Visualizzazione post con etichetta Nabucodonosor. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nabucodonosor. Mostra tutti i post

martedì 30 luglio 2019

MARDUK: parallelismi tra previsioni profetiche, presagi astrologici ed eventi astronomici

 
Babilonia era la "città sacra" dedicato al culto di Marduk, 
che aveva lì il suo tempio e una statua d'oro 

La profezia di Marduk del re babilonese Nabucodonosor e la statua rubata di un Dio  

di Ellen Lloyd 
04 luglio 2019 
dal sito web AncientPages 

Come figlio del potente dio Enki, creatore e protettore dell'umanità, Marduk ha un ruolo importante nella mitologia mesopotamica e nella storia di Babilonia.

Babilonia era la "città sacra" dedicata al culto di Marduk, che lì aveva il suo tempio e una statua d'oro. Nell'antichità Babilonia era considerata quasi il "centro del mondo".

Persino Alessandro Magno rimase incantato dalla sua bellezza e potenza.

Da un antico testo assiro noto come "Profezia di Marduk", noto anche come "Profezie di Sulgi", si può conoscere i viaggi di Marduk verso le terre di Ittiti, Assiri ed Elamiti e,
"la previsione di un futuro re che ricondurrà Marduk da Elam, un paese antico nell'Iran sud-occidentale" ...
Secondo gli storici, la profezia di Marduk fu scritta tra il 713 e il 612 a.C.

L'antico documento è stato riportato alla luce nella Casa dell'Esorcista vicino a un tempio nella città di Ashur, la prima capitale dell'Impero assiro.

Poiché questo documento è stato probabilmente scritto durante il regno di Nabucodonosor I, la maggior parte degli storici suggerisce che sia servito come pezzo di propaganda per celebrare la sua vittoria.

La profezia di Marduk descrive,
il ritorno di un re forte e potente che ripristinerà la pace e l'ordine in città portando a casa la statua del dio.

 
Dettaglio dal kudurru di Nabucodonosor garantire a Šitti-Marduk la libertà fiscale. 
Credito: dominio pubblico

 Re Nabucodonosor I,
"Marciò nell'Elam e rimpatriò la statua rubata di Marduk". 1
L'elenco dei re babilonesi informa che governò per 22 anni e un kudurru rivela che il re Nabucodonosor I recuperò la statua del dio Marduk durante la sua battaglia contro gli elamiti. 2

I babilonesi avevano i cosiddetti "kudurrus", stele di pietra scolpite e scolpite con iscrizioni.

Erano importanti non solo per ragioni economiche e religiose, ma anche come quasi le uniche opere d'arte, sopravvissute dal periodo del dominio kassita in Babilonia (16-12 a.C. circa).

Molti eventi storici significativi furono inscritti su questi kudurrus.

Sebbene la maggior parte pensi che la profezia di Marduk sia stata scritta come omaggio al re Nabucodonosor I, è anche possibile che il documento abbia avuto un altro scopo. 


È interessante notare che, durante gli scavi nella Casa dell'Esorcista, gli archeologi hanno trovato diverse tavolette cuneiformi che riguardano anche altri eventi.
"A parte la" profezia di Marduk", l'inventario non include alcun testo rilevante per la campagna elamita di Nabucodonosor che probabilmente è stata la preoccupazione principale dell'autore del nostro testo, ma ci sono alcuni testi che proclamano la superiorità della divinità principale assira Assur Marduk (ad esempio il 'Marduk Ordeal').

Ciò suggerisce che il proprietario dell'esemplare di Assur aveva molto più interesse per la riflessione teologica sul rapporto tra gli dei assiri e babilonesi, presumibilmente stimolato dal rapimento assiro della statua di Marduk sotto Sennacherib (689 a.C.), che nel trionfo di Nabucodonosor. " 1

Ciò ha portato alcuni a ipotizzare se la profezia di Marduk sia stata forse scritta in relazione a come Marduk dovrebbe essere valutato in relazione al dio Assur, la divinità più importante della capitale assira Ashur.

