount Italia” le potenze occupanti potrebbero anche farci tornare a votare, come un lander tedesco o un dipartimento d’oltremare francese.   

Foto Bastardidentro.com

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martedì 6 dicembre 2011

Nuovo marco tedesco stampato in Svizzera?


Crisi/ Da Berlino confermano: "Stampiamo marchi". Un lavoratore della zecca tedesca parla con Affari Lunedì, 5 dicembre 2011 - 11:01:06 “Da lunedì scorso abbiamo ricominciato a stampare i marchi e smesso di stampare Euro”. A renderlo noto non è un parlamentare tedesco ma un lavoratore della zecca di Berlino che ha confidato la notizia ad Affaritaliani.it. 

“La notizia è top secret – rivela la fonte che, per ovvie ragioni, ha preferito rimanere anonima – tanto che gli organi di stampa tedesca lo sanno ma non lo dicono per evitare crisi di panico nei mercati. Dal 28 novembre nella zecca di Berlino e nelle altre zecche tedesche abbiamo smesso di stampare Euro e abbiamo ripreso a stampare i marchi”. 

Il 28 novembre è stato anche il giorno nel quale lo stato tedesco ha ammesso, tramite il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, che i mezzi finanziari della Germania "non sono infiniti" e che "non abbiamo una forza finanziaria infinita e l'Europa non può pretendere di avere una forza che non ha. La Germania è forte ma non dispone di forze illimitate". 

“Continuando a questo ritmo – aggiunge il lavoratore - saremmo tranquillamente in grado di sopperire alla richiesta di moneta necessaria per coprire il nostro mercato interno se venisse a mancare l'Euro. Sulle monete c'è scritta la data del prossimo anno”. 

Forse, la mossa tedesca è solo una precauzione e un modo per essere già pronti nel caso di catastrofe dell'Euro anche se la vendita del debito pubblico italiano in mano alla Germania – circa 8 miliardi di Euro – fatta in estate prima che venisse fuori la crisi delle nostre finanze non fa presagire niente di buono. Per quanto riguarda la ventilata ipotesi di 'nuovo Euro' invece – una moneta della fascia Nord più forte e stabile che coinvolgerebbe Germania, Svezia e Norvegia, e una della fascia sud più debole e soggetta a svalutazioni – dalla zecca non arriva nessuna conferma. “Ne abbiamo sentito parlare – ammette – ma non abbiamo visto nessun cliché né cominciato a stamparne qualcuna per prova”. 

Una vecchia banconota da 10 DM

Sembrava essere solo uno dei tanti ”rumors” che contribuiva ad agitare un mare già parecchio in burrasca, eppure la stampa internazionale continua a insistere: in Svizzera, la Bundesbank tedesca starebbe stampando nuovi marchi. Insomma, Berlino preparerebbe la “exit strategy” prima che la nave europea affondi.


A rilanciare la notizia è stata MF- Milano Finanza. Secondo il giornale economico lombardo, Berlino è più che mai intenzionata a liberarsi del fardello “Europa” prima che sia troppo tardi. Non per nulla starebbe stampando, presso una importante tipografia svizzera (i ben informati parlano della Orell-Füssli Security Print di Zurigo che produce le banconote di mezzo mondo) avrebbe già avviato le rotative e starebbe stampando a pieno regime il nuovo Deutsche Mark. Anche l’inchiostro sarebbe svizzero e più precisamente proverrebbe dalla multinazionale Sicpa, che ha la sua sede vicino a Losanna. Insomma, la faccenda sarebbe ormai un segreto di Pulcinella. Infatti, i massimi leader europei sarebbero a conoscenza della cosa già da parecchio tempo anche se si preferisce non parlarne. Ciò potrebbe significare dovere ammettere che l’Unione monetaria è ormai agli sgoccioli.

