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sabato 19 marzo 2016

IL Lago Titicaca e gli Anunnaki


IL Lago Titicaca e gli Anunnaki 

Gli Anunanki sono considerati da molti come i "padri fondatori" della civiltà e l'umanità, Sumer è considerata la culla della civiltà. Alcuni archeologi anno suggerito che gli Anunnaki hanno una storia molto importante con il Sud America e la civiltà pre-Inca e Inca. (Ricordate la Fuente Magna Bowl?) Oggigiorno la moderna archeologia non è d'accordo con queste teorie, anche se vi è abbondanza di prove. Un esempio è il ritrovamento della piramide che è stata localizzata e sepolta sotto Tiahuanaco, questo importante ritrovamento fornisce nuove teorie riguardo a questa antica cultura. Queste nuove teorie, unitamente alla somma di ricerche fatte per più di cento anni, fornisce una nuova visione del rapporto tra gli dèi Anunnaki e le divinità del Sud America.


Il Lago Titicaca è un posto molto speciale in questo contesto. In passato, più di duemila pezzi archeologici sono stati salvati dalle profondità del lago Titicaca. La maggior parte dei pezzi sono stati recuperati da subacquei archeologi belgi con il sostegno della Andino Underwater Archaeology Centre (CASA), ma l'archeologia di oggi sembra ignorare questi risultati come se non avessero nessuna importanza.


Gli incredibili manufatti recuperati includono nella collezione ossa, statue, pezzi d'oro, pietre preziose e ceramiche. La lunga storia di questi manufatti ha una grande importanza in quanto alcuni dei pezzi sono stati datati al periodo Inca, altri al periodo pre-Inca e alcuni reperti sono stati datati addirittura all'anno 500 d.C.

Secondo gli storici e gli archeologi, molti dei pezzi che sono stati recuperati sono in realtà offerte gettate nel lago Titicaca, dagli antichi abitanti di Tiahuanaco che anticamente era considerato un lago sacro. Tra questi, ci sono teoriche "speculazioni", a riguardo di antichi alieni dove si crede ci siano indizi molto importanti che sono stati trascurati dai tradizionali archeologi, indizi che puntano verso un potente collegamento tra le antiche culture della regione e gli antichi Anunnaki. I manufatti d'oro e le monete scoperte sul fondo del Lago Titicaca sono un indizio molto importante, che puntano verso l'antica teoria aliena esposta da Zecharia Sitchin.


Secondo Sitchin, intorno al 4000 a.C., Enki, uno dei capi Anunnaki, legato alle operazioni di estrazione di metalli sulla Terra, ha deciso di invitare suo padre, il re di Anu per visitare l'impianto metallurgico più importante del mondo, Tiahuanaco. Secondo i teorici degli antichi astronauti alieni, tra cui anche Sithcin, ritengono che le strutture a Tiahuanaco siano state ricoperte con tavole d'oro, questo in onore dell'arrivo del re Anu. La prova di questa teoria si basa sui risultati dell'archeologo austriaco Arthur Posnansky che ha trovato e fotografato a Tiahuanaco una serie di piccoli fori nei blocchi di pietra levigata, questi fori, si ritiene che siano stati fatti da strumenti avanzati di precisione.


Il nome di "Posnansky" non suona familiare perché l'archeologia tradizionale lo ha annoverato tra gli "archeologi dilettanti", anche se le sue scoperte e il lavoro svolto per la storia a Tiahuanaco e nel Sud America è incalcolabile. Posnansky fondò la Società archeologica della Bolivia nel 1930. Anche se a Tiahuanaco non è stato il luogo in cui sono state trovate grandi quantità di oro, i ricercatori ritengono che la maggior parte degli oggetti d'oro sono nascosti sotto il duro terreno della regione e nelle profondità del Lago Titicaca dove sono già stati scoperti pezzi d'oro.

