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martedì 14 agosto 2018

In nome del Popolo Sovrano: Nella UE non esiste lo stato di diritto

 

Sovranista è la Merkel, mica Salvini. E del tipo più tribale, corto ed ottuso.

 

M’è capitato di ascoltare su Radio Radicale un intervento di Maurizio Molinari, il neocon direttore de La Stampa, sulla “rivolta del ceto medio” che è diventato anti-europeista e vota per i “sovranisti”. Apodittico come suo solito, Molinari dichiarava che “sovranismo” è “una versione del nazionalismo”, ma meno bella di quello ottocentesco: quello esprimeva una “volontà di unirsi”, di “aggiungere”, questo di oggi è un voler “togliere”. Ciò perché il nostro ceto medio, aggredito dal “fenomeno dei migranti e dalla diminuzione della sua prosperità, rimasto senza corpi intermedi (non solo non c’è più il partito, non c’è nemmeno la parrocchia) solo, bisognoso di protezione e sicurezza, nella sua solitudine dovuta alla sparizione dei corpi intermedi, si lascia sedurre da leader che gli dicono: “sai qual è la soluzione? Noi rappresentiamo la tua identità tribale e la chiudo sempre di più contro il nemico…”. Insomma la riduzione del sovranismo a un “tribalismo” (proiezione ebraica?), come fenomeno regressivo, riconducibile a cause psico-sociologiche, bisogno di protezione e così via.
Ho trovato questa interpretazione specialmente offensiva, perché non solo equivoca, ma sminuisce le motivazioni delle istanze di ri riconquista della sovranità nazionale. Motivazioni non solo legittime, ma niente affatto “tribali”; al contrario: si tratta di appelli alla sfera giuridica e politica, nel senso più alto universali.

Nella UE non esiste lo stato di diritto
Sfera giuridica:  chi aderisce a ciò che loro chiamano “sovranismo”, ossia la riconquista della sovranità nazionale espropriata dalla macchina eurocratica,   lo ha fatto per la più alta e grave presa di coscienza giuridica:  s’è accorto che nella UE non vige lo stato di diritto.  La cosiddetta Europa non è più (se mai lo è stata) una unione di liberi e uguali, ma un sistema dove il forte si impone sul debole, il creditore saccheggia il debitore, il concorrente si avvantaggia con mezzi sleali, imposizioni e   manovre dietro le quinte, sull’europeista in buona fede. Ne  abbiamo avuto troppo esempi recenti, dalla Grecia alla gestione  impari della banca centrale ,  dalla decisione unilaterale  e senza consultazioni di farci accettare milioni di profughi e clandestini  con minaccia di togliere, altrimenti,   fondi europei ;   dal surplus mostruoso che non viene rimproverato a Berlino benché sia contrario alle normative almeno quanto il  deficit sotto il tre per cento. Abbiamo visto i due pesi e  due misure, ai  francesi viene consentito un deficit largo, mentre a noi esso viene occhiutamente controllato dalla Bundesbank; abbiamo visto giorni fa la Merkel accorrere e soccorrere lo spagnolo Sanchez   sotto l’alluvione dei “migranti”, mentre   dell’invasione che  ha inondato l’Italia non si è accorta, fino a quando gli italiani non hanno votato “populista”.
Insomma  in Europa  non esiste l’uguaglianza,  né   le sedi  per farne valere il diritto.
Con il trattamento dei Greci, abbiamo visto adottare la “punizione collettiva” di un intero popolo per le  (eventuali) colpe dei suoi governi (che andavano se mai spartite coi banchieri tedeschi e francesi), e  il ritorno della schiavitù per debiti,  abolita già dal diritto romano: notevoli “progressi” della civiltà, non c’è che dire. I tipi alla Molinari lo trovano “normale”, perché sono  nella casta che ne gode.
La  faccenda degli immigrati ha confermato  anche ai ciechi  l’Europa come dispotismo:  un progetto lanciato dalla Merkel  unilateralmente, d’arbitrio,   e  senza consultare   gli altri paesi, senza discussione in una qualunque  sede legale identificabile; imposto ai paesi rivieraschi d’imperio, senza partecipare  ai costi; che la Merkel ha corretto solo quando questo ha messo in pericolo il suo potere personale nella sua Germania – facendo pagare   anche a noi, con un miliardo di debito, la parte dell’accordo in  denaro che lei ha stretto con Erdogan pagandolo per fermare il flusso.