 
Ashur, il dio principale del pantheon assiro nella religione mesopotamica, venerato principalmente nella metà settentrionale della Mesopotamia, e parti del nord-est della Siria e del sud-est asiatico minore (vecchia Assiria).

La profezia contiene anche testi di presagio astrologico e menziona alcuni luoghi antichi associati a costellazioni specifiche.

Molte predizioni nelle profezie di Marduk e Sulgi, così come nella profezia di Uruk, hanno allo stesso modo un parallelo esatto nel corpus astrologico. "3
Poiché i babilonesi e i sumeri avevano una conoscenza avanzata dell'astronomia, non è sorprendente scoprire che si basavano su oggetti celesti per una serie di ragioni e ci sono specifici parallelismi tra previsioni profetiche, presagi astrologici ed eventi astronomici ...

Riferimenti:
  1. Takuma Sugie - La ricezione della profezia di Marduk nel VII secolo a.C. Assur - Oriente. 2014, Vol.49, No.0, p.107.
  2. Benjamin R. Foster - Before the Muse: An Anthology of Akkadian Literature
  3. Biggs, Robert D. - "Le profezie babilonesi e le tradizioni astrologiche della Mesopotamia" - Journal of Cuneiform Studies37, n. 1 (1985): 86-90. doi: 10,2307 / 1.359.960.


®wld

lunedì 1 giugno 2015

L'invenzione di un Popolo

 
Una pioggia di insulti ha coperto in Israele Shlomo Sand quando pubblicò un libro intitolato “Come fu inventato il popolo ebreo - The Invention of the Jewish People” che smonta miti biblici che sono il pilastro dello Stato sionista di Israele.
Professore di Storia Contemporaneo all’Università di Tel Aviv, nega che gli Ebrei sono un popolo dall’origine comune e sostiene che fu una cultura specifica e non il discendere da una comunità arcaica unita da legami di sangue lo strumento principale della fermentazione nazionale.

Secondo lui, “lo Stato ebraico di Israele”, lontano dall’essere la concretizzazione del sogno nazionale di una comunità etnica con più di  4000 anni è stato possibile grazie ad una falsificazione della storia resa possibile nel XIX secolo da intellettuali come Theodor Herzl.

Come studiosi accademici israeliani insistono nell’affermare che gli Ebrei sono un popolo con un DNA proprio. Shlomo Sand, basandosi su una documentazione esauriente, mette in ridicolo questa tesi scientifica.

Non ci sono altri ponti biologici tra gli antichi abitanti dei regni di Giudea e di Israele e gli Ebrei del nostro tempo.

Il mito etnico ha contribuito poderosamente sull’immaginario civile.

Le loro radici rimontano alla Bibbia, fonte del monoteismo ebraico. Come nell’Iliade, l’Antico Testamento non è opera di un unico autore. Sand definisce la Bibbia come “biblioteca straordinaria” che sarà stata scritta tra i secoli VI e II prima della nostra Era. Il mito inizia con l’invenzione “del popolo sacro” alla quale fu annunciata la terra promessa di Canaan.

L’interminabile viaggio di Mosè e del suo popolo verso la Terra Santa e la posteriore conquista, manca di qualsiasi fondamento storico. E’ necessario ricordare che l’attuale territorio della Palestina era ora parte integrante dell’Egitto faraonico.

La mitologia dei successivi esili, diffusa nei secoli, finì per guadagnare l’apparenza di verità storica. Fu forgiata, però, a partire dalla Bibbia ed ampliata dai pionieri del Sionismo.

Le espulsioni di massa degli Ebrei da parte degli Assiri sono un’invenzione. Non ne esiste registrazione su fonti storiche credibili.

Il grande esilio da Babilonia è falso come quello delle grandi diaspore. Quando Nabucodonosor prese Gerusalemme, distrusse il Tempio ed espulse dalla città una parte delle élite; ma Babilonia era da molto tempo la città di residenza, per propria scelta, di una numerosa comunità ebraica.

Quella è stata il nucleo delle creatività da parte dei rabbini che parlavano aramaico e introducevano importanti riforme nella religione di Mosè. E’ importante notare che solo una piccola minoranza di quella comunità tornò in Giudea quando l’imperatore Ciro conquistò Gerusalemme nel secolo VI della nostra era. 