Secondo Posnansky, ad un certo punto della sua storia, l'incredibile città di Tiahuanaco era ricoperta di piastre d'oro che sono state fissate con piccole borchie d'oro che si adattavano perfettamente nei fori della pietra. Posnansky ha suggerito che la precisione di questi fori non sono stati messi lì per scopi decorativi, ma piuttosto avevano un significato meccanico. Recenti scoperte, più che mai, sembrano sostenere la teoria degli antichi alieni astronauti, e i ricercatori si aspettano nuove prove dagli scavi in programma, già iniziati nella metà del 2015, nuove prove verranno portate alla luce, il che significa che i tradizionali archeologi dovranno cambiare il loro approccio su Tiahuanaco e la sua antica storia.

I misteri circa Tiahuanaco e il Lago Titicaca sono grandi, e con le nuove scoperte che sono state fatte negli ultimi mesi, gli archeologi sperano di scoprire tutti i segreti che detiene questa misteriosa regione.

Ivan è uno scrittore free-lance, redattore capo del ancient-code.com, scrive anche per EWAO, condividendo le sue conoscenze, Svemir online e le antiche origini.

Storia, Archeologia, Spazio e misteri del mondo sono alcuni dei temi di cui scrive.
http://www.ancient-c

Link diretto 

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Traduzione e adattamento Nin.Gish.Zid.Da

martedì 12 maggio 2015

Mohenjo-Daro: 2000 A.C. Distruzione Atomica


I poemi epici indiani confermano l'ipotesi di un conflitto nucleare agli albori della Storia

Come la New York del recente film Independence Day, una metropoli del passato potrebbe essere stata rasa al suolo da una micidiale arma aliena, molto simile a un moderno ordigno atomico.
 
Questa è l'opinione di un ricercatore inglese che ha passato la vita a studiare le rovine di Mohenjo-Daro sede di una fiorente civiltà indiana scomparsa improvvisamente più di quaranta secoli fa.
 
La civiltà dell'Indo

Tra il 2500 e il 2100 a.C. nella valle dell'Indo situata nell'attuale Pakistan fiorì una cultura che molti archeologi e storici non esitano a paragonare per magnificenza e splendore a civiltà come quella mesopotamica ed egizia.
 
Come queste ultime la civiltà dell'Indo sorse lungo il corso di un fiume (l'Indo per l'appunto) e sviluppò concezioni urbanistiche a dir poco rivoluzionarie, che si concretizzarono nella costruzione di grandi città (che per l'epoca erano vere e proprie metropoli) i cui resti, visibili ancora oggi, forniscono una testimonianza fondamentale di che cosa significava nel mondo antico pianificare a regola d'arte un centro urbano di notevoli dimensioni.

Le due più importanti città della civiltà dell'Indo erano Harappa e Mohenjo-Daro. La prima sorgeva a nord della valle la seconda verso sud-est. Per quanto si può giudicare dalle rovine riportate alla luce dalle spedizioni archeologiche, Harappa e Mohenjo-Daro erano città molto simili tra loro (ciascuna aveva un perimetro di oltre 5 km e contava, nel periodo di maggior espansione, una popolazione di 40.000 abitanti) e per le loro notevoli dimensioni sono considerate le città più grandi del mondo antico.

Questi centri urbani dotati di comfort molto simili allo standard odierno (servizi igienici, riscaldamento, rete fognaria efficiente...) sono stati progressivamente portati alla luce solo nel 1944 grazie all'opera di Sir Mortimer Wheeler, allora Direttore archeologico generale dell'India, che fu il primo a constatare con meraviglia il livello tecnologico raggiunto dai popoli dell'Indo.

Popoli che come spesso accade hanno lasciato un scrittura indecifrata a testimonianza della loro presenza.
 
Questa scrittura è un vero e proprio enigma. Gli studiosi hanno classificato circa quattrocento segni, per lo più presenti su sigilli e iscrizioni, ma sicuramente ve ne sono altri ancora da classificare. La scrittura è di tipo pittografico, e tra i molti tentativi di decifrazione va sottolineato quello di un gruppo di linguisti finlandesi i quali sostengono che i segni non descriverebbero direttamente le cose ma corrisponderebbero ai suoni mediante i quali venivano pronunciati.

