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venerdì 13 settembre 2024

Inganno Divino - Corruzione nel Tempio di Apollo a Delfi

di Jessica Nadeau
28 agosto 2024
dal sito web Ancient-Origins  Versione italiana


Essendo un dio di molte cose, Apollo era anche il dio della profezia.

 

Per molti anni vagò alla ricerca di un luogo adatto ai suoi oracoli. Sotto la guida di una ninfa, si diresse verso le pendici del monte Parnaso per costruire il suo glorioso tempio.

 

L'unica cosa che doveva fare era uccidere l'enorme drago femmina, il serpente Pitone. Dopo il suo successo, costruì il suo imponente complesso e dichiarò che l'umanità avrebbe potuto offrire per sempre le proprie ricchezze in cambio dei suoi fedeli consigli.

 

Apollo si trasformò quindi in un delfino, portando i marinai di Creta alle sue coste e facendone i suoi sacerdoti.

Da allora in poi, il suo tempio, il Tempio di Apollo a Delfi, divenne il centro del mondo antico, fornendo parole di saggezza alla gente prestigiosa, politica e comune.

 

Fiorente per oltre un millennio, Delfi era ricca sia di ricchezza che di adorazione. Tuttavia, molto rimaneva nascosto sotto gli abissi del monte Parnaso, a parte i fumi profetici.

 

Le parole antiche erano potenti e Delfi era l'emblema dell'influenza oracolare.

 

Ma il potere, per quanto benevolo possa sembrare all'inizio, alla fine semina inevitabilmente i semi della corruzione.


Dal culto delle sacerdotesse alla supremazia maschile

La vera origine di Delfi risale all'inizio dell'era micenea come santuario dedicato alla dea della terra, Gaia, e in seguito a Themis, dea della legge divina.

 

Si diceva che Pitone, ucciso da Apollo, fosse lì per proteggere le sacerdotesse e i loro oracoli.

 

Inoltre, i fumi a cui si fa così spesso riferimento, che producevano un effetto psicotropo sugli oracoli, possono essere ricondotti a questo enigmatico culto di sacerdotesse, dato che si trattava di un dono della Terra, Gaia.

 

Lo storico greco Diodoro Siculo sosteneva che quando fu fondata la Delfi di Apollo, gli abitanti di Delfi si imbatterono casualmente in questo misterioso abisso da cui uscivano vapori che portavano a visioni ed estasi deliranti.

 

All'improvviso, la gente cominciò a tuffarsi nel baratro e non fu più vista...

 

Così, per precauzione, fu deciso che solo una persona venisse scelta per respirare questi vapori sacri. 

Kylix a figure rosse raffigurante

Re Egeo con la Pizia.

 (Zde / CC BY-SA 4.0)
 

Successivamente, durante la costruzione del Tempio di Apollo, venne realizzato uno speciale recinto, l'adytum, per ospitare il santuario interno, i vapori dell'abisso e il sedile a tripode che si trovava in cima.

 

Solo l'oracolo prescelto poteva entrare, con il suo sacerdote e l'interprete nelle vicinanze.

 

Inizialmente, l'oracolo si consultava solo una volta all'anno, nel giorno del compleanno di Apollo, ma quando la sua popolarità aumentò e i membri più in vista della società accorrevano in cerca di consigli, il tempio iniziò a offrire i suoi servizi anche il settimo giorno dopo la luna nuova.

 

I mesi invernali erano dedicati a Dioniso, l'unico periodo dell'anno in cui l'oracolo non funzionava.

 

Inoltre, l'afflusso di patroni richiedeva più oracoli, e così ne furono selezionati altri due, lasciandone uno di riserva per gli altri. Ciò garantiva che le cose andassero lisce al tempio e che nessun oracolo fosse oberato di lavoro.

In preparazione alla profezia, l'oracolo avrebbe eseguito i rituali tradizionali. Dopo aver digiunato per diversi giorni, lei, insieme ai sacerdoti e all'interrogante, si sarebbe bagnata nella sacra Sorgente Castalia.

 

Nel giorno della profezia prevista, un animale sacrificale, solitamente una capra, veniva portato sui gradini del tempio per una lettura di presagi. La risposta della capra, quando beveva, versata sulla sua testa, determinava se il giorno era giusto per un consiglio oracolare.