Exit strategy
Cosa ci sia di vero in tutto questo è difficile da sapere. Quello che invece appare chiaro è che la locomotiva tedesca non vuole assumersi l’onere del disastro finanziario europeo. Appena ieri, la signora Merkel si è rifiutata di sottoscrivere la costituzione di una banca europea sullo stile della “Federal Reserve” che si faccia garante di tutti i debiti contratti dai paesi dell’Unione. Sempre in queste ore l’asta dei titoli di stato tedeschi non ha dato i risultati sperati. Quindi, il contagio della crisi comincia a lambire anche la Germania. Senza contare le difficoltà che sta incontrando la Francia che si pensava lontana da ogni rischio. E allora, come è stato paventato più volte negli ultimi mesi, la disintegrazione dell’euro potrebbe diventare una triste e preoccupante realtà: “ognuno per conto proprio e buonanotte al secchio”.



domenica 4 dicembre 2011

il Legame tra Cielo e Terra

 CROP CIRCLES: la chiave

Il Giornale Online
Cari Amici di Altrogiornale, Claudio condivide con tutti noi la sua ricerca di un possibile messaggio che sembra essere nascosto nel simbolismo del fenomeno che chiamiamo "Cerchi nel Grano" o "Cropcircles" e sicuramente si tratta di un contributo importante in questo periodo dove ogni intuizione può essere utile per uscire da una crisi globale ed entrare in un nuovo equilibrio.
Ringraziamo Claudio per il lavoro svolto e vi auguriamo una piacevole lettura dell'articolo di presentazione del suo libro.


di Claudio Dall’Aglio

Tanti anni fa ho incominciato ad interessarmi ai crop circles perché sono rimasto affascinato dalla geometria e dalla simbologia delle splendide formazioni che apparivano nelle coltivazioni dell’Inghilterra e di tutto il mondo. Ora, con anni di ricerche alle spalle, sono arrivato al punto di ritenere che il fenomeno non si possa più considerare fine a se stesso. Penso, infatti, di aver trovato una sorta di chiave che ci servirà ad afferrarne il messaggio. Per poterla comprendere, però, dobbiamo fare un grosso passo indietro nel tempo partendo dalla storia antica, che sta alla base del simbolismo esoterico, dal greco esoterikos (interno o dentro, riferito ai sacri misteri). Nella ricostruzione storica degli eventi toccheremo, per brevità, solamente alcuni momenti storici essenziali, che legano il filo del discorso.

450 mila anni fa, secondo la mitologia Sumera
Un popolo proveniente dal pianeta Ni.bi.ru approdò sulla terra alla ricerca di un materiale molto prezioso per la sopravvivenza del proprio mondo, l’oro. Il luogo dell’atterraggio fu la Mesopotamia, la terra tra i due fiumi, che oggi si chiama Iraq. Dopo il primo insediamento fu avviata la colonizzazione, la costruzione di più installazioni ed un Centro Controllo Missione Terra che regolava le navi in partenza e in arrivo. Col tempo i colonizzatori si misero a scavare anche nel sud dell’attuale Africa e col passare dei millenni si resero conto che avevano bisogno di mano d’opera. Fu così che, grazie alle loro conoscenze, decisero di creare un essere lavoratore da addestrare che li potesse aiutare (130.000 a.c.). Bryan Sykes, titolare della cattedra di Genetica Umana ad Oxford, ha scoperto che il DNA mitocondriale di tutta la razza umana discende da un'unica donna (chiamata dagli scienziati Eva mitocondriale ) vissuta nell’Africa meridionale tra 120.000 e 150.000 anni fa.

Grazie ad En.Ki (il Signore della Terra – il Comandante Scientifico della missione) dopo diversi tentativi nacque l’Uomo. Adamo e Ti.Amat (Eva), i progenitori della razza terrestre, vissero per un breve periodo nell’E.Din (la Casa dei giusti, in Mesopotamia, che noi conosciamo come il giardino dell’Eden) e poi furono allontanati da En.Lil (il Signore in Comando) che non li accettava e che non approvò mai la loro creazione. Con un secondo intervento genetico, da parte di En.Ki, due figlie di Adamo ed Eva diedero alla luce Adapa e Titi che a loro volta generarono Abele e Caino e altri 30 maschi e 30 femmine. Dopo sei generazioni nacquero: Enoch (En.Ki.Me – colui che ha ottenuto la conoscenza), Matushal, Lamech e poi Ziusudra (Noè).