Le iscrizioni sarebbero dunque molto simili a dei rebus, ma per risolvere la questione occorrerebbe una chiave di decifrazione, una sorta di stele di Rosetta che per il momento non è ancora venuta alla luce.
 

La furia di Indra

Ma l'aspetto più misterioso di questa civiltà riguarda la sua improvvisa scomparsa.

Fu una fine repentina, che la scienza ufficiale spiega con due ipotesi.
  • La prima prende in considerazione una serie di successive e disastrose inondazioni del fiume Indo, responsabili di aver indebolito un popolo da tempo impegnato a contrastarle.
  • La seconda chiama in causa le ripetute invasioni dei popoli Ari, e i segni di bruciatura trovati sui muri di Mohenjo-Daro, muti testimoni di una guerra cruenta, sembrerebbero confermare questa possibilità.

Quando le genti arie raggiunsero la valle provenendo da nord vi trovarono una popolazione fiaccata, indebolita, che conduceva una vita di stenti nelle vecchie gloriose città ormai in piena decadenza. Gli invasori non ci pensarono due volte ed approfittarono dell'occasione innescando un violento conflitto.

Di questa guerra dimenticata, secondo gli studiosi di letteratura indiana, si può trovar traccia nei testi mitologici e nelle antiche leggende del subcontinente indiano.

Nel Rigveda, testo sanscrito risalente al secondo millennio avanti Cristo, è scritto che il popolo di invasori Ari che giunsero in India intorno al 1500 a.C. erano guidati dal dio Indra, soprannominato "il distruttore dei forti" perché era responsabile della distruzione di "novanta forti e cento antichi castelli". Un tempo si pensava che questi forti appartenessero soltanto al mito ma le scoperte di Wheeler nella valle dell'Indo fanno propendere per un'interpretazione quasi letterale del testo.
 
Ci fu indubbiamente un conflitto di vaste proporzioni e naturalmente (come in Occidente per l'Impero romano nei confronti dei barbari, molti secoli più tardi), la civiltà in decadenza non poté far altro che soccombere sotto la spinta dei nuovi popoli.

Se fu davvero il mitico Indra a distruggere la città di Mohenjo-Daro, c'è da pensare che non ebbe certo la mano leggera. I corpi ritrovati nella città testimoniano che uomini, donne e bambini furono trucidati senza pietà. Gli scheletri e i muri dei palazzi ci rivelano anche che la città dovette subire una sorta di attacco finale che culminò in uno spaventoso rogo.

Questa fine improvvisa e drammatica viene spiegata come il risultato di un incendio scoppiato durante la battaglia, evento tutt'altro che raro nel corso di una guerra. Tuttavia qualcosa nella spiegazione convenzionale non torna.

 

Distruzione atomica 

In realtà Mohenjo-Daro fu distrutta da qualcosa di molto simile a un'esplosione atomica.

A sostenerlo per primo è stato David Davenport, un inglese nato in India ed esperto di letteratura sanscrita e di tradizioni popolari indiane. Per giungere a una simile conclusione Davenport è partito dal presupposto, peraltro condiviso da molti studiosi indiani, che i testi sanscriti non raccontano eventi mitologici ma fatti realmente accaduti ricoperti poi in seguito da una patina di mitologia.

Da questo punto di vista i poemi epici come il Ramayana o il Mahabharata riporterebbero la descrizione di veicoli volanti di ogni forma e dimenione e di armi che farebbero invidia agli arsenali strategici delle moderne potenze nucleari.