L’Ingiustizia risale al 1993

Uno può anche non capire molto di giure, codici e pandette. Ma quando ha visto che milioni di nostri  pensionati devono contentarsi di 500 euro mensili, mentre l’Europa ci impone di spenderne per ogni immigrato 900 al mese;  quando deve accettare mezzo milione di negri all’anno e vedere 250 mila giovani italiani qualificati  emigrare all’estero perché qui non c’è lavoro, non gli ci vuole molto a capire il concetto di “Ingiustizia”. Ossia dell’inesistenza della UE come “stato di diritto”.
Da qui la richiesta di “sovranità”. Richiesta che nulla ha di tribale, ma al contrario è la più alta istanza della politica.
E’ la consapevolezza che – piaccia o no – solo  entro i confini  dello Stato nazionale  si possono rappresentare e far valere le istanze  – per  esempio – di uguaglianza e di giustizia sociale,  le ragioni della coesione sociale  di fronte ad una comunità di destino.   Abbiamo visto sulla nostra  carne che  l’immiserimento e la disoccupazione crescente  e di lunga durata  dei paesi “periferici”  sotto il tallone di un euro sopravvalutato  e di regole assurde di  austerità, non    vengono prese nella minima considerazione né a Bruxelles né a Francoforte, sede della BCE,  e ciò perché Berlino di questa situazione profitta e gode.  Abbiamo visto che non c’è limite alla disumanità con cui il forte schiaccia il debole. Autisticamente, costoro non  sentono le grida dell’oppresso. E non c’è una sede reale, nella UE, dove l’oppresso possa far valere le sue ragioni, insomma “ottenere giustizia”.
Le masse se ne sono accorte solo oggi. Ma i dirigenti e i giuristi “europeisti” che adesso ci fanno la lezione, lo sapevano: la fine dell’unione europea come stato del diritto eguale ha avuto termine nel 1993.   Allora, la corte costituzionale tedesca di  Karlsruhe, investita da un cittadino per pronunciarsi se un trattato europeo violava la sovranità germanica, sancì che essa, la corte tedesca costituzionale, era  quella che decideva se una normativa comunitaria fosse incostituzionale o no, e dunque   i  limiti in  cui qualunque trattato europeo obbligasse la Germania.
Dopo  quella sentenza, doveva essere chiaro: mentre tutti gli stati membri dell’Unione sono soggetti ugualmente alle normative europee (trattato di Maastricht), solo la Germania dichiarava che  la sua propria costituzione aveva  in ultima istanza  la supremazia.  Dunque, in questo mostro giuridico, la Germania è il solo paese  che ha mantenuto la propria sovranità. E non solo sul suo territorio, ma su quello altrui.
Allora, i giuristi e i governanti avrebbero dovuto dire: fermi tutti! Qui il principio dell’uguaglianza fondamentale non esiste più;  avrebbero dovuto  fermare il “progetto  europeo” finché le stesse prerogative che  la Corte di Karlsruhe aveva dichiarato per la Germania, fossero estese a tutti gli altri  stati. Allora, allora avrebbero potuto – e dovuto  – accusare la Germania di “sovranismo”,  e ripristinare le regole basilari del gioco.
Non lo fecero i politici e governanti, cedendo sovranità senza contropartite non alla UE, ma alla Germania – e che a buon diritto giudichiamo traditori della patria. Non lo fecero i giuristi internazionali  più stimati, come Sabino Cassese, che avrebbe dovuto e potuto porre la questione, avendone i mezzi professionali e intellettuali per farlo.