In quel periodo i colonizzatori cominciarono a farsi trattare come Dei onnipotenti.
Un grande diluvio spazzò via ogni cosa dalle terre colonizzate, ma gli Dei riuscirono a mettersi in salvo ritirandosi sulle navi in orbita attorno al pianeta. En.Lil (il Signore in Comando) ordinò, prima della catastrofe, che non fosse salvato nessun terrestre. En.Ki (il Signore della Terra), invece, cercò di salvare, almeno in parte le proprie creature e avvertendo Ziusudra, che riuscì a mettersi in salvo costruendo una nave. Insieme a lui e alla propria famiglia salì sulla nave anche un “attendente” di En.Ki, che li guidò nella navigazione. Quando le acque si ritirarono gli Dei scesero sulla terra e si reinsediarono ma le terre riemerse non erano più abitabili come prima e così dovettero spostare gli insediamenti più a nord della Mesopotamia costruendo il Centro Controllo Missione a Shu.Lim (l’attuale Gerusalemme), il Centro Supremo delle quattro regioni (rappresentato dal simbolo in fig.1). In quel periodo il luogo di atterraggio era Baalbek (nell’attuale Libano) e la traiettoria di discesa per le loro navi era definita dalla direttrice formata dal monte Ararat e dalla grande piramide di Giza. Testimonianze di una civiltà avanzata si trovano tuttora a Gerico e risalgono al 7300 a.c..



Nei millenni successivi i due clan Anun.na.ki (il cielo che giunge in terra) dei due fratelli En.ki ed En.lil e dalle loro rispettive progenie, nate sulla terra, si spartirono i territori che andavano dall’Egitto all’India passando per tutto il medio oriente. Il clan di En.ki s’insediò in Egitto ed in alcune zone del nord dell’attuale Iran mentre la stirpe di En.lil nelle restanti zone del medio oriente e dell’attuale Pakistan. In Egitto il culto di Ptha (En.ki), il signore della creazione, e dei suoi discendenti Thoth (Nin.gish.zid.da) e Ra (Marduk) sono tuttora ricordati e provengono dalla mitologia Sumera-Accadica. Gli egizi, ad esempio, sapevano che Ptha proveniva da una città lontana di nome Ur che si trovava, per loro, nel lontano est. Della fazione di En.Lil, invece, i nomi più altisonanti che sono arrivati fino a noi sono: Nannar (il dio Sin) ed Inanna (per gli egizi
Ishtar).

Dopo che l’Uomo divenne indipendente gli Dei si ritirarono dal comando mettendo a capo delle regioni i loro “Sacerdoti” che facevano da tramite tra loro e i “terrestri”. Tutt’ora in Iran il “capo” del paese è una guida spirituale. Le progenie dei due clan però non erano in accordo tra loro e coinvolgevano nelle loro vicende i comandanti “terrestri” che, per ingraziarsi l’uno o l’altro Dio, si lanciavano in guerre contro i loro simili. Così nacquero i confini tra le varie terre e con l’episodio di Babele (Bab.ili = Babilonia o porta degli dei) iniziarono le divisioni linguistiche (fig.1a). In quel tempo il pantheon Sumero contava dodici dei.

Il clan di En.lil si rese conto che la situazione stava diventando insostenibile e così decise di proporsi con un unico nome, Yahweh (colui che è). Gli enliliti scelsero come loro “tramite” Abraham (Abramo), nato a Nippur e figlio di un “sacerdote”, che divenne il capostipite della stirpe ebraica. Il termine Ebrei, infatti, proviene da Ni.ib.ri (= coloro che provengono da Nippur ) che in accadico diventò Ib.ri e poi Ebrew. Ad Abramo fu ordinato di prendere il proprio esercito, la propria famiglia e di trasferirsi in terra d’Israele per portare ordine e fondare il proprio popolo. Yahweh disse ad Abramo “Non ti imparenterai con loro (i non-ebrei), non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire a dèi stranieri, e l’ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ben presto vi distruggerebbe” Deuteronomio (7:3).

Nel 2300 a.c. l’eterna diatriba fra clan portò allo scontro di alcuni loro esponenti i quali utilizzarono armi atomiche per distruggere le rampe di lancio delle navi situate sul monte Sinai. Tutt’oggi i livelli di radiazione nella penisola del Sinai sono decisamente superiori alla norma. Gli effetti del vento radioattivo, che si propagò verso est, annientarono la civiltà in mesopotamia per circa due secoli. Ci sono racconti di quel tempo, della zona di Ur, che descrivono un vento che portò morte lenta e dolorosa, tipica dell’avvelenamento da radiazioni.

Gli dei-esploratori trovarono altri siti in America meridionale dove estrarre oro con facilità, quindi costruirono altre rampe di lancio per le proprie navi e poi fu firmato un accordo tra i due clan. Quetzalcoatl fu il nome meso-americano che prese il dio che in Egitto si faceva chiamare Thoth (Nin.gish.zid.da in sumero). Nel 550 a.c. sembra che ci sia stato l’epilogo e che gli dei se ne siano andati o perlomeno che si siano ritirati dal pianeta Terra lasciando le loro conoscenze ai loro sacerdoti. Lo dimostra un’incisione che si trova sulle colonne del tempio di Haran in Turchia.