Ecco la descrizione tratta dal Mahabharata degli effetti di una di queste armi chiamata Agneya:
"Un missile sfolgorante che possedeva lo splendore del fuoco senza fumo venne lanciato. All'improvviso una densa oscurità avvolse gli eserciti. Tutti i punti cardinali vennero avvolti improvvisamente nelle tenebre. Venti terribili incominciarono a soffiare. Le nuvole ruggirono negli strati superiori dell'atmosfera, facendo piovere sangue. Gli stessi elementi sembravano confusi. Il Sole sembrava girare su se stesso. Il mondo, ustionato dal calore di quell'arma, sembrava in preda alla febbre. Gli elefanti, ustionati dall'energia di quell'arma, fuggivano in preda al terrore, cercando un riparo che li difendesse da quella forza terribile. Persino l'acqua si riscaldò, e le creature che vivono nell'acqua parvero bruciare. I nemici caddero come alberi arsi da un incendio devastatore. Enormi elefanti, bruciati da quell'arma, cadevano da ogni parte. Altri, ustionati, correvano qua e là, e barrivano spaventosamente nella foresta in fiamme. I destrieri e i carri, arsi dall'energia di quell'arma, sembravano moncherini d'alberi consumati nell'incendio di una foresta. Migliaia di carri caddero da ogni parte. Poi le tenebre nascosero tutto l'esercito ..."

Il testimone oculare di quel terribile olocausto continua poi a descrivere gli effetti dell'arma devastatrice:
"Incominciarono a soffiare venti freddi. Tutti i punti cardinali divennero chiari e luminosi. Poi noi contemplammo uno spettacolo prodigioso. Arse dalla potenza terribile di quell'arma, le figure dei caduti erano divenute irriconoscibili. Noi non avevamo mai udito parlare di una simile arma, né mai l'avevamo veduta".

A trasportare queste potenti armi, i cui effetti somigliano proprio alle conseguenze di un'esplosione nucleare, erano dei veicoli volanti che i testi sanscriti chiamano Vimana. 

Nel Ramayana viene descritto uno di questi ordigni volanti che consente a Rama (che è allo stesso tempo l'eroe del poema epico indiano e l'incarnazione del dio Visnu sulla terra), dopo una battaglia, di sorvolare per ben duemila chilometri il territorio che lo separa dalla sua città. La descrizione del paesaggio visto dall'alto è molto particolareggiata e qualcuno si è chiesto come facesse l'autore del poema a conoscere in dettaglio la geografia aerea di un territorio così vasto.
 

Gli ultimi giorni di Mohenjo-Daro

Ma per tornare a Mohenjo-Daro, secondo Davenport, sempre nel Ramayana troviamo la descrizione di un episodio che potrebbe essere la cronaca degli ultimi giorni di quella città.

Si tratta di un passo del poema in cui viene narrata la distruzione del Regno di Danda, identificato con la mitica città di Lanka, roccaforte di Ravana, il più acerrimo avversario di Rama. Lanka significa isola, e guarda-caso Mohenjo-Daro si trovava proprio su un'isola nel corso del fiume Indo.

La distruzione del reame di Danda prende il via da un atto di violenza sessuale perpetrato da Danda stesso nei confronti della giovane Araga figlia del Divino Rishi Bhargava. Questi per vendetta scatena la terribile potenza di Indra contro l'avversario. Ma lasciamo la parola al testo del Ramayana:
"Commesso quel fiero e orribile misfatto, se ne ritornò Danda alla nobile sua città di Madhumanta ... Avendo Danda per tal modo commessa un'opera atroce, ne ebbe quindi terribile castigo ... 'è giunta l'ora (qui è il Divino Rishi a parlare) dello sterminio di quell'insano e reo Danda e de' suoi seguaci ... d'ogni parte per lo spazio di cento yogani arderà Indra il reame di quel malvagio con una pioggia di polvere soverchiante. Quanti esseri si troveranno quivi, mobili ed immobili, tutti periranno in breve per quella pioggia di polvere; e per quanto si stende il reame di Danda, ogni qualunque altura diverrà infra sette giorni come un'immensa congerie di pioggia di polvere' ... e in sette giorni tutta quella contrada fu incenerita."
Da un'esplosione nucleare?    