Cassese, ovvero la barbarie giuridica

Invece abbiamo dovuto leggere  sul Corriere, il 13 agosto, Sabino Cassese “il giurista” famoso,  ex della Corte Costituzionale nostrana, spiegare  che  gli stati non sono sovrani, perché devono rispondere ai mercati, e agli stati più forti. Con il tono di degnazione saccente con cui ritiene di spiegarlo ai barbari sedotti dal “mito sovranista”.
invece il barbaro giuridico è lui, e lo dimostra: identificando la sovranità nella forza  e la potenza, aderisce a un’idea che Hitler avrebbe potuto sottoscrivere.  La sovranità infatti è – all’insaputa di Cassese – un concetto giuridico. E’  l’equivalente della “personalità legale” nell’individuo: un individuo libero può stipulare contratti con terzi perché ha personalità legale, indipendentemente dalla sua condizione economica e sociale, sia ricco o povero.  Uno Stato sovrano può stabilire alleanze, sia debole o forte; il suo parlamento (a nome dei cittadini) può pur sempre decidere cosa fare in una data situazione, prendendo in conto la propria debolezza: ciò si chiama,  informiamone il giurista, “Libertà”.

Libertà personale nel cittadino con personalità legale, libertà politica dello stato sovrano.

Se  davvero fosse un europeista, Cassese dovrebbe reclamare l’uguaglianza nella UE della Grecia, del Portogallo e dell’Italia con la Germania. Invece il “giurista”  confonde   il diritto con la forza. Sostiene che gli stati nazionali, essendo deboli, non sono sovrani.  Con il corollario che gli Stati forti (come la Germania) sono “più sovrani” degli altri.
Il che significa “oscurare la funzione centrale  del diritto, che è di  porre su un piano di eguaglianza il debole e il forte”.
Il diritto  infatti pone il povero uguale al ricco, il   debole con gli stessi diritti del forte,  all’interno dello Stato sovrano,  e dovrebbe porre la  stessa uguaglianza  in Europa: i greci, portoghesi, italiani, sul piano di parità coi tedeschi. Abbiamo  constatato sulla nostra carne che non è così. Che tutte le relazioni fra stati sono ridotte a  rapporti di forza e di potere. Perché infatti, ripetere che la “sovranità” è un mito tribale o un concetto accademico, significa  sradicare la distinzione fra comportamenti illegali e  legali, non solo fra individui, ma fra stati.
Forse non sapete che   di questi tempi in Germania,   visto il pericolo che l’Italia   venga cacciata dall’euro, giuristi, economisti  e  politici stanno discutendo come   impadronirsi  delle riserve auree della Banca d’Italia per ripagarsi del “debito” che gli acquirenti italiani avrebbero (secondo loro)  contratto   comprando auto tedesche, ed è registrato nella BCE come Target 2.
E adesso nella stampa tedesca, sapete di cosa allarma i cittadini tedeschi?  Sul  Kindergeld.
Sul fatto che pagano “troppo”   di assegni familiari di stranieri che lavorano in Germania, ma “hanno l’incentivo di lasciare le loro famiglie” in Polonia, Romania, Grecia e  Italia. si tratta di 343 milioni di euro pagati “all’estero”:  “ma è aumentato di 10 volte dal 2010”, si indigna Handelsblatt  (il principale giornale economico). Ovviamente, se è aumentato di 10 volte, è perché  è aumentata l’emorragia di  emigrati dai paesi   della UE immiseriti dall’austerità “alla tedesca”   per lavorare in Germania; i tedeschi hanno ottenuto  così  buone infermiere, buoni artigiani, buoni dottori a basso prezzo –  ma gli fa   rabbia questo esborso che devono dirigere all’estero.  Sono pieni di bile e non si danno pace all’idea che un bambino romeno in Romania  abbia un cappottino invernale pagato coi soldi loro, che spendano là quei soldi che dovrebbero spendere qua.  Si noti: quel che ogni contribuente tedesco spende per questi assegni familiari a lavoratori esteri, ammonta alla fantastica cifra di 35 centesimi al mese a testa. Stanno pensando di  tagliarlo,  sospettando che  gli stranieri frodino sul numero dei figli. Leggere per credere:

Bambini romeni si divertono, “e paghiamo noi” con gli assegni familiari, si arrovellano i tedeschi.

Se volete accusare qualcuno di “sovranismo” tribale,  di particolarismo ottuso, corto ed esoso,  accusate i  tedeschi,   la Merkel, la sua classe politica.  Chi vuole divincolarsi  da questa prigione dell’avarizia patologica, lo fa in nome della civiltà, della libertà e del diritto, non del “tribalismo”. Se Molinari vuole criticare il tribalismo di uno stato, non ha che rimproverarne la sua  Israele.