La storia prosegue.
Nasce Gesù Cristo, Gesù deriva da Yehoshua che significa “Yahweh è salvezza” e Cristo da Kristos (greco), che equivale a Masiah in ebraico, che vuol dire Messia. Questo dio fissa un punto fermo nella storia e ridarà una speranza ai terrestri. La discendenza di Cristo che Maria Maddalena portava in grembo raggiunse la colonia ebraica in Provenza. Da lì il sangue reale (Sang Real) si diffuse, col tempo, attraverso la casata Merovingia a tutte case reali più importanti d’Europa. Durante l’impero di Enrico IV, del Sacro Romano, Impero iniziarono le crociate, volute da Papa Urbano II. Dopo che nel 1099 i Crociati conquistarono la Terra Santa il Maestro Hugues de Payens, con un gruppo di otto uomini arrivò a Gerusalemme (Shu.lim = il luogo supremo delle quattro regioni) e si mise a scavare sotto il tempio di Salomone per nove anni alla ricerca di un tesoro nascosto (forse le antiche conoscenze). Nel 1119 ci fu la fondazione ufficiale dell’Ordine dei Cavalieri Templari, di cui Hugues de Payens fu il primo Gran Maestro.L’Ordine dei Templari fu, poi, smantellato con false accuse dal Re di Francia Filippo il Bello e da papa Clemente V nel 1307, per impadronirsi del tesoro dell’ordine, custodito a Parigi. Il piano ordito da il re di Francia, però, non sortì l’effetto sperato, i cavalieri templari di tutta Europa, infatti, si lasciarono prendere ed arrestare senza opporre resistenza, come per coprire qualcosa di più grande di loro. Infatti con la fuga via mare, dalla Francia, di un piccolo gruppo di Templari, sfuggiti al Re di Francia, il tesoro giunse in Scozia (che non applicava la bolla papale di scioglimento dei Templari), più precisamente a Rosslyn, nelle mani degli antenati di William Sinclair, discendenti dei Merovingi e quindi del Sang Real. Per custodire il segreto questi costruì nel 1446-50 l’omonima cappella, che riproduce fedelmente il Sancta Sanctorum del primo tempio di Gerusalemme.

Nessuno sa esattamente che fine abbia fatto il tesoro dei templari tra il 1307 ed il 1446. Si presume che quel gruppo di Cavalieri siano approdati ad Oak Island, una piccola isoletta canadese situata presso la Mahone Bay, in Nova Scotia. Nella cappella di Rosslyn furono incise sulla pietra, nel 1446, le raffigurazioni di piante di provenienza americana come l’aloe ed il mais, prima della scoperta dell’America (1492). Nel 1717 fu fondata la Massoneria, la quale riprese le conoscenze dell’Ordine Templare. Dal luogo di fondazione, la Scozia, si diffuse in tutta Europa e poi in tutto il mondo fino agli Stati Uniti d’America i cui padri fondatori erano affiliati al più antico rito, quello scozzese. A questo punto la parte storica può terminare, abbiamo raccolto tutte le informazioni che ci servivano per proseguire.

Il luogo dei crop circles
La ricostruzione storica che abbiamo appena visto ci permette di analizzare ora i cerchi nel grano in un’ottica diversa. Come abbiamo visto, tutta la storia antica da un significato a numerosi simboli e parole che troviamo nella nostra vita che, col tempo, hanno assunto significati diversi ma che, se visti alla loro origine, ci permettono una visione ben più chiara. La parola En, ad esempio, stava in passato per Signore, da non confondere con la parola Dio, che si traduceva con El o Elhoim (figli delle dee). Nel sud dell’attuale Inghilterra la parola Signore nel corso del tempo divenne Engel. Da qui Engelland (land = terra), che significava Terra del Signore, che diventò in seguito England.



