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lunedì 22 agosto 2011

Parmenide: “Il pensiero per giungere alla verità”

 

Dal mio vecchio blog.wordpress.com 8 settembre 2008 Parmenide: “Il pensiero per giungere alla verità”

Bisogna seguire non i sensi, ma il pensiero, per giungere alla verità; e il pensiero ci attesta l’essere, che l’essere è, e il non-essere non è; se il non-essere non è, nemmeno può essere ciò che dal non-essere è composto; il divenire e la molteplicità sono composti di essere e di non-essere (infatti divenire significa non-essere più quello che si era, ed essere quello che non si era; e le molte cose sono molte appunto perché ognuna non è le altre) dunque il divenire e la molteplicità non sono (non sono reali) dunque i sensi che ci attestano il divenire e la molteplicità ci ingannano.

Tuttavia una certa qual forma di realtà Parmenide la riconosce anche al mondo sensibile (diveniente e molteplice); ma la vera realtà è l’essere, uno, eterno, ingenerato, incorruttibile, immutabile. Il carattere non astratto del problema a cui la riflessione di Parmenide accenna: ora siamo, tra breve (almeno apparentemente) non saremo, e il non-essere fa problema, se siamo semplici come lo sono i bambini, il non essere fa problema, non lo fa solo a chi si creda e finga astuto, ma di una falsa, ingannevole, satanica astuzia.

Parmenide è il primo a riconoscere con nettezza una dimensione fondamentale della realtà: in termini scientifici il principio di identità / non contraddizione in termini esistenziali, la permanenza di una struttura intelligibile e, potremmo dire, di una bellezza/bontà del reale: la realtà "è solida", "non affonda, non si sbriciola, né lo potrebbe". Su tutto domina ciò che resta, e ciò è bello. Il limite del suo pensiero è di affermare in modo unilaterale la permanenza dell’essere, il che lo porta a concepire un Eterno non distinto dal mondo (immanente), e concepito come finito.

Lo hanno detto loro:

Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà. (Epitteto)

Chi non conosce la verità è soltanto uno sciocco;ma chi,conoscendola,la chiama bugia,è un malfattore.( B. Brecht )

Un esperto è una persona che sa sempre di più su sempre di meno, fino a sapere tutto di nulla.(Max Weber)

Nessun piacere è di per se stesso un male: però i mezzi per procurarsi certi piaceri arrecano molti più tormenti che piaceri.(Epicuro)

Ricordati che il miglior medico è la natura:guarisce i due terzi delle malattie e non parla male dei colleghi.(Galeno)

La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che proprio perché priva del legame di servitù è il sapere più nobile.(Aristotele)

giovedì 9 giugno 2011

Le potenze occulte

 

Tratto dal libro “Ermete Trismegisto e l’esoterismo di Omero” 

Nella genesi ermetica ogni pianeta è animato da uno Spirito che irradia e spande la sua influenza sui mondi inferiori. Questi Spiriti corrispondono agli arcangeli della teogonia cristiana. Gli Arcangeli sono, secondo Dionigi l’Areopagita, i messaggeri dei segreti divini. Il mistero delle sette stelle nella mano di Dio, e dei sette candelieri d’oro (APOCALISSE – cap I) rappresenta per noi i sette pianeti ed i sette spiriti o gli Arcangeli
che li animano. I quattro animali che stanno innanzi al trono circondato dai sette spiriti, simbolizzano i quattro elementi, l’Aria, il Fuoco, l’Acqua e la Terra, che mediante le loro reciproche combinazioni hanno create tutte le opere della Natura.

In tal modo tutto si chiarisce al lume della sapienza antica. La scala di Giacobbe, percorsa in ambedue i sensi, dal Cielo alla terra e dalla terra al cielo, dagli angeli di Dio, raffigura perfettamente i rapporti che esistono tra il mondo fisico ed il mondo spirituale. Questa stessa significazione esoterica riscontriamo nella parola religione (religare): unione, legame della terra con il mondo superiore. In questo senso bisogna interpretare Plutarco, quando scrive: «La religione è la storia allegorica della Natura» (Opere morali).