Un esempio di Germania avanzata

Non solo, c’è di peggio. L’egemonia tedesca esercitata  dal particolarismo degli interessi tedeschi, dalla sua “competitività”,  sta rendendo l’Europa, da avanguardia  che era, a retroterra arretrato sul piano tecnologico e scientifico.  Considerate  solo questo:   gli  Usa hanno il GPS essendo stati i primi a installare la straordinaria infrastruttura satellitare necessaria; la Russia, che economicamente è   nemmeno un  decimo dell’Europa, ha il suo sistema Glonass. La  UE non riesce a  installare il suo sistema di geolocalizzazione Galileo, e sapete perché? Perché la Germania ha puntato tutto sulla sua competitività nell’export di auto, ha deformato l’Europa e l’ha legata ad un settore industriale maturo, ed ora prossimo all’obsolescenza.
Sulla  “competitività, eccellenza ”  e sparagnosità della   Germania concludo con questa foto. Sapete cosa è?

E’ il nuovo aeroporto di Berlino, che la Germania non può usare   come aeroporto causa i sistemi di sicurezza sbagliati e fallimentari  (forse lo apriranno nel 2021, ci stanno lavorando…), ed a cui ha trovato  temporaneamente  un nuovo impiego:  ne fa il magazzino di migliaia di Volkswagen che non possono essere registrate per l’uso su strada   perché non hanno superato i test di emissione. Questa è la Germania che ci fa la lezione sui nostri “sprechi”, sulla nostra corruzione, sulle nostre inefficienze.

mercoledì 4 gennaio 2017

in un mondo di servi volontari


LA "TERRA DI NESSUNO" CULTURALE 

Cultura del Caos e Vangelo secondo me: i distruttori della nostra civiltà stanno sfruttando un salto generazionale c’è una generazione che manca all’appello della storia che non hanno fatto in tempo a conoscere il mondo di ieri 

 

I distruttori della nostra civiltà 
stanno sfruttando un salto generazionale 
di Francesco Lamendola 

ALL’AMICO ANDREA.
C’è una generazione che manca all’appello della storia, o forse due: quelle dei nati fra il 1970 e oggi; quelle degli uomini e delle donne, dei ragazzi e dei bambini, che non hanno fatto in tempo a conoscere il mondo di ieri, cioè prima dell’avvento della globalizzazione, né a ricevere delle solide basi educative dai loro genitori, dai loro insegnanti, dai loro sacerdoti, perché ormai molti genitori, molti insegnanti e molti sacerdoti erano già stati infettati dal virus del modernismo, avevano già abdicato al loro personale senso critico e si erano intruppati volonterosamente nel gregge dei pecoroni, dove la massa fa la giustizia, e il numero crea il diritto; dove quello che conta è seguire la corrente, e inseguire i folli miti del consumismo; e dove non si amano più le persone, ma le cose, i telefonini, i computer, le automobili, i vestiti firmati, gli orologi di marca; dove conta l’apparire e non l’essere, l’abbronzatura e non la bellezza interiore, i soldi e non l’onestà.

Le persone nate fin verso gli anni Sessanta del secolo scorso, bene o male, in maggioranza hanno ricevuto quella educazione: hanno visto i loro genitori lavorare duramente e non fare mai debiti, non vivere mai al di sopra delle loro possibilità, condurre una vita sobria, coltivare il lavoro, l’amicizia, la fedeltà alla parola data; hanno visto i loro maestri e professori insegnare con passione, con competenza, con il senso di una vera e propria missione da compiere, per mezzo della cultura, dei valori etici, dell’esperienza da trasmettere ai giovani; e hanno visto i loro sacerdoti calarsi con fervore nel sacramento dell’Ordine, insegnare il Vangelo con le parole e con l’esempio, prendere con serietà le cose di Dio, vivere la fede con generosità ed entusiasmo, ma anche con timore e tremore, come si addice a chi si confronta con l’abisso insondabile dell’Assoluto. Non sempre, beninteso, gli adulti erano all’altezza di quei valori e di quei modelli; però, onestamente parlando, lo erano più spesso di quel che non si pensi. Facevano del loro meglio, quasi sempre; e quasi sempre almeno alcuni di loro riuscivano a trasmettere ai bambini e ai ragazzi qualcosa della loro serietà, della loro vocazione, del loro sentimento maturo e responsabile della vita, che non era, per essi, una scampagnata in cerca di divertimenti, ma una pagina bianca sulla quale si scriveva una riga, ogni giorno, con l’aiuto di Dio e con il conforto dell’esempio ricevuto dalle generazioni precedenti.