Dopo diversi anni d’indagini statistiche sulle apparizioni dei crop circles, questo discorso mi ha permesso di trovare un punto fermo nella decodifica del messaggio. Infatti, da quando il fenomeno è cominciato il suo epicentro è sempre stato il sud dell’Inghilterra (England), più precisamente la contea del Wiltshire, tra le rovine dei menhir di Avebury (fig.2) e della Silbury Hill. L’apparizione dei simboli avviene in un raggio di circa quindici chilometri attorno a questi due siti archeologici, del neolitico tardo, fin dal 1978. Pensate che, da sola, questa piccola zona, ogni anno, conta oltre un terzo del crop circles che appaiono in tutto il mondo ed insieme all’Inghilterra ne conta più della metà. Questo è dimostrato dal grafico che trovate qui (fig.3), che ho realizzato già anni fa per tenere il conto delle formazioni.
E’ come se i crop circles, insistendo, in una zona precisa, il Wiltshire, volessero attirare la nostra attenzione proprio li. Proviamo allora ad inserire il primo elemento della chiave che, come abbiamo detto in precedenza, ci permetterà afferrare il messaggio:
Ki.En
Terra del Signore


Per comprendere meglio il significato originale scriveremo, d’ora in avanti, quindi la parola England alla maniera dei sumeri.
Il centro supremo
Ora che abbiamo definito la struttura di partenza della nostra chiave passiamo al messaggio vero e proprio. Sono trent’anni che i crop circles appaiono nei campi di grano inglesi e in altre parti del mondo. Dal 1978 sono apparsi all’incirca 16000 agroglifi. Di questi, però, non tutti sono autentici, diversi di loro sono artefatti. Colin Andrews, uno dei maggiori esperti ha dichiarato che, secondo le sue stime, la percentuale di crop circles “real” sarebbe attorno al tre per cento. Questo vorrebbe dire all’incirca 500 glifi “buoni” da quando il fenomeno ha iniziato a manifestarsi regolarmente.

Secondo il mio pensiero, se andiamo ad analizziamo bene i disegni che formano i crop circles autentici notiamo che il loro denominatore comune è sempre un antico simbolo, anche se schematizzato. Tra tutti i simboli apparsi finora uno di quelli più frequenti è sempre stato quello che rappresenta il “centro geografico” e, soprattutto negli ultimi anni, si è evoluto in un simbolo molto antico ed estremamente rappresentativo. Sto parlando di Shu.Lim, il centro supremo (fig. 2a – 2b – 2c).




Si tratta di un simbolo che si trova rappresentato in diverse forme ma in tutte quante, se lo si riduce alla sua essenza primitiva, si rivela per quello che era in origine, l’antico centro di comando o semplicemente l’antico centro d’origine. Nella foto possiamo notare l’antico simbolo, Shu.Lim, raffigurato nel centro fisico della zona dei crop circles, Avebury. Come a voler dire il “centro supremo” nel “centro fisico”(fig. 2d e 2e).

Questo ci suggerisce un altro elemento per la nostra chiave, che diventa quindi:
Shu.Lim - Ki.En
Il Centro Supremo della Terra del Signore




Il cielo e la terra
Il discorso, però, non è ancora completo manca un tassello fondamentale per completare la frase. Si tratta della parte più complessa, quella che ha richiesto più tempo per essere scoperta. Già da qualche anno, infatti, avevo intuito che il “centro” della questione doveva trovarsi nel Wiltshire ma non riuscivo a capire come si legasse con la distesa di simboli che sono piovuti su questo luogo per così tanto tempo. Mi riferisco, naturalmente, solo alla parte autentica del fenomeno dei cerchi nel grano. E’ stato proprio quel “tappeto” di simboli, che per anni ho osservato speranzoso di poter decodificare, che all’improvviso ha avuto per me un senso in tutta la sua totalità. Per spiegare cosa ha fatto scattare in me la scintilla e per comprendere il concetto dobbiamo partire col capire cos’è un simbolo. La parola simbolo deriva dal latino symbolum che ha il significato approssimativo di "mettere insieme" due parti distinte.

I cerchi nel grano, a tal proposito, sono delle figure complesse, che si possono interpretare in diversi modi. Questo perché ogni singolo pittogramma in realtà, se lo si analizza bene, è un simbolo od un insieme di simboli. Ad esempio abbiamo figure come il famoso “Julia Set” che rappresentano sia una figura frattale sia la progressione matematica di Fibonacci (fig.3a). Poi troviamo il “globo alato” usato in tante culture antiche (fig. 3b e 3c), si tratta, infatti, di un simbolo originario dell’Assiria e dell’Egitto che è stato utilizzato anche da molte società iniziatiche come ad esempio la massoneria. Per continuare, dalla cultura sumera, troviamo la raffigurazione del pianeta Ni.bi.ru (fig. 3d) e poi un’immagine associabile ad una doppia elica di DNA, l’acido nucleico che contiene le informazioni genetiche necessarie alla biosintesi (fig. 3e). Infine (fig. 3f) possiamo trovare figure come una Menorah, un candelabro a sette braccia che nell'antichità veniva acceso all'interno del Tempio di Gerusalemme attraverso combustione di olio consacrato.