 

In tal caso, il richiedente avrebbe dovuto fare offerte di sacrifici, doni e dolci sacri che avrebbe dovuto acquistare al tempio.

 

Prima che la Pizia incontrasse il suo ospite in attesa, doveva masticare foglie dell'alloro sacro di Apollo e dissetarsi alla fonte Cassotis, che si collegava agli acquedotti sotto il tempio.

A volte, quando incontrava l'interrogante, la Pizia scambiava parole e pronunciava profezie spontanee.

 

Era più comune, tuttavia, che le domande le venissero rivolte dai sacerdoti, che poi la conducevano all'adytum, mentre l'ospite attendeva in un luogo adiacente all'interno del tempio.

 

Lavorava da sola, sul suo treppiede, inalando vapori dopo aver assunto sostanze che avrebbero potenziato l'esperienza psicotropa.

 

Che si trattasse di mania, follia divina o frenesia di estasi, la Pizia aveva sempre un messaggio da condividere. Se fosse coerente o meno è oggetto di dibattito; la differenza di chiarezza dipendeva dall'oracolo.

 

Si diceva che una di loro cantasse le sue profezie, mentre altre trasmettevano messaggi vaghi e criptici, alcuni dei quali difficilmente comprensibili.

 

In ogni caso, i sacerdoti erano incaricati di decifrarlo e registrarlo in prosa o esametri, di stile formale ed eloquente, per l'interrogante.

Dato che la Pizia e le sue compagne sacerdotesse erano pienamente in grado di eseguire rituali preparatori e profezie da sole, perché, allora,

era necessario avere sacerdoti maschi all'interno del complesso del tempio?

Prima della conquista del sito da parte di Apollo, non esistevano sacerdoti maschi.

 

Il loro scopo doveva sicuramente essere più ampio della semplice traduzione di Pizia.

Sì, accettavano doni, organizzavano feste e giochi sacri e tenevano registri...

Eppure, ancora una volta,

Non era forse una cosa che una sacerdotessa poteva gestire?

La risposta potrebbe essere trovata negli eventi successivi alla fondazione di Delfi.

 

Un gruppo di sorveglianti maschi gestiva opportunamente il sito, noto come Amphictyonic League. I loro dodici membri erano nominati dalle aree circostanti.

 

Ogni stato aveva due rappresentanti nominati da case nobili. Si incontravano due volte all'anno come amministratori degli affari del tempio, dei santuari, del tesoro e dei Giochi Pitici.

La lega aveva il controllo completo su chi diventava sacerdote, di solito nominando uno dei propri, e su come veniva scelta la Pizia.

 

Avevano sempre più influenza politica man mano che la reputazione di Delfi si espandeva. I gruppi che minacciavano il loro santuario e la sua terra o una qualsiasi delle città membro erano soggetti a guerra.

 

Durante la prima di numerose guerre sacre, la lega liberò Delfi dai saccheggiatori intenzionati ad attaccare i pellegrini, affermando il loro ruolo di protettori e amministratori. Per festeggiare, iniziarono i primi Giochi Pitici, che si sarebbero tenuti ogni quattro anni.

 

Gli studiosi moderni spesso li paragonano alle attuali Nazioni Unite, poiché hanno creato leggi internazionali, coinvolgendoli negli affari sociali e nelle relazioni politiche.

 

A tal fine, servirono bene Delfi: mantennero il santuario al sicuro dagli attacchi e si assicurarono che rimanesse un'impresa organizzata.

 

Tuttavia, come avrebbero dimostrato dati successivi, la perpetuazione del controllo a Delfi rifletteva il cambiamento di lealtà verso potenti città-stato piuttosto che verso il santuario stesso.

 

Pubblicato sul sito web: https://www.bibliotecapleyades.net/

 

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lunedì 21 ottobre 2019

LA CIVILTÀ SORTA DAL NULLA

 

LA CIVILTÀ SORTA DAL NULLA 

Per lungo tempo l'Occidente credette che la propria civiltà fosse un dono di Roma e della Grecia. Eppure gli stessi filosofi greci scrissero più volte di aver attinto a fonti antecedenti. Chi tornava in Europa dopo un viaggio in Egitto, poi, raccontava che in quella terra esistevano grandiose piramidi e città-tempio semi sepolte nella sabbia, a guardia delle quali stavano strani animali di pietra chiamate sfingi.

