
L’unico problema del bambino sulla via dell’adattamento, appena
introdotto nel circuito della produzione, è intanto quello di cercare le
soluzioni più efficaci per non finire in punizione, ma al contempo per soddisfare i suoi bisogni.
E’ ancora un umano, ma in pieno conflitto con qualcosa che lo soffoca
in quanto tale, e che gli fa intraprendere percorsi dolorosi, non
voluti, già alienanti. La bugia detta ai genitori è
quasi sempre una di queste soluzioni, che è sostanzialmente un inganno
(il bambino lo sa, ne soffre, ma ancora in lui è più forte l’istinto di
conservazione della propria libertà) che gli serve a conciliare, là dove
è possibile, il proprio diritto a non eseguire un ordine, che ritiene
ingiusto, con il volere dei genitori, cioè dell’autorità, della legge
calata dall’alto. E’ chiaro che l’ingenuità dei bambini è tale per cui
la loro autodifesa per mezzo della bugia si rivela a volte comica (‘non sono stato io a far cadere il vaso’, quando in casa c’era solo lui), ma col passare del tempo egli imparerà ad affinare la tecnica ingannatoria,
e non soltanto nei confronti dei genitori o delle autorità a lui più
prossime, maestri e professori in testa. Imparerà quindi anche ad
accusare gli altri (se in casa con lui c’era il cane o il fratellino,
incolperà il cane o il fratellino) e a ricattare a sua volta (‘se lo dici alla mamma ti faccio i dispetti’).

Ma quando per varie ragioni non è più la bugia ad essere una soluzione, ma è invece il codice di legge
ad essere considerato tale (e lo diventerà presto, in barba al buon
senso sbandierato ovunque), allora la faccenda è più grave, poiché la
persona già adattata, cioè quella che non ha più neppure la vaga idea
dell’ingiustizia insita nell’ordine in sé, nella minaccia, nel ricatto,
ma anzi lo perpetua con gli altri, sugli altri, eseguirà l’ordine
soltanto ‘perché lo dice la legge’, e lo eseguirà acriticamente
nelle forme e nei modi dettati dal sistema padronale, dall’istituzione.
Come prescritto. L’umano bambino di prima è finalmente sconfitto, e con
lui la sua libertà. Se prima il bambino in via di adattamento cercava
ancora i modi meno dolorosi per non eseguire gli ordini
(o per eseguirli con un minimo di salvaguardia della propria libertà),
ora l’adulto perfettamente adattato trova immediatamente i modi per eseguirli,
e li trova già confezionati: di ciò ne è felice, perché il sistema gli
fornisce i pre-testi e le scusanti specifiche. Siamo arrivati a un punto
della cosiddetta era civile dove l’adulto, se non trova norme calate dall’alto per un problema che potrebbe risolvere da solo, le richiede a gran voce.
In poche parole richiede governi, ordini, punizioni, e
‘giustificazioni’ preconfezionate. Non a caso, quando si parla di certi
argomenti con un adulto normalizzato, le sue frasi sono spesso
codificate, stereotipate, gonfie di retorica e di pregiudizi. Tutto
acquisito culturalmente. Se i fatti smentiscono la retorica - come
avviene - l’adattato si arrabbia, non con se stesso, ma con chi gli
dimostra che la sua retorica non regge di fronte ai fatti.

Ci ricordiamo a questo punto dell’intima domanda del bambino non ancora adattato? ‘Perché mai dovrei fare una cosa che ritengo ingiusta’? Nell’adulto adattato, nel bravo cittadino ligio al dovere e ‘onesto’, nella persona educata
e per bene, quella domanda è ormai un’ombra remotissima, una questione
che i figli devono imparare a soffocare e presto. Quella domanda si
trasforma invece e di fatto in un imperativo che l’adulto ben educato
rivolge a se stesso: ‘devo fare così perché lo dice la
legge, e se non lo faccio nei modi e nei tempi stabiliti mi puniscono;
io lo posso anche trovare ingiusto, ma la legge è legge’.
Tutto questo aderisce al modello generale imposto, al modus perpetuandi
di questa società, laddove non ci si chiede più, ad esempio, se sia
necessaria la scuola tradizionale (specie se obbligatoria), dati i suoi
tragici effetti visibili ovunque, quanto invece se sia prudente
disertarla, data la punizione prevista dalla legge. Ogni
questione calata dall’alto, in questa società, si sposta dalla sua vera
sostanza alle conseguenze previste in caso di disobbedienza.
Non si affronta neppure la questione se sia umano un popolo governato
attraverso la paura, perché ormai è tutto così orribilmente normale e
consolidato, soprattutto la paura di tornare liberi e umani.
Qualcuno si chiedeva
come mai i popoli obbediscono all’autorità costituita anche quando
obbedire significa andare contro i propri interessi. Prodigi
dell’educazione.