Le evidenze fisiche 

Per Davenport è andata proprio così. Lo studioso inglese però non si è limitato a una semplice analisi filologica dei testi indiani. Si è anche recato in Pakistan, a Mohenjo-Daro, per cercare una conferma alle proprie teorie.

Qui ha raccolto alcuni indizi e reperti interessanti che ha fatto analizzare scrupolosamente dagli esperti del CNR di Roma i quali hanno fornito un responso sorprendente.

Gli oggetti da lui riportati (bracciali, anfore, pietre...) e raccolti nella zona della città che egli ritiene l'epicentro della presunta esplosione appaiono come fusi o per meglio dire vetrificati per effetto di un calore che gli esperti hanno stimato nell'ordine dei 1500 gradi, al quale è seguito un repentino raffreddamento. Non ci sono eventi catastrofici naturali in grado di provocare un simile effetto e tanto-meno è possibile chiamare in causa le armi convenzionali dell'epoca.

Un altro indizio importante è riscontrabile proprio sul luogo della catastrofe.

Uno studio sulle rovine bruciate della città ha messo in rilievo che la loro diversa altezza in rapporto al presunto epicentro può essere spiegabile se si prende in considerazione l'ipotesi di una grande esplosione in quota che avrebbe prodotto un'onda d'urto tale da abbattere le abitazioni in relazione alla distanza.
 
https://www.youtube.com/watch?v=sJel87l4PR0
 Video 

L'ombra dei "visitatori" 

Dunque circa quattromila anni fa gli antichi abitanti dell'India sfrecciavano nei cieli a bordo di aerei non molto dissimili dai moderni cacciabombardieri e si fronteggiavano a suon di missili nucleari per dirimere contese territoriali e per riparare torti subiti? 

In realtà l'ipotesi di Davenport si spinge ancora più in là. Egli fa notare che il Ramayana e il Mahabharata affermano che i protagonisti delle vicende descritte dai testi sanscriti, cioè i popoli Ari e dravidici non erano affatto in grado di pilotare i vimana da soli. 

A farlo secondo Davenport erano degli esseri Extraterrestri.
"Nella valle dell'Indo - afferma lo studioso nel suo libro "2000 a.C. Distruzione atomica" (SugarCo - 1979) scritto in collaborazione con il giornalista italiano Ettore Vincenti - doveva essercene un buon numero (di extraterrestri), almeno fino al 300 a.C. Probabilmente il loro scopo era lo sfruttamento di alcuni giacimenti metalliferi, per il quale utilizzavano manodopera del posto. Quanto poi ai loro interventi diretti nelle guerricciole tra gli indigeni, si può ipotizzare che l'uso della loro sofisticata tecnologia militare voleva significare la loro capacità di porre fine a qualsiasi bega che disturbasse il quieto svolgimento della loro missione sulla Terra. Quando in seguito il loro programma di ricerche e di sfruttamento, si è concluso se ne sono andati, lasciando il loro ricordo impresso nella memoria degli indigeni, che lo tramandarono ai loro discendenti sotto forma di racconti, che con il passare del tempo si deformarono sempre più, trasformandosi in miti e leggende."

La teoria è azzardata ma anche molto affascinante. Naturalmente gli archeologi ufficiali inorridiscono al solo pensiero di una simile spiegazione. Tuttavia per quanto azzardata è un'ipotesi che va confutata sulla base dei fatti e per questo la ricerca in questo campo dovrebbe essere portata avanti seriamente. Può darsi che le esplosioni atomiche e i vimana non c'entrino per niente ma allora bisogna spiegare il perchè di quei curiosi effetti fisici rilevati sui reperti raccolti nella zona.

Sfortunatamente, però, le ricerche di Davenport si sono interrotte a causa della sua prematura scomparsa e nessuno ha finora deciso di continuarle. L'unica possibilità a questo punto è quella di sperare in una prossima decifrazione della scrittura di Mohenjo-Daro.
 