Ora questo legame generazionale si è interrotto; c’è stato un salto, un vuoto, una frattura, si è creata una terra di nessuno, sulla quale son piombati, come falchi, come avvoltoi, come sciacalli, i signori della distruzione: gl’intellettuali nichilisti, gli amministratori raccomandati, i politici cinici e disonesti, gl’imprenditori fasulli e senza scrupoli, i finanzieri d’assalto, uno stuolo d’insegnanti senza solide basi culturali e senza il senso della loro missione, un esercito di preti e vescovi senza vocazione, ma, in compenso, resi sempre più audaci, sempre più presuntuosi, sempre più arroganti da un altro esercito di cattivi teologi, nel gridare dai tetti il loro nuovo vangelo: il vangelo secondo me, e non più il Vangelo secondo Gesù Cristo. E i signori della distruzione, in questo vuoto, hanno messo i contenuti che hanno voluto, senza timore di smentita o di contraddittorio: approfittando dell’ignoranza sempre più diffusa, della rimozione del passato, dell’azzeramento delle radici e dell’auto-disprezzo della propria civiltà, hanno raccontato ai giovani – attraverso i mass-media, la scuola, la classe politica e la stessa cultura, o sedicente tale (vi sono programmi “culturali”, alla televisione, che fanno semplicemente rabbrividire), quel che hanno voluto: riscrivendo a modo loro la storia, il passato, la tradizione, l’identità, la famiglia, la patria e la religione.

Il risultato è che moltissime persone nate dopo il 1970, anche se diplomate e laureate a pieni voti, anche se attente ai fatti culturali, anche se se si tengono costantemente informate sui problemi di attualità, non sanno proprio un bel nulla di quel che sta accadendo nel mondo, né di quel che è accaduto; credono a tutta una serie di favole preconfezionate, che tramandano alla rovescia le vicende dell’Italia, dell’Europa e del mondo, fin dall’antichità, ma soprattutto da quando è sorto il cristianesimo e si è poi stabilità la civiltà cristiana medievale, su, su, fino alle due guerre mondiali, alla guerra fredda, alle ultime tensioni internazionali fra Stati Uniti, Russia, Turchia, Iran, Cina, Unione europea. Di ogni cosa è stata fornita la versione politicamente corretta, cioè ampiamente rivista e rimaneggiata, ad uso dei poteri forti oggi imperanti, e che già si stavano profilando all’inizio della modernità: la Massoneria, le grandi banche, una parte del giudaismo, divenuto poi sionismo, e trasformatosi, così, da potere esclusivamente finanziario, anche in potere politico-strategico, fino ad assorbire e manipolare ai suoi fini egemonici gli stessi governi degli Stati Uniti d’America, sia democratici che repubblicani: si vedano George Soros, la famiglia Rotschild, le banche Lehman Brothers e Goldman Sachs, il potentissimo Henry Kissinger.