Quando i centri della cultura ebraica di Babilonia si disgregarono, gli Ebrei emigrarono a Bagdad e non in Terra Santa.

Sand dedica un’attenzione particolare agli “Esiliati” come miti fondanti dell’identità etnica.

Le due “espulsioni” degli Ebrei nel periodo romano, la prima ad opera di Tito e la seconda di Adriano, che sarebbero stati il motore della grande diaspora, sono tema di una riflessione profonda dello storico ebraico.

Nelle scuole, i giovani imparano che la “nazione ebraica” fu mandata in esilio dai Romani dopo la distruzione del  Secondo Tempio ad opera di Tito,e poi, da Adriano nel 132. Abbiamo solo il testo fantasioso di Flavio Josefo che testimonia la rivolta degli Zeloti, che toglie credibilità a questa versione, oggi ufficiale.
 
Secondo lui, i Romani massacrarono 1.100.000 Ebrei e ne imprigionarono 97.000. Questo in un’epoca in cui la popolazione totale della Galilea era secondo i demografi attuali era molto meno di mezzo milione.
 
Gli scavi archeologici degli ultimi decenni fatti in Gerusalemme e in Cisgiordania hanno creato dei problemi insormontabili agli studiosi universitari sionisti che “spiegano” la storia del popolo ebraico prendendo la Torah e la parola dei Patriarchi come riferimenti infallibili. Le smentite dell’archeologia hanno turbato gli storici.
 
E’ stato provato che Gerico era poco più di un agglomerato senza le poderose mura citate dalla Bibbia. Le rivelazioni sulle città di Canaan allarmarono anche i rabbini. L’archeologia moderna ha sepolto il discorso dell’antropologia sociale religiosa. 
 
A  Gerusalemme non sono state nemmeno trovate vestigia delle grandiose costruzioni che secondo il Libro la trasformarono nel X secolo, prima della nostra Era, l’epoca d’oro di Davide e Salomone, nella città monumentale del “popolo di Dio” che meravigliava quanti lo conoscevano: niente palazzi, niente mura, niente ceramica di qualità.
 
L’utilizzo della prova del carbonio 14 ha permesso una conclusione. I grandi edifici della Regione Nord non furono costruiti all’epoca di Salomone.
“Non esiste in realtà nessuna testimonianza - scrive Shlomo Sand - dell’esistenza di quel re leggendario la cui ricchezza è descritta dalla Bibbia in termini che quasi lo rendono un equivalente dei potenti regni di Babilonia e di Persia”.
Se è esistita una entità politica in Giudea nel secolo X prima della nostra Era, afferma lo storico,potrebbe essere solo una micro realtà tribale e Gerusalemme Solo una piccola città fortificata.
 
E’ anche significativo che nessun documento egiziano riferisce “della conquista” da parte degli Ebrei di Canaan, territorio che allora apparteneva al faraone.

IL SILENZIO SULLE CONVERSIONI

La storiografia ufficiale israeliana, nell’erigere un dogma sulla purezza della razza, attribuisce alle successive diaspore la formazione di comunità ebraiche di dozzine di paesi.

La Dichiarazione d’Indipendenza di Israele afferma che, obbligati, gli Ebrei si sforzarono nei secoli di ritornare nel paese degli avi. Si tratta di una menzogna che falsifica molto la Storia.

Shlomo Sand Foto RAZI/Télérama

La grande diaspora è finta, come le altre. Dopo la distruzione di Gerusalemme e la costruzione di Aelia Capitolina, solo una piccola maggioranza della popolazione fu espulsa. La schiacciante maggioranza rimase nel paese.
 
Allora, qual è l’origine degli avi di almeno 12 milioni degli Ebrei oggi esistenti fuori di Israele? 
 
Nel rispondere a questa domanda, il libro di Shlomo Sand distrusse simultaneamente il mito della purezza della razza, questa è l’etnicità ebraica.
 