Chissà, forse la chiave dell'enigma sta proprio in quei misteriosi segni che purtroppo per ora ci risultano illeggibili.


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Corsivo mio:
per onor di cronaca, metto qui un link di una contrastante critica che mette in dubbio i dati riportati nell'articolo, inoltre, si mette in dubbio (per mancanza di prove) che il CNR di Roma abbia indagato, tranne una foto anonima di cui non si può dire nulla. Ognuno tragga le sue conclusioni.

La Storia dell'Umanità è intrisa di avvenimenti inspiegabili e, non è così peregrina l'ipotesi di civiltà passate possano avere avuto tecnologie che solo ora possiamo comprendere, tecnologie che potrebbero essere state portate da visitatori di altri mondi, come le civiltà atlantidee, sumerico-accadiche, Maya-Atza-Tolteka, Egizia, Greca, Druidica e via discorrendo.

Tutto il sapere umano è stato scolpito,scritto e verbalmente trasferito da umani ad altri umani; è arrivato fino a noi quello che siamo stati in grado di decifrare e quello che si è voluto far sapere, compresa la Bibbia e prima ancora l'Enuma Elish, da dove è stata poi redatta la versione ebraica in quel di Babilonia da un popolo tenuto in cattività.

Molte cose sono ancora occulte, molte cose sono mendaci; sappiamo solo quello che che una élite oscura occulta vuol farci sapere. Sta a noi fare ricerca per scoprire le vere nostre radici, per dare una risposta a cosa siamo, chi siamo e dove stiamo andando prima che si spenga la luce della nostra breve vita.

Un fatto è inconfutabile, difficilmente le generazioni future, sapranno di noi adesso, per via di una obsoleta e inadeguata comunicazione tecnologica che non sopravviverà a poche centinaia di anni; a differenza di quello che abbiamo trovato scritto e scolpito sulla pietra fin dall'età preistorica  caverne e monumenti che sono ancora lì a testimoniare un passato glorioso dei nostri avi; noi quel passato lo abbiamo distrutto nei vari secoli per la nostra dabbenaggine e, lo stiamo facendo ancora, da: Ipazia (Alessandria d'Egitto) a Pizarro (Impero Inca) all'Afghanistan (Budda millenari) all'Iraq (Museo di Baghdad) ecc. ecc. 
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http://ningishzidda.altervista.org/

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venerdì 13 dicembre 2013

Archeologia Spaziale "Clipeologia"

 

Le montagne di Baian-Kara-Ula: la più grande scoperta archeologica aliena

Cina e Tibet, venne scoperta  una serie di sepolture all’interno di grotte le quali si aprono in quei luoghi.  Si tratta di una delle più grandi scoperte archeologiche del novecento, in grado di cambiare la percezione che generalmente si ha della preistoria.

Chi Pu Tei, un professore di archeologia all’università di Pechino, diresse l’indagine archeologica in una serie di caverne interconnesse. In un rapporto ha rilevato che queste aperture nella roccia potrebbero essere state scavate artificialmente, apparendo più simili a un complesso sistema di gallerie e magazzini sotterranei. Le pareti erano squadrate e vetrificate, come scolpite dalla montagna grazie a una fonte di calore estremo. All’interno delle grotte furono trovati luoghi di sepoltura dall’apparenza molto antica - disposti in modo ordinato - e in essi vi erano i resti scheletrici di esseri umani dallo strano aspetto.