In Italia, è stata accreditata una versione della nostra storia nazionale che serve, sostanzialmente, a giustificare i compromessi, le piroette, le furberie, e gli autentici atti di banditismo politico, che hanno contrassegnato la nascita della Repubblica e la sua evoluzione, rigorosamente democratica e antifascista, come no, e rigorosamente pluralista e buonista, pacifica e tollerante, accogliente e garantista: la Repubblica di Pulcinella, dove la legge serve a tutelare più i delinquenti che i galantuomini, più gli immigrati/invasori clandestini che i cittadini, più gli amministratori che gli amministrati, più i governanti che i governati, più i parassiti che i lavoratori, più gli evasori fiscali che quanti pagano le tasse, e più i cialtroni, i fanfaroni, i disonesti, i raccomandati, gl’incompetenti e gl’incapaci, che i meritevoli, gli onesti, i competenti, i responsabili, i laboriosi. E tutto questo per negare due evidenze che non sono ammissibili per la cultura politicamente corretta: che in Italia, nel 1943-1945, vi è stata una feroce guerra civile, prolungatasi con i massacri indiscriminati, gli assassinii, gli stupri, le torture, gli infoibamenti (il correttore automatico non riconosce quest’ultima parola, il che è rivelatore) dei mesi successivi alla fine delle ostilità, quel glorioso 25 aprile del 1945; e che l’Italia, come nazione, è uscita sconfitta, umiliata e calpestata dall’esito della Seconda guerra mondiale, e cancellata dal novero delle grandi potenze: sconfitta e umiliazione sancite dal Trattato di pace di Parigi del 1947, nel quale, per supremo oltraggio, il governo italiano s’impegnava a non perseguire i traditori che, fin dal 10 giugno 1940 (e non solo dall’8 settembre 1943, data ufficiale dell’armistizio con gli Alleati) si erano adoperati per la sconfitta della Patria e per la vittoria del nemico, pardon, dei baldi e disinteressati liberatori anglo-americani.

Anche la storia della cultura è stata manipolata, rielaborata, riscritta, secondo la versione politically correct: si è fatto credere ai giovani che la cultura è sempre e solo, per definizione, una cosa di sinistra, progressista e antifascista; che una cultura di destra non esiste, non è mai esistita e non può esistere; che Ezra Pound era un pazzo, Giovanni Gentile era un irresponsabile, Knut Hamsun era un venduto, Céline era uno squilibrato, Mircea Eliade era un bieco reazionario e Giovanni Papini, un vecchio rimbambito. Motivo: tutti costoro, e parecchi altri, che non vengono mai ricordati (anche se alcuni di loro hanno scritto opere di valore immensamente superiore a quelle dei vari Balestrini, Eco o… Dario Fo), si erano schierati dalla pare sbagliata, avevano rinnegato i sacri valori della libertà e della democrazia e avevano preso partito per i carnefici nazisti: tesi che ha, più o meno, la stessa consistenza di quella secondo cui i vari araldi della sinistra, da Sartre a Éluard, da Aragon a Neruda, da Moravia a Pasolini, altro non sono stati che i fiancheggiatori dello stalinismo e i complici morali dei crimini di quel regime. Gli esponenti dell’area culturale cattolica, poi, sono stati fatti sparire addirittura, quasi con un gioco di prestigio: e gli studenti italiani continuano a ignorare perfino i nomi di Nicola Lisi, di Bonaventura Tecchi, di Riccardo Bacchelli, di Eugenio Corti.

E quel che è accaduto per la storia, vale anche per tutti gli altri ambiti della cultura e dello studio, nonché per la musica leggera, il cinema, lo spettacolo, la televisione, lo sport, perfino la scienza e l’arte, specialmente l’architettura e l’urbanistica, ma anche la pittura e la scultura. Anche qui si sono rifatte le liste di proscrizione e quelle di approvazione, si sono distribuite le pagelle dei buoni e dei cattivi; ma quelli veramente scomodi, li si è condannati al silenzio e all’oblio, che è sempre l’arma migliore per annientare qualunque avversario, reale o potenziale. L’avversario da annientare è sempre lo stesso: colui che invita a riflettere, colui che esercita la libertà del pensiero, che non si lascia condizionare, né ricattare, intellettualmente o moralmente, o entrambe le cose; che respinge gli schemi e le pappe precotte, le minestrine riscaldate e scipite, fatte passare per capolavori dell’alta cucina, che tutti devono applaudire e complimentare. Qualcuno penserà che stiamo esagerando; ebbene, faccia caso a quali volti sono spariti dai telegiornali e dalle tavole rotonde televisive, quali firme sono scomparse dai giornali e dalle riviste in questi ultimi anni: a meno che costui sia affetto da una forma incurabile di distrazione cronica, si renderà conto che sono scomparsi precisamente i migliori, i più liberi, quelli che pensano con la loro testa, quelli che non stanno sul libro paga dei poteri forti, quelli che hanno il coraggio di dire la verità. Son rimasti i peggiori, i più mediocri, i più vili, i più conformisti, i più servi, i più banali.