Un’abbondante documentazione riunita da storici di prestigio mondiale rivela che nei primi secoli della nostra Era ci furono massicce conversioni all’ebraismo in Europa, in Asia e in Africa.
 
Tre di loro sono state particolarmente importanti e danno fastidio ai teologi israeliani.
 
Il Corano stabilisce che Maometto trovò a Medina, durante la fuga dalla Mecca, grandi tribù ebree con le quali entrò in conflitto, finendo coll’espellerle. Però non chiarifica che nell’estremo sud della Penisola Arabica, l’attuale Yemen, il regno di Hymar, adottò l'Ebraismo come religione ufficiale.
 
E’ bene dire che arrivò per rimanerci. Nel secolo VII, l’Islam si stabilì nella regione però, trascorsi tredici secoli, quando si formò lo Stato di Israele, decine di migliaia di yemeniti, parlavano l’arabo, ma continuavano a professare la religione ebraica. La maggioranza emigrò in Israele dove, tra l’altro, è discriminata. 

Anche durante l’Impero romano, l’ebraismo creò radici. Il tema ha meritato l’attenzione dello storico Dione Cassius e del poeta Giovenale.
 
In Cirenaica, la rivolta degli Ebrei della città di Cirene costrinse alla mobilitazione di varie legioni per combatterla.
 
Fu soprattutto, però, nella parte estrema occidentale dell’Africa dove ci furono conversioni di massa alla religione ebraica. Una parte considerevole delle popolazioni berbere aderì all’ebraismo e a loro si deve l’entrata in Andalusia.
 
Furono questi magrebini che diffusero l’Ebraismo nella penisola, i pionieri dei Sefarditi che dopo l’espulsione da Spagna e Portogallo andarono esuli in diversi paesi europei, nell’Africa musulmana e in Turchia.
 
Più importante per le sue conseguenze, fu la conversione all’Ebraismo dei Giazari, un popolo nomade turcofono, imparentato con gli Unni, che provenendo dall’Altai, si stabilì nel secolo IV nelle steppe del basso Volga. I Giazari, che tolleravano bene il Cristianesimo, costruirono un potente stato ebraico, alleato di Bisanzio nelle lotte dell’Impero Romano d’Oriente contro i Persiani Sassanidi.

Questo impero medievale dimenticato occupava un’area enorme, dal Volga alla Crimea e dal Don all’attuale Uzbekistan. Scomparve dalla Storia nel secolo XIII quando i Mongoli invasero l’Europa distruggendo tutto al loro passaggio.Migliaia di Giazari, fuggendo dalle orde di Batu Khan, si dispersero nell’Europa Orientale.La loro eredità culturale fu insperata.Grandi storici medievalisti come Renan e Marc Bloch e lo scrittore ungherese inglese Arthur Koestler identificano negli Giazari gli avi degli Schenaziti le cui comunità in Polonia, in Russia e in Romania avranno un ruolo cruciale nella colonizzazione ebraica della Palestina. 
 
UNO STATO NEOFASCISTA 

Secondo Nathan Birbaum, l’intellettuale ebreo che inventò nel 1981 il concetto di sionismo, è la biologia e non la lingua o la cultura che spiegano la formazione delle nazioni.

Secondo lui la razza è tutto. E il popolo ebreo sarebbe stato quasi l’unico a preservare la purezza del sangue nei millenni.

Morì senza capire che  quella tesi era una tesi razzista, prevalendo appagherebbe il mito del popolo sacro “eletto da Dio”.

Perché gli Ebrei sono un popolo figlio di una catena di incroci. Ciò che conferisce loro una identità propria e una cultura e la fedeltà ad una tradizione religiosa radicata è un falso storico.

Sui passaporti dello stato di Israele non è accettata la nazionalità israeliana. I cittadini che hanno pieno diritto scrivono “ebreo”. I Palestinesi devono scrivere “arabo”, nazionalità inesistente.

Essere cristiano, buddista, mazdeista i indù, risulta da una scelta religiosa, non è una nazionalità.

In Israele non c’è un matrimonio civile. Per gli Ebrei è obbligatorio il matrimonio religioso anche se si è atei.
 