Infatti la natura è lo spettacolo permanente delle analogie che uniscono le sfere fisiche alle sfere immateriali. «I fenomeni del mondo fisico e quelli del mondo morale sono stati sempre tra loro connessi nel pensiero del padri dell’Umanità. Tutta l’antichità, con i suoi monumenti, con le sue costumanze è piena di questa analogia»
(BALLANCHE – Palingenesi).

Platone, nel Parmenide, scrive: «Le Idee sono come i modelli generali della Natura, le altre cose rassomigliano loro; sono le loro copie». Ogni oggetto naturale è dunque la rappresentazione di una idea, di cui il prototipo è nel cielo. La natura visibile è modellata sull’invisibile, come il corpo è modellato sull’anima.

La natura è, secondo le parole d’Isaia, «la veste di Dio». Ne risulta che la fisiognomica è una scienza esatta. Tutto rivela l’uomo: le proporzioni e le linee del suo corpo, ogni tratto del suo viso, la sua statura, il suo modo di camminare, l’accento della sua voce, le sue parole, il suo sorriso ed i suoi atti, tutto è come lo specchio dell’essere interiore. 

Ora, come c’è correlazione perfetta tra il corpo e l’anima, così la stessa correlazione esiste tra tutte le creazioni del mondo sensibile e le sfere celesti. Il microcosmo è la traduzione e la riduzione del macrocosmo, e questa
identità è ben nota ai grandi artisti. La Potenza dell’Arte ha innanzi tutto per oggetto il penetrare i simboli della natura e rappresentare med
iante la perfezione della forma l’essenza imperitura degli esseri.

lunedì 4 ottobre 2010

Parmenidemeditando


PARMENIDE

Se il nulla non esiste, allora tutto è impossibilitato a non essere. Di più, Parmenide avverte gli uomini che la via che percorrono, quella che accetta e ipotizza che l’essere non sia, ovvero che tutto possa mutare e divenire, è errore: gli uomini non vivono nella verità perché la nascondono a se stessi, e in questo accettano di essere mortali (perché credono di diventare nulla con la morte). Gli uomini giudicano tutto secondo i sensi, ma con essi si arriva soltanto all’opinione, non alla verità.

L’essere non è il singolo oggetto reale (l’ente). Se ciò fosse vero, allora il singolo oggetto sarebbe il Tutto stesso, perché l’essere è uno solo. Il singolo oggetto (il singolo ente) non è l’essere. E siccome l’essere è solo uno, non esiste molteplice, ovvero la realtà molteplice che gli uomini naturalmente accettano, in realtà non costituisce verità, e solo apparenza.

Ciò che Parmenide ci vuole dire è che, se davvero vogliamo rimanere entro il sentiero della verità, dobbiamo affidarci solamente alla ragione, tutto ciò che appare ai sensi è falso. Se vi è contrasto tra verità sensibile e verità di ragione, la verità è quella fondata sulla ragione.

La filosofia di Parmenide è una sfida radicale al senso comune: essa arriva per vie razionali a contraddire ciò che sembra più evidente e naturale, ovvero che esistono cose che nascono (si creano dal nulla) e si distruggono (che ritornano nel nulla). Parmenide afferma che nulla può generarsi dal nulla, né tanto meno ridiventare nulla… semplicemente il nulla non esiste.

Platone considerava Parmenide "maestro venerando e terribile", il padre spirituale della filosofia: il suo insegnamento era infatti quello di attenersi alla discorso di ragione, l’essenza ultima di tutta la filosofia occidentale. Ecco perché esprimendo il proprio dissenso verso la tesi del maestro, Platone considererà la propria critica come un parricidio

Enki e l’ordine mondiale – e la battaglia continua ancora oggi

COSA ACCADE NEI NOSTRI CIELI? - GIORGIO PATTERA

L’OZONO POTREBBE INDEBOLIRE UNO DEI PIÙ IMPORTANTI MECCANISMI DELLA TERRA

Una nuova classe globale che modella il nostro futuro comune in base ai propri interessi

Gli umani non sono sovrappopolati - Stiamo invecchiando e diminuendo

Li chiamano effetti collaterali - quando sapevano che sarebbe successo ... Essi sapevano che questo

E c'è chi ancora nega affermando che non siamo una colonia USA…

GUARDA IL CIELO! CHE COSA STANNO FACENDO?

Come osano? come osano fare questo? Questa deve essere la reazione dell’umanità.

Perché questa mancanza di interesse dei nostri cieli?

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