Un fenomeno molto italiano, certo; ma, purtroppo, un fenomeno anche europeo, e, ormai, mondiale. Le teste pensanti vengono ridotte al silenzio, perché nessuna voce dissonante deve turbare la pacifica ruminazione del gregge dei pecoroni. Il Pensiero Unico avanza, dilaga, s’impone ovunque, diventa legge. Chi contravviene al Pensiero Unico, rischia ormai una querela: e, sotto la minaccia, molti giornali devono tacere, molte reti televisive devono adeguarsi, molte voci potenzialmente critiche sono messe a tacere. I nostri studenti apprendono, sui banchi di scuola, che il fascismo aveva tolto la libertà di stampa, si era impadronito dei giornali, monopolizzava i programmi radio: il che è vero. Non viene loro detto, però, che, nell’attuale regime democratico e repubblicano, avviene la stessa cosa, se non peggio, però senza che ciò sia esplicito e dichiarato: avviene de facto, semplicemente perché non si trovano più un solo giornale o rivista, una sola rete radio o televisiva, che abbiano voglia o interesse a far risuonare una voce libera; in un mondo di servi volontari, le forme della libertà sono rispettate, ma solamente quelle. La sostanza è una dittatura; anzi, un vero e proprio totalitarismo. Gli storici discutono ancora se il fascismo fu un totalitarismo o no; il sistema politico-sociale odierno, imposto dall’alta finanza e dai poteri forti internazionali, dei quali i politici europei sono solo i valletti e i camerieri, è sicuramente un totalitarismo, perché non si limita a controllare l’informazione, ma sta lentamente modellando i modi di pensare, di sentire, di vivere, di centinaia di milioni di persone; le sta letteralmente “rifacendo” di sana pianta, come passandole attraverso un duplicatore, dal quale escono simili a prima, ma intimamente cambiate: senza ricordi del passato, senza cognizione del presente, senz'ombra di  domande sul futuro.

Già, il futuro. Come dire a 500 milioni di europei che entro poco più di una generazione saranno spariti, e che l’Europa sarà diventata un continente islamico o islamizzato? No, meglio non dirglielo; anzi, bisogna non dirglielo. Le élites globali hanno deciso che l’islamizzazione deve procedere, e così sta avvenendo. Non si parla di questo problema come del problema numero uno dell’Europa; nessuno dei partiti maggiori, né in Italia, né in Francia, Germania, eccetera, ne parla come del problema numero uno. Eppure lo è; eccome se lo è. Il tasso d’incremento demografico non è una opinione: è matematica. Non stiamo facendo delle ipotesi, non stiamo almanaccando sulle probabilità: stiamo dicendo esattamente quel che è destinato ad accadere, a meno che si corra immediatamente ai ripari. Ma come correre ai ripari, se nessuno lancia l’allarme, anzi, se chi lo fa viene subito bollato e zittito quale xenofobo, razzista, populista ed estremista di destra? Se, davanti alla rivolta del Cara di Cona, nel veneziano, con gli operatori presi in ostaggio dai “profughi” ivoriani e nigeriani (ma in Nigeria e in Costa d’Avorio c’è la guerra?), tutto quel che il prefetto sa fare è balbettare che, poverini, si può capire che si siano agitati perché una dei loro è morta (di malattia!), anche se i cattivelli non dovrebbero poi diventar violenti. Ma come reagire, se nessuno si ricorda più del Cara di Mineo, ove due anziani coniugi furono massacrati (lei anche violentata) da un “profugo” ivoriano, nell’agosto 2015? Memoria corta, oblio, silenzio: le armi del totalitarismo democratico, globalista e progressista, al quale si è associato anche il vertice della Chiesa cattolica. Cancellata la buona teologia tomista, e sostituita dagli sproloqui della “svolta antropologica” dei Rahner e dei Kasper; silenzio sul peccato, il giudizio e l’aldilà; Gesù Cristo ridotto a un amicone, e Dio a una variante dell’intelligenza umana. Sì: qualcosa s’ è perduto, nelle ultime due generazioni... 

Francesco Lamendola
http://www.ilcorrieredelleregioni.it 

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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