Gli scheletri, che misuravano poco più di un metro e trenta centimetri di altezza, avevano un aspetto fragile ed esile ed un teschio dalla volta cranica ampia, come sproporzionata al resto del corpo. In un primo momento, fu suggerito che potevano trattarsi dei resti di una specie sconosciuta di gorilla di montagna. Sulle prime, la comunità dei ricercatori mise in ridicolo le conclusioni di Chi Pu Tei, pubblicate con un articolo. L’immagine di un gorilla che seppellisce i suoi piccoli dentro una caverna non poteva che suscitare il riso, ma ha comunque lasciato in sospeso delle questioni importanti sulle quali riflettere: “A che tipo di esseri umani potevano essere appartenuti quegli scheletri? Ed erano davvero esseri umani?”
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Desert Breath: i misteriosi coni a spirale nel deserto egiziano. Divinità egizie e spirali sacre

Cosa sono questi misteriosi coni disposti a spirale su di una superficie di 10 mila metri quadrati, posti nel deserto del Sahara orientale, al confine tra il Mar Rosso e l’Egitto?

Chi c’è dietro questa misteriosa formazione? Quando è stata costruita? E qual è, o qual è stato, lo scopo dell’enigmatica configurazione a spirale di questi 89 coni?

Benché la mente corra subito nell’individuazione di una qualche spiegazione esoterica e misteriosa, fughiamo immediatamente ogni perplessità spiegando che la configurazione nota come “Desert Breath” (Respiro del Deserto) è un’istallazione artistica! Sì, un’opera d’arte.

L’autore di questa enigmatica opera è l’artista greca Danae Stratou che insieme al suo team artistico DAST ha creato Desert Breath intorno alla metà degli anni ’90, impiegando diversi anni per portare il progetto a completamento. Nonostante l’opera sia stata terminata nel 1997, a distanza di quasi 17 anni, Desert Breath esiste ancora. Nell’idea del suo creatore, l’opera deve subire la disintegrazione lenta da parte degli agenti atmosferici, così da diventare uno strumento per ricordare il trascorrere inesorabile del tempo.


La costruzione di Desert Breath ha richiesto lo spostamento di quasi 8 mila metri cubi di sabbia, in modo da precisi volumi conici positivi e negativi. I coni formano due spirali ad incastro che si muovono verso l’esterno partendo da un centro comune, con una differenza di fase di 180° gradi nella stessa direzione di rotazione. Al centro è posto una grande vasca dal diametro di 30 metri, la quale normalmente è ripiena d’acqua fino al bordo.Continia a leggere QUI

   

Ufo e alieni nella storia dell'uomo 
U.F.O. e Alieni nella Storia dell’ Uomo
di Giorgio Pattera 

Per chi confonde ancora la fantascienza con l’ufologia, ovvero la minaccia di un’impossibile invasione marziana con lo studio scientifico degli oggetti volanti non identificati, è lecito sostenere che la cosiddetta "era dei dischi volanti" sia nata con la fine del secondo conflitto mondiale e si sia sviluppata, a partire dagli anni cinquanta, riflettendo da un lato l’eterno anèlito dell’umanità ad una pace finalmente duratura e impersonificando, dall’altro, la voglia di cercare "fuori della Terra" qualcosa di nuovo e di positivo, che aiutasse a dimenticare in fretta gli orrori della guerra.

Se tutto questo rappresenta per i sociologi un’innegabile realtà, le cui implicazioni filosofiche vengono oggi riprese, alla fine dell’era tecnologica postmoderna, dalla corrente di pensiero chiamata "New Age", al contrario per la Paleo-astronautica (branca dell’Ufologia, chiamata anche Archeologia Spaziale o Clipeologia, dal latino clypeus = scudo rotondo) le tracce inconfutabili della presenza di entità extraterrestri nel passato dell’Uomo si perdono nella notte dei tempi, dimostrando che l’evoluzione della specie umana, caratterizzata da quegli "improvvisi" ed "inattesi" balzi nel progresso della civiltà che ancor oggi stupiscono antropologi ed archeologi, è stata attentamente e costantemente seguita da non meglio definibili civilizzazioni aliene.

La loro superiore tecnologia consentì ad un essere bipede, che ancora non conosceva l’uso della ruota (la prima rappresentazione della ruota è nelle tavolette d’argilla di Ur, Mesopotamia, 3.500 a.C.), di erigere manufatti così perfetti da sfidare oltre 15.000 anni di insidie naturali, con una precisione tale da far allibire gli ingegneri ed i tecnici del nostro tempo.