Quando, nel 1799, Napoleone arrivò in Egitto, portò con sé alcuni studiosi perché esaminassero e spiegassero questi antichi monumenti. Uno dei suoi ufficiali trovò vicino a Rosetta una lastra di pietra che recava inciso un proclama del 196 a.C. nell'antica scrittura pittografica egizia (geroglifici), oltre che in due altre forme di scrittura.

Una volta decifrata la scrittura egizia, l'Occidente comprese, anche grazie ai ritrovamenti archeologici che seguirono, che l'Egitto aveva conosciuto un alto livello di civiltà ben prima dell'avvento dei Greci. Le fonti egizie parlavano di dinastie reali - cominciate intorno al 3100 a.C. - due millenni prima che vedesse la luce la civiltà greca, che raggiunse il periodo di massimo splendore solo nel V e IV secolo a.C.

E dunque da ricercarsi in Egitto l'origine della nostra civiltà? Per quanto logica sembri tale conclusione, i fatti sembrano in realtà smentirla. Gli studiosi greci descrissero sì i loro viaggi in Egitto, ma le antiche fonti di conoscenza delle quali parlavano furono ritrovate altrove. Le culture pre-ellenistiche del Mar Egeo - la civiltà minoica sull'isola di Creta e quella micenea nella Grecia continentale - mostravano legami più con la cultura dell'area medio-orientale che con quella egizia. 

La Siria e l'Anatolia, non l'Egitto, erano le arterie principali attraverso cui i Greci avevano potuto attingere a una civiltà precedente. L'invasione della Grecia da parte dei Dori e quella della terra di Canaan da parte degli Israeliti in seguito all'Esodo dall'Egitto erano avvenute più o meno nello stesso periodo (verso il XII secolo a.C). Partendo da questo presupposto, gli studiosi si sono messi alla ricerca di eventuali analogie tra la civiltà semitica e quella ellenica, e ne hanno trovate molte. 

Ilprofessor Cyrus H. Gordon (Forgotten Scripts; Evidence for the Minoan Language; «Scritti dimenticati; Testimonianze della lingua minoica») inaugurò un nuovo filone di studi dimostrando che un'antica scrittura minoica, chiamata Lineare A, rappresentava in realtà una lingua semitica. Egli ne concluse che «il modello (distinto dal contenuto) delle civiltà ebraica e minoica era per molti versi lo stesso», e notò inoltre che il nome dell'isola, Creta, pronunciato alla maniera minoica Ke-re-ta, era uguale alla parola ebraica Ke-re-et ("città cinta dimura") e si ritrovava in un racconto semitico in cui si parlava di un re di Keret. 

Anche l'alfabeto greco, dal quale derivano quello latino e anche i nostri moderni alfabeti, proveniva dal Medio Oriente. Gli antichi storici greci scrissero che un fenicio di nome Kadmus ("antico") portò loro l'alfabeto, che comprendeva lo stesso numero di lettere, nel medesimo ordine, di quello ebraico; era questo l'unico alfabeto greco in uso al tempo della guerra di Troia. 

Fu poi il poeta Simonide di Ceo, nel v secolo a.C, ad aumentare a 26 il numero delle lettere. Il fatto che la scrittura greca e quella latina, come del resto tutta l'ossatura della nostra cultura occidentale, fosse stata importata dal Medio Oriente risulta evidente se confrontiamo ordini, nomi e segni dell'alfabeto originario medio-orientale con quello greco antico, molto più recente, e con quello latino, ancora più recente (vedi figura a lato).

Gli studiosi sapevano bene, ovviamente, che i Grecia vevano avuto contatti con il Medio Oriente nel I millennio a.C, contatti culminati con la sconfitta dei Persiani da parte di Alessandro il Macedone nel 331 a.C. Le fonti grechecontenevano molte informazioni su questi Persiani e sulle loroterre (che corrispondono approssimativamente all'odierno Iran). 

Analizzando i nomi dei loro re - Ciro, Dario, Serse - e delleloro divinità, che sembrano appartenere al ceppo linguistico indoeuropeo, gli studiosi giunsero alla conclusione che essi appartenevano a quel popolo ariano ("signore") comparso nei pressi del Mar Caspio verso la fine del II millennio a.C. e diffusosi poi verso ovest in Asia Minore, verso est in India everso sud in quelle che l'Antico Testamento chiamava "le terredei Medi e dei Parsi".