Apparentemente tutti i crop circles, presi uno ad uno, racchiudono un significato o più significati che sembra li rendano slegati gli uni dagli altri. Questo ha sempre tratto in inganno coloro che hanno cercato di trovare il bandolo della matassa. Cos’è che lega, quindi, un frattale, la raffigurazione di un pianeta mitologico, una Menorah, un’elica di DNA ed un “globo alato”? La risposta è: la conoscenza, che i Templari chiamavano gnosi. Il sapere, che è stato dato ai nostri padri dagli Anun.Na.Ki e che è stato tramandato fino a noi, fa si che ogni persona che lo possieda si elevi fino a comprendere chi è il Signore (En), non inteso come Dio.

Visto che gli dei-colonizzatori sono stati visti discendere dal cielo questo ci può portare a affermare che raggiungere il sapere è come dire “stabilire un legame tra il cielo e la terra”, con coloro che ci hanno creato. Quindi l’ultimo componente della nostra chiave simboleggiata dai cerchi nel grano è: il legame tra cielo e terra, che in sumero si traduceva Dur.An.Ki.
La nostra chiave di lettura sarà quindi:
Dur.An.Ki - Shu.Lim - Ki.En
Il Legame tra Cielo e Terra si trova nel Centro Supremo della Terra del Signore


Il mistero, però, non finisce qui. Ora dobbiamo scoprire cos’è e dove si trova esattamente il Legame tra Cielo e Terra.


La collina di Zel
C’è un luogo nella contea del Wiltshire che potrebbe combinarsi con la nostra chiave. I sumeri avevano un termine per descrivere i loro Ziggurat, che era E.Kur: la casa che è come una montagna. Questo ricorda molto il sito archeologico di Silbury Hill, che si trova vicino al super-henge di Avebury, nel centro della zona dei cerchi nel grano (fig.4). Si tratta di una piramide calcarea conica che ha un diametro di base di 140 metri per un’altezza di 40. E’ sempre stato un luogo misterioso ed incomprensibile. Il nome Silbury, come racconta la leggenda, proveniva da un fantomatico cavaliere di nome sir Zel, dall’armatura lucente che cavalcava un cavallo dai paramenti luminescenti che raggiungeva velocità straordinarie. Col passare del tempo Zel è diventato, in slang, Sil e la collina ha preso il nome di Silbury Hill, “la collina del Signore luminoso”. Potrebbe essere, quindi, la collina di sir Zel il Legame tra Cielo e Terra di cui, da tanto tempo, parlano i crop circles? Se fosse veramente così, i nostri avi ci avrebbero lasciato un mezzo di comunicazione, nel quale basterebbe solamente inserirvi la chiave, per scoprire da dove viene la nostra cultura.
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Bibliografia
- L’enigma delle tracce circolari (Pat Delgado e Colin Andrews)
- Il mistero dei cerchi nel grano (Michael Hesemann)
- I nuovi cerchi nel grano (Michael Hesemann)
- La natura complessa dei cerchi nel grano (Eltjio Haselhoff)
- AA. VV. BLT Research (www.bltresearch.com)
- I misteri dell’antica Britannia (Hadingham)
- Il mistero di Stonehenge (John North)
- Il dodicesimo pianeta (Zecharia Sitchin)
- When time began (Zecharia Sitchin)
- Il Santo Graal (Henry Lincoln, Richard Leigh e Michael Baigent)
- Gli Ultimi Dei (Andrew Collins)
- Cloner le Christ (Didier Van Cauwelaert) (francese)
- I Templari Guardiani del Santo Graal (Franjo Terhart)
- Le Sette figlie di Eva (Bryan Sykes)
- Guerre atomiche al tempo degli dei (Zecharia Sitchin)
- 2000 A.C. Distruzione Atomica (David William Davenport - Ettore Vicenti)
- Il libro perduto del Dio Enki (Zecharia Sitchin)
- Il giorno degli dei (Zecharia Sitchin)
- La chiave di Hiram (Christopher Knight-Robert Lomas)


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