mercoledì 13 agosto 2014

disumanità: oggi come allora

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Per non dimenticare 

Gli orrori di una guerra, di tutte le guerre

 

A Sant’Anna di Stazzema, la mattina del 12 agosto 1944, si consumò uno dei più atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili nel secondo dopoguerra in Italia.

La furia omicida dei nazi-fascisti si abbatté, improvvisa e implacabile, su tutto e su tutti. Nel giro di poche ore, nei borghi del piccolo paese, alla Vaccareccia, alle Case, al Moco, al Pero, ai Coletti, centinaia e centinaia di corpi rimasero a terra, senza vita, trucidati, bruciati, straziati.

Quel mattino di agosto a Sant’Anna uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti, quassù, in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. 560 ne uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. A Sant’Anna, quel giorno, uccisero l’umanità intera.

La strage di Sant’Anna di Stazzema desta ancora oggi un senso di sgomento e di profonda desolazione civile e morale, poiché rappresenta una delle pagine più brutali della barbarie nazifascista, il cancro che aveva colpito l’Europa e che devastò i valori della democrazia e della tolleranza. Rappresentò un odioso oltraggio compiuto ai danni della dignità umana. Quel giorno l’uomo decise di negare se stesso, di rinunciare alla difesa ed al rispetto della persona e dei diritti in essa radicati.

http://www.santannadistazzema.org/sezioni/LA%20MEMORIA/

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Brano che riassume la vicenda dell'eccidio, inviatomi dal Museo Sant'Anna di Stazzema raggiungibile all'indirizzo www.santannadistazzema.org
 

I primi di agosto 1944, Sant’Anna di Stazzema era stata qualificata dal comando tedesco “zona bianca”, ossia una località adatta ad accogliere sfollati: per questo la popolazione in quell’estate  aveva superato le mille unità.  Inoltre, sempre in quei giorni, i partigiani avevano abbandonato la zona senza aver svolto operazioni militari di particolare entità contro i tedeschi. Nonostante ciò all’alba del 12 agosto ’44, tre reparti di SS salirono a Sant’Anna, mentre un quarto chiudeva ogni via di fuga a valle, sopra il paese di Valdicastello. 

Alle sette il paese era circondato. Quando le SS giunsero a Sant’Anna, accompagnati da fascisti collaborazionisti che fecero da guide, gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, mentre donne vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro, in quanto civili inermi, restarono nelle loro case. In poco più di tre ore vennero massacrati 560 innocenti, in gran parte bambini, donne e anziani. 

I nazisti li rastrellarono, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra e bombe a mano,  compiendo atti di efferata barbarie. Infine il fuoco, a distruggere e cancellare tutto. Non fu rappresaglia, non fu vendetta. Come è emerso dalle indagini della Procura Militare di La Spezia, si trattò di un atto terroristico, di una azione premeditata e curata in ogni minimo dettaglio. L’obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra le popolazioni civili e le formazioni partigiane presenti nella zona.

La ricostruzione degli avvenimenti, l’attribuzione delle responsabilità e le motivazioni che hanno originato l’Eccidio sono state possibili grazie al processo svoltosi al Tribunale Militare di La Spezia e conclusosi nel 2005 con la condanna all’ergastolo per dieci ex SS colpevoli del massacro; sentenza confermata in Appello nel 2006 e ratificata in Cassazione nel 2007. 

Nella prima fase processuale si è svolto, grazie al Pm Marco de Paolis, un imponente lavoro investigativo, cui sono seguite le testimonianze in aula di superstiti, di periti storici e persino di due SS appartenute al battaglione che massacrò centinaia di persone a Sant’Anna. Fondamentale, nel 1994, anche la scoperta avvenuta a Roma, negli scantinati di Palazzo Cesi,di un armadio chiuso e girato con le ante verso il muro, ribattezzato poi “Armadio della Vergogna”, poichè nascondeva da oltre 40 anni documenti che sarebbero risultati fondamentali ai fini di una ricerca della verità storica e giudiziaria sulle stragi nazifasciste in Italia nel secondo dopoguerra. 
http://www.lasecondaguerramondiale.com/santanna-di-stazzema.html 


Corsivo mio: 
I racconti sopra esposti, non sono certamente miei, io sono nato cinque anni dopo il 1945; sono racconti di bambini che hanno avuto la fortuna di sopravvivere all'eccidio immane e mostruoso, oggi quei bambini piangono ancora a ottant'anni d'età la perdita dei loro cari, mamme papà, fratelli, parenti e amici, hanno vissuto con la tristezza nel cuore e il coraggio di raccontarci ora dopo 70 anni di vergognoso silenzio mediatico.

Oggi come settanta anni fa succedono le stesse atrocità, oltre 1800 morti in Palestina, migliaia di vite umane assassinate in Iraq, innumerevoli vite umane civili, donne bambini, anziani in Ucraina e tutti gli innumerevoli conflitti in Medio Oriente, Afganistan, Africa Centrale e via dicendo ...

Dalla fine della seconda (e mai finita) guerra mondiale del 1945 abbiamo lentamente rimosso le immagini di crudeltà e morte di genitori, nonni, fratelli e bambini; ecco perché non bisogna dimenticare di quello che è capace l'umana esistenza agli ordini di altrettanto umani assassini senza scrupoli. (wlady)

Tutto questo,
"ci fa capire come la percezione di una pace perenne sia assolutamente favolistica, dato che proprio dal 1945 di guerre non se n’è potuto fare a meno. Dal conflitto civile cinese alla guerra contro il terrorismo di Bin Laden, dal Vietnam alla Cecenia sono innumerevoli i conflitti che vengono narrati in poco più di duecento pagine. Guerre, guerriglie e battaglie che sono contraddistinte dal bipolarismo di due grandi avversari come USA e URSS: la Guerra fredda anticipa il conflitto mondiale e anche se ufficialmente conclusasi con la caduta del muro di Berlino nel 1989, la sua influenza non sembra interrompersi nemmeno in campi d’azione apparentemente sconnessi con l’ex blocco comunista o con la patria del capitalismo... "

"L’agile opera di Jeremy Black riesce a trascinare il lettore non specializzato in una miriade di scenari politico-economici e di avanzamento tecnologico militare che smontano l’ipotesi di una possibilità di descrivere il conflitto in un modo univocamente Occidentale. Oggi, e comunque almeno dal Vietnam in poi, non è più pensabile un modo tradizionale di descrivere la guerra, dato che ogni fronte ha le sue tipicità. La narrazione molto puntigliosa ma non per questo meno avvincente ci fa capire come siano le potenze a influenzare lo stesso discorso/testo sulla guerra, e quindi - come si sottolinea in conclusione - ad esempio a minimizzare la guerra del Congo per puntare i riflettori sulla guerra in Iraq. Consigliato a chi vive nella bolla di sapone della pace immanente e a chi preferisce etichettare i combattenti di qualsivoglia colore o nazione con le inutili tag di ‘buoni’ e/o ‘cattivi’."(
)

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