(1) "H", comunemente translitterata come "H" per semplicità, è pronunciata in sumerico e nelle lingue semitiche come "CH" nello scozzese o tedesco "loch".(2) "S", comunemente translitterata come "S" per semplicità, è pronunciata in sumerico e nelle lingue semitiche come "TS".Eppure le cose non erano così semplici.

Nonostante la presunta origine straniera di questi invasori, l'Antico Testamento li tratta come parte integrante degli eventi biblici. Ciro, per esempio, è considerato un "Unto di Yahweh", il che è piuttosto strano per un non-ebreo. Secondo il Libro di Esdra, poi, Ciro accettò la missione di ricostruire il Tempio di Gerusalemme e affermò di agire in base agli ordini di Yahweh, che egli chiamava "Dio del cielo".


Ciro e gli altri re della sua dinastia chiamavano se stessi con il nome di Achemenidi, dal titolo adottato dal fondatore della dinastia stessa, Hacham-Anish. Questo titolo non era affatto ariano, ma semitico, e significava "uomo saggio". Tutto considerato, gli studiosi non hanno mai approfondito i molti punti che avrebbero potuto far pensare ad analogie tra il Dio ebraico Yahweh e la divinità che gli Achemenidi chiamavano "Saggio Signore", e che nelle raffigurazioni, per esempio nel sigillo reale di Dario (figura sopra), compariva nei cieli all'interno di una sfera alata. È ormai accertato che le radici culturali, religiose e storiche di questi antichi Persiani risalgono ai precedenti imperi di Babilonia e di Assiria, di cui l'Antico Testamento documenta la diffusione e la successiva caduta.

I simboli che compaiono sui sigilli e sui monumenti degli Achemenidi furono in un primo tempo ritenuti elementi puramente decorativi. Solo nel 1686 Engelbert Kampfer, dopo aver visitato Persepoli, l'antica capitale persiana, definì quei segni "cuneati" e capì che rappresentavano vere e proprie lettere a forma di cuneo. Da allora quella forma di scritturavenne chiamata "cuneiforme". 

Via via che si procedeva a decifrare le iscrizioni degli Achemenidi, divenivano sempre più evidenti le analogie con leiscrizioni trovate su antichi oggetti artigianali e tavolette in Mesopotamia, la terra che si trovava tra i fiumi Tigri ed Eufrate. Da prima si trattò di ritrovamenti isolati, sparsi qua e là, finché l'archeologo francese Paul-Emile Botta organizzò,nel 1843, la prima grande spedizione archeologica mirata. 


Per essa scelse un luogo della Mesopotamia settentrionale, chiamato oggi Khorsabad, vicino all'attuale Mosul. Ben presto Botta potè stabilire che le iscrizioni cuneiformi parlavano di un luogo chiamato Dur Sharru Kin. Erano iscrizioni semitiche, in una lingua sorella di quella ebraica, e il nome significava "la città cinta di mura del re giusto". 

Questore nei nostri testi è chiamato Sargon II. La città citata nelle iscrizioni era la capitale del regno assiro; al suo centro vi era un magnifico palazzo reale le cui mura erano ornate di bassorilievi che, messi uno vicino all'altro, si estendevano per oltre un miglio. Dominava la città e il complesso reale una piramide a gradini chiamata ziggurat, che fungeva da "scala verso il paradiso" per gli dèi (figura sopra).

L'impianto della città e le sculture facevano pensare a uno stile di vita complesso ed estremamente avanzato. Palazzi, templi, case, stalle, magazzini, mura, colonne, decorazioni, statue, opere d'arte, torri, cinte di difesa, terrazze, giardini: tutto venne completato in soli cinque anni. Secondo Georges Contenau (La vie quotidienne à Babylone et en Assyrie, «Lavita quotidiana a Babilonia e in Assiria»), «l'immaginazione vacilla di fronte alla potenziale forza di un impero che è riuscito a fare tanto in così poco tempo», circa 3.000 anni fa.

Continua ...
 
Di ZECHARIA SITCHIN IL PIANETA DEGLI DEI 
(The 12th Planet,1976) - Capitolo secondo

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Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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