E’ evidente, pertanto, come un impatto culturale di queste dimensioni dovesse inevitabilmente suscitare nell’intimo dei nostri antichissimi progenitori, agli albori di un percorso di civilizzazione che si presentava tutto in salita ed in cui la vita media dell’individuo si limitava a pochi decenni, una forma di considerazione del tutto speciale nei confronti di quegli "esseri misteriosi venuti dal cielo". 

Una venerazione, insomma, mista di gratitudine per le inimmaginabili conoscenze di cui li facevano partecipi, ma anche di forte timore reverenziale, derivato dall’intuizione dell’enorme superiorità tecnologica da essi mostrata. E’ logico quindi attendersi che i nostri antenati ritenessero gli extraterrestri delle divinità, come il tuono e la folgore, la luna ed il sole e tutti gli altri eventi naturali che ancora non erano riusciti a interpretare: un po’ come quello che accadde a Francisco Pizarro al suo arrivo tra gli indios peruviani; a parte le intenzioni, naturalmente...Continua a leggere QUI

 


 

La non evoluzione delle religioni 

Come era facilmente ipotizzabile la pubblicazione di notizie storiche sulle antiche religioni ha dato fastidio ad alcuni miei lettori che si professano cattolici o cristiani. Lungi da me il desiderio di dividere o fare sorgere contrasti, il mio intento è quello di mostrare il risultato delle mie ricerche e suscitare nei lettori domande e riflessioni, ma come posso evitare di scrivere la pura e semplice verità storica?

Sinceramente non comprendo su che basi si invochi una particolare interpretazione del Vecchio Testamento laddove esso racconta in maniera molto esplicita delle crude vicende storiche. Cosa c'è da interpretare relativamente alla cronaca della conquista della cosiddetta Terra Promessa? Il Vecchio Testamento è anche un libro , e qui poco importa quanto la cronaca sia sempre aderente ai fatti passati, ma l'intenzione di descrivere gli eventi che rappresentano la base storica della creazione dello Stato di Israele è fin troppo evidente (a prescindere dal fatto che la storia venga più o meno correttamente descritta).

Quanto al resto se ci sono dati storici errati nei miei resoconti fatemelo sapere che correggo i miei articoli (ad esempio devo controllare alcune fonti che parlavano di Mitra, e che forse esageravano le similitudini tra cristianesimo e mitraismo, similitudine che però sono sicuramente notevoli) ma nel tempo del grande inganno, in cui tutti i poteri nascondono l'esistenza delle scie chimiche a danno dell'umanità, quale istituzione, quale fede, quale retaggio della nostra vita passata può sopravvivere ad una seria analisi critica? Se dopo avere scoperta la distruzione sistematica della biosfera restiamo attaccati a vecchi schemi mentali come potremo mai liberarci di chi ci opprime? 
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THE 1973 DIONISIO LIANCA ABDUCTION REVISITED
By Scott Corrales - 19 hours 34 min ago

ARGENTINA: We received the following note from contributing editor Guillermo Giménez this morning: “In the Sunday, 8 December 2013 issue of Bahia Blanca’s La Nueva Provincia newspaper appeared a brief but most interesting interview with the protagonist of the incident known as the “Dionisio Llanca Case” which occurred on 28 October 1973 in the vicinity of Bahia Blanca in the province of Buenos Aires, Argentina. A highly interesting incident with worldwide repercussions, one in which the witness claimed having been taken aboard a UFO and analyzed by various beings (two males and a female). Such was the harassment he endured at the hands of journalists and researchers from all over the world that the protagonist vanished completely. It was even said a few years ago that he had passed away. Now, a reporter from the Lanueva.com website managed to find him in a city in Southern Argentina and managed to get this interview, which should be highly significant to the Argentinean and global UFO community. These are the words of Dionisio Llanca today, over 40 years after the event." 
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Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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