Questa aberrazione è inseparabile da molte altre  in uno stato confessionale, etnocratico liberale costruito su miti, uno Stato che cambiò l’yiddish parlato dia pionieri del “ritorno in Terra Santa” con il sacro ebraico dei rabbini, sconosciuto al popolo di Giudea che si esprimeva in aramaico, la lingua in cui fu redatta la Bibbia in babilonia e non in Gerusalemme. 

Lo “Stato del Popolo ebraico” si ritiene democratico.
 
La realtà però nega la legge fondamentale approvata dal Knesset. Uno Stato che tratta come paria di nuovo tipo il 20% della popolazione del paese, uno stato nato dal mostruoso genocidio in terra straniera, uno Stato le cui pratiche presentano sfumature neofasciste, non può essere democratico.
 
Il libro di Shalom Sand sull’invenzione del Popolo Ebraico è oltre che una chiara prova storica, un atto di coraggio.
 
Consiglio la sua lettura a tutti coloro secondo cui la linea di frontiera dell’opzione di sinistra oggi passa per la solidarietà col popolo martire della Palestina e che condanna il Sionismo.
http://www.bibliotecapleyades.net/ 

Articoli correlati: 
"ashkenaziti" 

Khazari-ariani

http://ningishzidda.altervista.org/
 

sabato 26 aprile 2014

Atramkhasis

 QUANDO IL PASSATO RITORNA
Oggi sappiamo che l’Epopea di Gilgamesh ha dietro di sé una lunghissima storia letteraria che risale molto di là dei tempi biblici, almeno fino al 2000 a.C. 

Il racconto del diluvio inizialmente non ne faceva affatto parte: è stato inserito più tardi nell'edizione ninivita, riprendendolo da un’altra opera nella quale aveva il suo posto organico, il Grande Saggio."Grande Saggio", o "Super-Saggio", è la traduzione del nome accadico dell’eroe del diluvio: Atramkhasis 
L’Atramkhasis è un’opera che per lungo tempo è stata poco conosciuta (attraverso alcuni frammenti sparsi); una serie di ritrovamenti fortunati ce ne ha restituito da qualche anno, i due terzi: circa 800 versi della versione babilonese. Sono note almeno sei versioni mesopotamiche del mito ognuna con elementi originali rispetto alle altre (per una lettura comparata vedi pp. 559-639 Bot 92). 

I manoscritti più vecchi (1700 a.C.) sono stati portati alla luce a Nippur. Nella versione sumerica l'eroe del diluvio si chiama Ziusudra (= "lunga vita"), sovrano dell'antichissima città di Shuruppak (la moderna Tell Fara).

Rimane il fatto che, sia l'Atramkhasis sia il suo antecedente sumerico Ziusudra, sono più antichi della versione biblica del diluvio che troviamo nella Genesi (6-8 GEN 2000). Ma questa risale all’ottavo secolo e quindi rimane cronologicamente antecedente all’edizione ninivita che risale a circa il 650 a.C. 

Tuttavia è difficile credere che gli scrittori di Babilonia mendicassero idee dagli ebrei deportati da Nabucodonosor anche perché la deportazione risale al 612 a.C. E' più facile ritenere che la tav. XI dell'epopea sia stata redatta dalle fonti più antiche consultabili direttamente nella biblioteca di Ninive, dove Assurbanipal aveva fatto trasferire tutto il patrimonio letterario dei secoli passati.

(p.117 Bot 1996) Il mito di Atramkhasis comincia al tempo in cui l’uomo ancora non esisteva. Solo gli dei abitavano l’universo, suddivisi secondo la bipartizione fondamentale nell’economia del tempo e del luogo, tra produttori e consumatori. Una classe inferiore, gli Igigi, lavorava i campi per fornire all’aristocrazia degli Anunnaki il necessario per vivere: 

Il loro lavoro era immenso

Pesante la loro pena e senza fine il loro tormento! 

Esasperati gli Igigi realizzano quello che noi chiameremo il primo sciopero per essere dispensati da tali fatiche e essere trattati alla pari dei loro capi. 

