COMUNICATO STAMPA
luglio 2016
Traduzione NoGeoingegneria
Uno studio del Politecnico di Zurigo dimostra che i gas di scarico rilasciati dagli aerei contengono alluminio e altre sostanze
Le
autorità federali responsabili per l’ambiente e per l’aeronautica
civile finora classificano l’aumento delle scie di condensazione degli
aerei come “non preoccupante”. Le scie di condensazione sarebbero
costituite da vapore acqueo, ghiaccio e fuliggine, e rientrerebbero
nell’ambito del “normale” e del “naturale”, a seconda di quelle che sono
di volta in volta le condizioni di umidità e di pressione atmosferica:
questo è quanto viene affermato ad esempio nelle risposte ufficiali
fornite a cittadini e cittadine che manifestano preoccupazione. Il
Politecnico di Zurigo ha condotto di recente uno studio sui gas di
scarico degli aerei. I risultati sono inquietanti.
Il
Politecnico di Zurigo ha rilevato qualcosa di sorprendente nelle
particelle di fuliggine dei gas di scarico di tre tipi di aerei. È stata
comprovata la presenza complessivamente di 16 metalli,
che rappresentano un rischio per la salute se vengono inalati.
L’alluminio, per esempio, secondo le più recenti ricerche è sospettato
di favorire l’incremento dei casi di morbo di Alzheimer. L’alluminio
potrebbe passare attraverso la barriera emato-encefalica e causare così
danni al cervello, nonché provocare malattie neurologiche.
I gas di scarico degli aerei però influenzano anche il nostro clima:
“Il particolato di fuliggine che si forma dalla combustione incompleta
di idrocarburi usati come combustibile, influenza direttamente
l’equilibrio globale dell’irraggiamento solare sulla Terra a causa della
sua marcata proprietà di assorbire la luce, e indirettamente a causa
della sua interazione con le nuvole, il che di conseguenza influisce sul
clima”.
Le
scie di condensazione prodotte dal traffico aereo, che si espandono
formando cirri, sbiancano sempre più il cielo e hanno sul clima un
influsso maggiore di quanto ammesso finora, secondo quanto afferma
Charles Long, dell’Istituto di ricerca sul sistema Terra (Erdsystem
Forschungsinstitut) del NOAA. Lui ha addirittura affermato che la
formazione artificiale di nuvole causata dal traffico aereo è già una
forma di geoingegneria non intenzionale.
La geoingegneria si definisce come modificazione climatica
intenzionale. C’è da chiedersi come sia possibile che qualcosa di non
intenzionale accada intenzionalmente.
Sta
di fatto che sia il governo USA che il governo britannico già nel 2009
hanno cominciato a discutare e ad elaborare linee-guida per
l’applicazione della geoingegneria.
Il metodo più verosimile e meno costoso per combattere il riscaldamento
del clima tramite la geoingegneria consiste al momento nel diffondere
aerosol nell’atmosfera. A questo scopo occorre spargere dagli aerei
grandi quantità di solfati o – secondo David Keith – anche di alluminio e
bario, nonché titanio, sopra vaste aree.
Da
oltre dieci anni, in tutto il mondo, sempre più persone credono che
questi esperimenti sul clima siano già in atto; anche in Svizzera. Meteo
Schweiz, Greenpeace, le autorità e anche i media hanno finora negato e
si sono rifiutati di accostarsi a questo tema. Ma i risultati delle
misurazioni effettuate dal Politecnico rendono evidente che c’è la
necessità di agire.
Se
si pensa che ogni anno volano quasi 37,5 milioni di aerei (fonte ATAG,
Air Transport Action Group, 2014), sarebbe necessario chiarire che
influsso abbiano sul nostro ecosistema gli scarichi tossici di questi
aerei. È da considerare altresì che queste sostanze con la pioggia
raggiungono la catena alimentare e quindi vengono assunte dagli
organismi. Per tutelare il clima e per il bene dell’ambiente e della
nostra salute sarebbe necessario prendere al più presto provvedimenti
per impedire che l’aria venga inquinata da questi metalli e per
regolamentare una buona volta gli scarichi degli aerei.
Matthias Hancke, un documentarista svizzero autore del premiato film Overcast
(trad. it.: “Cielo coperto”), si è dedicato per anni a indagare il
fenomeno delle coperture nuvolose artificiali dovute alle scie di
condensazione e ha riassunto le sue ricerche nel film. In esso viene
mostrata fra l’altro anche l’intervista alla professoressa Ulrike
Lohmann, del Politecnico di Zurigo, sullo studio qui presentato .
V. Tabella di misure allegata
V. fra l’altro: http://www.bmgf.gv.at/cms/home/attachments/3/9/6/CH1146/CMS1402477436830/aluminium studie 2 014.pdf, pp. 83 segg.