"Gettando al fuoco le loro attrezzature,/ Bruciando le vanghe, incendiando i bigonci" e partendo anche in piena notte per "accerchiare il palazzo" del loro datore di lavoro e sovrano, Enlil.

Tutta l’aristocrazia degli Anunnaki è preoccupata e in subbuglio; come ci si sostenterà se nessuno vuol più produrre il necessario per vivere? Si riunisce un’assemblea plenaria, e Enlil si fa forte per domare i rivoltosi, che però si proclamano decisi a resistere fino in fondo: il lavoro è veramente insopportabile ed essi sono pronti a tutto pur di non riprenderlo. Sconfitto, Enlil pensa allora di abdicare: disordine ancora più temibile perché introduceva nella società divina anarchia e disgregazione.

A questo punto interviene Enki consigliere e visir di Enlil, che incarna la lucidità, l’intelligenza, l’astuzia, la facoltà di adattamento e d’invenzione, la padronanza delle tecniche. Per sostituire gli Igigi recalcitranti all’ingegnoso Enki viene in mente di creare una sorta di sostituto: l’uomo, fatto di argilla - nasce cioè dalla terra e a essa ritorna morendo - e del sangue di un dio minore, immolato per l’occasione, che gli dovrebbe conferire un po’ dell’intelligenza, dell’energia e della produttività degli operai divini (Genesi, 2: " Allora il Signore plasmò l’uomo con la polvere del suolo e gli soffiò l’alito di vita").

Dall'Enuma Elish apprendiamo il nome della divinità immolata: il demone Qingu, emissario di Tiamat e detentore per un breve periodo della tavoletta dei destini prima di venire sconfitto da Marduk. 

Questa è l’unica ragion d’essere dell’uomo secondo la visione mesopotamica: lo sfruttamento laborioso e illimitato delle materie prime del mondo per fornire tutti i prodotti atti a garantire agli dei una vita spensierata e appagata: la vita umana ha senso solo se posta al servizio degli dei.

[...] gli uomini costruirono nuovi picconi e zappe,
poi edificarono grandi dighe d’irrigazione,
per provvedere alla fame degli uomini
e al cibo [degli dei].

(p. 75 Bot 1996)
Le popolazioni umane moltiplicate al massimo e "il loro rumore divenuto simile al muggito dei buoi" cominciano a venire a noia a Enlil poiché disturbano la vita tranquilla e spensierata degli Dei, che finiscono col perdere il sonno. 

Per mettere fine a quel baccano, Enlil, impetuoso e incline alle soluzioni estreme, si assume la responsabilità di decimare gli uomini con l’epidemia. Ma Enki, riflessivo e consapevole del rischio di una riduzione eccessiva del numero degli uomini, che rappresenterebbe una catastrofe per gli dei, avverte Atramkhasis,

il Grande Saggio che gode della sua fiducia e di una grande autorità sulla popolazione umana. Enki gli indica come quest’ultima potrà evitare la strage: basterà far convogliare tutte le offerte alimentari verso Namtar, divinità dell’epidemia omicida, e gli dei, ridotti alla fame, saranno costretti a interrompere il male. Cosa che in effetti succede.

Con il ritorno della sicurezza gli uomini riprendono il loro lavoro rumoroso e tumultuoso, e spazientiscono nuovamente Enlil, che questa volta manda loro la siccità. Nuova risposta di Enki, che consiglia ad Atramkhasis di far riservare i viveri degli dei solo per Ada, padrone delle precipitazioni atmosferiche. Le lacune del testo ci lasciano comunque supporre che Enlil non cedette subito ma alla fine tutto rientra nell’ordine e l’umanità rifiorisce.

Dai resti delle tavolette risulta almeno che il re degli dei, deciso alla fine a eliminare gli uomini, sempre così chiassosi, farà appello a una catastrofe ancor più radicale: il Diluvio.

Ormai diffidente, egli prende tutte le precauzioni affinché il suo progetto funesto non possa essere divulgato agli uomini, e affinché nessuno possa sfuggire alla morte. Ma Enki fa in modo di annunciare indirettamente ad Atramkhasis il disastro imminente e lo stratagemma che ha messo a punto per salvarlo; ma questa volta lui solo con i suoi.

Atramkhasis dovrà dunque "costruire una barca a doppio ponte, solidamente armata, debitamente calafatata e robusta", della quale Enki gli "disegna lo schema sul pavimento". Atramkhasis si rifornirà e, al segnale degli dei, vi imbarcherà le sue riserve, il suo mobilio, le sue ricchezze, la sua sposa, i suoi parenti e affini, i suoi capi officina (per preservare i segreti delle tecniche acquisite), e animali domestici e selvatici; poi non dovrà far altro che "entrare nella barca e chiuderne il boccaporto"

Il seguito lacunoso in quello che ci è rimasto del poema, può essere tranquillamente sostituito con il racconto dell’Epopea di Gilgamesh, posteriore di parecchi secoli ma che al poema si è ampiamente ispirato. 

Trovato il modo di spiegare il suo strano comportamento a quelli che gli erano vicini, senza però allarmarli, Atramkhasis esegue gli ordini, "imbarca carico e famiglia" e "offre un gran banchetto". Ma intanto è ansioso:

non fa che entrare e uscire,
Senza sedersi e stare fermo,
Col cuore infranto, e preoccupato aspetta il segnale fatidico.
Finalmente il segnale arriva:

Il tempo cambiò aspetto
e il temporale tuonò tra le nuvole!
Quando gli si fece sentire il brontolio del tuono
gli portarono dl bitume per chiudere il boccaporto.
E, chiuso questo,
con il temporale che brontolava sempre tra le nuvole
i venti si scatenarono.
Così ruppe gli ormeggi, per liberare la nave!
Il Diluvio, inequivocabilmente un’inondazione provocata da piogge torrenziali, continuò allora per:

Sei giorni e sette notti: la tempesta infuriava. Anzu [il rapace divino gigantesco]
lacerava dal cielo con i suoi artigli. Era proprio il Diluvio
la cui brutalità si abbatteva sulle popolazioni come la guerra!
Non ci si vedeva più
e in quel massacro non si riconosceva più nessuno!
Il Diluvio muggiva come un bue;
il vento fischiava, simile a un aquila che stride
le tenebre erano impenetrabili: il sole era scomparso.
Quando il cataclisma ebbe schiacciato la terra, arrivato il settimo giorno:

L’uragano bellicoso del diluvio finì,
dopo aver distribuito i suoi colpi [a caso],
come una donna nei dolori del parto:
la massa d’acqua si calmò; la burrasca cessò: il diluvio era finito!
Allora racconta l’eroe:

Aprii il boccaporto e l’aria pungente e l’aria pungente mi sferzò il viso!
Poi cercai con gli occhi la riva,
all’orizzonte della distesa d’acqua:
a poche gomene emergeva una lingua di terra.
La nave si accostò: era il monte Nisir dove essa finalmente fece sosta!
Per prudenza Atramkhasis aspetta ancora una settimana prima di usare uno stratagemma dei primi navigatori d’altura:

Presi una colomba e la lasciai andare;
la colomba fuggì, ma tornò:
non avendo nulla su cui posarsi, era ritornata!
Presi allora una rondine e la lasciai andare;
a rondine fuggì, ma rivenne: non avendo visto nulla su cui posarsi, era ritornata!
Infine presi e lasciai andare un corvo:
il corvo fuggì, ma trovando il deposito delle acque,
beccò, gracchiò, e non ritornò più!"

(p.117 Bot 1996)
http://www.homolaicus.com/

Articoli correlati:
http://ningizhzidda.blogspot.it/search?updated-max=2014-04-09T22:21:00%2B02:00&max-results=7&start=7&by-date=false

http://ningizhzidda.blogspot.it/2013/08/la-stirpe-dei-semidei.html 
http://ningizhzidda.blogspot.it/2013/05/il-perfetto-sviluppatore-e-creatore.html
http://ningizhzidda.blogspot.it/search/label/Gilgamesh

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...